Settantadue anni, segno zodiacale Cancro. Antonio Barone, stella del calcio cilentano degli anni Ottanta, racconta la propria storia sfogliando un album dei ricordi, nel quale conserva fotografie e cimeli del suo passato.
Una vita da mediano iniziata giovanissimo sui campetti del Dopolavoro Ferroviario di Agropoli, che Barone ricorda così:
«Mio padre, tecnico delle Ferrovie dello Stato, abitava a poca distanza dal campo di calcio del dopolavoro e io ho cominciato ad assaporare l’erba di un campo da calcio fin da giovanissimo. A 14 anni fui notato da un dirigente dell’Ogliastro Cilento mentre giocavo e così iniziò la mia carriera calcistica.»
Il tuo segno zodiacale dice che le persone nate sotto questo segno sono generalmente intuitive, molto empatiche e particolarmente attaccate alla famiglia e agli affetti. Ti ritrovi in questa descrizione?
«Assolutamente sì. Oltre alla famiglia ho amato tantissimo i miei compagni di squadra, con i quali ancora oggi mi sento e mi incontro, e naturalmente il mio lavoro.»
Già, il lavoro. Perché Barone, una volta appese le scarpe al chiodo, è diventato un imprenditore turistico di grande successo.
Ma dell’imprenditore parleremo più avanti. Riprendiamo la sua storia calcistica.
Centrocampista fluidificante, corretto e generoso, ha disputato circa 700 partite ufficiali, venendo espulso una sola volta. Un record di tutto rispetto.
«Non so se sia un record assoluto, ma sicuramente lo è per me. Ho sempre considerato lo sport come rispetto per gli avversari e anche il mio calcio ha avuto questi principi come fondamenta.»
Guardando le partite di oggi, si ritrova in questo calcio?
Barone sorride, si ferma un attimo e risponde:
«Diciamo che lo sforzo maggiore è capire dove e quando vedere le partite. Questo spezzatino, voluto e imposto dalle televisioni, serve solo a disorientare i tifosi. Il venerdì l’anticipo, il sabato gli anticipi e i posticipi, la domenica a mezzogiorno, il lunedì sera… spesso si finisce per perdere una partita o confonderla con un’altra. Stanno ammazzando il calcio.»
Girano troppi soldi?
Il nostro mediano riapre il suo album e ripercorre alcuni titoli di giornale. Si sofferma su una foto della Leoni San Marco e ricorda il presidente Pascale, che si commuoveva quando la sua squadra vinceva.
E adesso?
«Non ci sono più presidenti come quelli di una volta. Oggi le società finanziarie non tifano per le squadre che amministrano: vogliono soltanto aumentare i profitti.»
Il suo famoso album ripercorre anche tutte le tappe della carriera calcistica di Barone: Ogliastro, Agropoli, Rovigo durante il servizio militare, ancora Agropoli, poi Castellabate, Real Bellizzi, Palinuro, Camerota, nuovamente Agropoli con una salvezza conquistata all’ultima giornata, Santa Maria di Castellabate e infine Leoni San Marco, con la vittoria del campionato.
Tante esperienze da calciatore. Hai mai pensato di allenare?
«No, anche se ho conseguito il patentino da allenatore. Mi piaceva troppo giocare.»
Un ricordo dei compagni che hanno condiviso il campo con te?
«Sicuramente Leccese e Margiotta.»
Barone guarda il suo album e per un attimo si commuove….
Nel 1990 arriva la grande svolta. Lascia il calcio per dedicarsi anima e corpo all’attività imprenditoriale nel settore turistico. Diventa il braccio destro di don Peppino Acampora e Pasquale Piccirillo, seguendo vari cantieri tra Acciaroli, Ogliastro e soprattutto Santa Maria di Castellabate, nella zona Lago, dove nasce il Villaggio Silvia.
Arriva un altro album, quello che racconta la storia di Antonio Barone imprenditore di successo.
Prima direttore e successivamente amministratore unico del Villaggio Silvia.
«Fu un’idea geniale di Pasquale Piccirillo, condivisa con don Peppino Acampora», ricorda Barone. «Pensò che un canneto potesse trasformarsi in un’attrazione turistica. Un architetto disegnò quella che oggi è una delle più splendide realtà turistiche del Cilento.»
Centotrenta casette mobili distribuite lungo tre viali alberati che conducono direttamente al mare. Una realtà quasi unica nel suo genere.
A completare l’offerta, una piscina olimpionica e una dedicata ai bambini, inserite all’interno di un anfiteatro con palco che negli anni ha ospitato artisti del calibro di Monica Sarnelli, Rosalia Porcaro, Alan De Luca, Amedeo Colella e Lino D’Angiò, Elena Vittoria .
«La vera novità», sottolinea Barone, «era che sul palco si esibivano anche i campeggiatori, che durante l’estate si trasformavano in attori. Ricordo ancora il titolo di un giornale: “E in campeggio si diventa attori”.»
E poi?
Barone si sofferma sul cambiamento generazionale che ha interessato il Villaggio Silvia.
«Il modo di fare vacanza è cambiato e, di conseguenza, anche l’offerta turistica ha dovuto adeguarsi. Le famiglie si riuniscono soprattutto nei fine settimana e nelle due settimane centrali di agosto. I nostri ospiti vogliono uscire e vivere l’offerta turistica che il territorio mette a disposizione e che ogni anno si arricchisce sempre di più.»
Per l’estate sono annunciati artisti come Vincenzo Salemme, Ermal Meta, Sal Da Vinci, Franco Ricciardi e Marco Masini.
Previsto anche un ciclo di incontri dedicati alla cultura e all’attualità, con la partecipazione, tra gli altri, di Alessandro Preziosi, Marco D’Amore, Giovanni Esposito e Paolo Genovese.
I progetti futuri di Antonio Barone?
Barone sorride e conclude:
«Adesso ci sono i figli che dovranno gestire ciò che abbiamo costruito. Noi possiamo al massimo aiutarli ad affrontare le criticità e mettere a disposizione la nostra esperienza.»
Chi vincerà i Mondiali?
«Che tristezza vedere l’Italia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva. Per un uomo di sport è una grande sconfitta. Chi arriverà prima? Io penso che la lotta è racchiusa tra Argentina e Brasile anche se la Francia può essere la sorpresa.”
E se lo dice un esperto di calcio c’è da scommettere
Ge.Ri.





