Agropoli, la carica dei 3mila per l'ospedale - Le Cronache Provincia
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Agropoli, la carica dei 3mila per l’ospedale

Agropoli, la carica dei 3mila per l’ospedale

di Arturo Calabrese

Oltre 3mila persone di nuovo in strada ad Agropoli. Dopo il corteo dell’8 agosto 2025, ieri pomeriggio i cilentani sono scesi ancora per le vie cittadine con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni la riapertura dell’ospedale e del pronto soccorso.

Ad organizzare la marcia è stato il comitato che, da quella calda giornata agostana, ha preso le mosse. In preciso ordine alfabetico, sono tre i “primus inter pares”, registi dell’evento: Giuseppina “Gisella” Botticchio, Nicola Botti e Francesco Voso. Con loro, una serie di attivisti e volontari che non hanno voluto far mancare la propria presenza, mettendosi in gioco per ottenere la tanto agognata riapertura.

Tra i manifestanti, anche Antonio Corrado “Pigiamino” Mancino che, nella notte tra sabato e domenica, ha cominciato una sua personale battaglia incatenandosi ai cancelli del nosocomio e rivolgendosi, nell’ordine, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al presidente della Regione Roberto Fico.

Il corteo ha preso il via dalla piazza antistante al Comune per poi proseguire su viale Europa e percorrere l’intera via Pio X, arterie centralissime, per poi terminare davanti alla struttura, dove si è tenuto un momento di confronto tra le istituzioni. Presenti la senatrice Felicia Gaudiano, il deputato Attilio Pierro e il consigliere regionale Mimì Minella. Assente giustificato, perché impegnato a Salerno per vicende politiche che si possono leggere su altre pagine di questo quotidiano, l’omologo Roberto Celano, che nelle scorse settimane ha presentato un’interrogazione consiliare finalizzata a comprendere la reale volontà di destinare le risorse necessarie all’ospedale.

Folta la presenza di primi cittadini. Oltre al padrone di casa Roberto Antonio Mutalipassi, che dal palco ha preso la parola in rappresentanza dei colleghi, c’erano i primi cittadini di Giungano, anche lui intervenuto, di Castellabate, di Scafati, di Capaccio Paestum, di Cicerale, di Prignano Cilento, di Trentinara. Vice sindaci o rappresentanti per Ogliastro Cilento, Laureana Cilento, Montecorice, Roccadaspide, Perdifumo.

Molto critico Orlotti: «Tante promesse in questi anni, ma ad oggi siamo di nuovo qui a marciare e protestare. Non dobbiamo fare un discorso di destra o di sinistra, di colore bianco o nero – le sue parole – la salute del popolo non può essere paragonata a tutto questo. Adesso si riapra l’ospedale quanto prima, senza più scuse. La Regione deve ascoltarci e, se non si farà nulla, siamo pronti ad andare in maniera pacifica a Napoli per far sentire la nostra voce».

Il primo cittadino agropolese, dal canto suo, ha ribadito il continuo impegno per il nosocomio. «Con la senatrice Gaudiano – ha detto – abbiamo preparato un fascicolo che è sulla scrivania di Fico. Come tutti, anche noi vogliamo che l’ospedale sia riaperto e ce la metteremo tutta affinché sia davvero così».

Pasquale Aliberti non ha partecipato agli interventi finali ma è stato presente alle prime battute: «Non servono più chiacchiere, la chiusura dell’ospedale, come quella di Scafati, rappresenta il fallimento della sanità – ha fatto sapere – ho partecipato perché credo che la sanità di questa provincia vada pianificata, mettendo insieme amministratori e competenze del territorio. Ho letto sui volti della gente la disperazione di chi la notte scorsa si è incatenato davanti all’ospedale per una tragedia familiare che aveva vissuto e di cui mi ha parlato».

Il popolo, poi, grande protagonista. Senza giri di parole urlava la richiesta di un ospedale funzionante. «Manifesto per i miei genitori – dice la giovane Annamaria Calì – ma anche per i miei e i nostri futuri figli».