di Erika Noschese
Già assessore alla Cultura e consigliere comunale uscente, Antonia Willburger si ricandida alle prossime elezioni amministrative a Salerno nella lista “Avanti-Psi”, a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca. Operatrice instancabile nel settore culturale, la Willburger punta sulla concretezza dei progetti avviati e su una visione di città che metta a sistema il suo immenso patrimonio storico e museale.
Siamo entrati nell’ultimo mese di campagna elettorale. Che aria tira in città?
«Si respira un clima di grande entusiasmo e, soprattutto, una forte voglia di fare. La nostra proposta si basa su linee precise e determinate: non proponiamo chiacchiere, ma realtà concrete. Portiamo all’attenzione dei cittadini ciò che abbiamo già realizzato durante il mandato in Consiglio Comunale e idee progettuali solide, nate da una profonda conoscenza del territorio e delle sue potenzialità».
Uno dei temi centrali di queste settimane è la candidatura della Scuola Medica Salernitana a patrimonio UNESCO, un iter che lei ha avviato personalmente qualche anno fa. A che punto siamo?
«È un percorso iniziato nel 2020, quando abbiamo gettato le prime basi grazie alla collaborazione con gli esperti che avevano già curato i riconoscimenti UNESCO per la Costiera Amalfitana, la Certosa di Padula e Paestum. Attraverso una delibera di giunta, l’Amministrazione ha avviato la procedura coinvolgendo soggetti autorevoli: il dipartimento DISPAC dell’Università degli Studi di Salerno, la Soprintendenza, la Fondazione Scuola Medica Salernitana e il Comune come capofila. L’obiettivo era far lavorare le istituzioni in sinergia, ognuna con compiti precisi. L’Università si è occupata della ricerca scientifica e della “terza missione”, ovvero il dialogo diretto con i cittadini; la Soprintendenza ha garantito il legame con il Ministero della Cultura per il riconoscimento dei beni architettonici, come San Pietro a Corte o la Sala San Tommaso, luoghi dove il pensiero della Scuola Medica si è concretizzato».
Qual è l’essenza di questa candidatura?
«Non parliamo solo di una struttura fisica, ma di un pensiero medico, scientifico e filosofico che ha saputo fondere la cultura classica greco-latina con le tradizioni arabe ed ebraiche. Nonostante il rallentamento dovuto alla pandemia, abbiamo continuato a lavorare con seminari online e confronti con le associazioni locali. L’UNESCO ci chiede di trasmettere i valori della Scuola: benessere, inclusione e integrazione culturale. Questo è il lavoro che abbiamo fatto e che sono pronta a portare avanti con determinazione».
Un altro pilastro del suo programma è il progetto “Musei in Rete”. Qual è la visione dietro questa iniziativa?
«Il 22 dicembre scorso abbiamo approvato in Consiglio Comunale il regolamento del “Sistema Museale Salerno”. Una volta accreditato in Regione, diventerà pienamente operativo. Il Comune è capofila di una rete di 15 strutture, tra cui il Giardino della Minerva, il Museo Virtuale, il Museo Papi, tutti i musei provinciali, il Museo Diocesano e il Museo Archeologico di Pontecagnano. L’idea è mettere a sistema l’offerta culturale e valorizzare il patrimonio in modo coordinato. Dobbiamo puntare su una comunicazione integrata, una segnaletica comune e strumenti digitali aggiornati per rendere la città più attrattiva per i turisti».
Come immagina il museo del futuro a Salerno?
«Non più come un semplice deposito di reperti, ma come un luogo di cultura vivo che dialoga con il territorio. I musei devono aprirsi alle associazioni, ai musicisti, al teatro e, soprattutto, alle scuole. È fondamentale coinvolgere i bambini, già nella fascia 0-6 anni, con un’offerta didattica dedicata: sensibilizzarli alla bellezza fin da piccoli significa formare i cittadini di domani. Mettere i musei in rete significa migliorarne gli standard qualitativi, avere direttori tecnici competenti, programmare mostre di alto livello e accedere ai fondi previsti dalla Regione Campania».





