di Erika Noschese
Se pensavate di aver visto tutto nel teatro dell’assurdo della politica salernitana, mettetevi comodi, perché il sipario si è appena alzato su un nuovo atto che trasforma la gestione della cosa pubblica in una sorta di televendita istituzionale. Esiste un documento che non è solo una cronaca di uffici e scartoffie, ma il diario di bordo di un sistema che naviga a vista tra privilegi e interventi “dall’alto”. Qui non si parla solo di spazi occupati o di protocolli scaduti; qui si parla di come la mano dell’ormai ex sindaco Enzo Napoli si sia allungata fin dentro i conti correnti di una Fondazione per aggiustare il tiro a favore dell’associazione amica. Tutto comincia con il Protocollo del 25 febbraio 2023, un accordo nato già monco, che doveva regolare l’uso della ex Casa del Combattente per eventi culturali. Ma la vera magia avviene quando si tocca il tasto dolente del denaro. La dottoressa Letizia Magaldi, nel suo ruolo di Presidente della Fondazione Menna, aveva inizialmente avanzato una proposta economica chiara: 80 euro per ogni singolo evento tenuto nella Sala Convegni. Una cifra onesta, si direbbe, per chi usufruisce di un bene pubblico di tale prestigio. Ma evidentemente, per i palati fini del “Sistema Salerno”, quella tariffa a consumo era troppo trasparente o, forse, troppo vincolante. Ed è qui che entra in scena il Deus ex Machina, il Sindaco Enzo Napoli, il quale – leggiamo testualmente nel documento – interviene per modificare la proposta della Fondazione. Non si è trattato di una nota di colore o di un consiglio amichevole, ma di una vera e propria ingerenza gestionale: su proposta del Sindaco, la quota di 80 euro a evento è stata sostituita da una “contribuzione mensile forfettaria” di 400 euro. Perché un Sindaco debba occuparsi di fare lo sconto comitiva a un’associazione all’interno di una Fondazione che dovrebbe godere di autonomia gestionale rimane un mistero della fede politica locale. O forse no, se si considera che il destinatario di questo “sconto” è quel Gianni Fiorito che del potere salernitano è stato, per sua stessa ammissione, un ingranaggio fedele. Il risultato di questo intervento è un capolavoro di inefficienza amministrativa: una tariffa piatta che permette di occupare tutto il mese al costo di cinque miseri eventi, bypassando di fatto ogni logica di mercato e di equità verso le altre associazioni della città che, a differenza dei ragazzi di Limen, non hanno il numero dell’ex Primo Cittadino (o dell’ex First Lady, o magari entrambi i numeri) in rubrica. Ma la beffa non si ferma alla trattativa sul canone. Il resoconto svela come Limen, pur di non pagare nemmeno quei 400 euro concordati “grazie” al Sindaco, si sia lanciata in un’arrampicata sugli specchi di rara audacia. Quando la Fondazione chiede il pagamento per il mese di marzo 2023, Limen risponde picche: siccome la Fondazione avrebbe cambiato unilateralmente le date e gli orari, rendendo impossibile lo svolgimento del programma, l’associazione dichiara che nulla è dovuto. Un ragionamento che non farebbe una piega, se non fosse che, mentre si rifiutavano di pagare, i membri dell’associazione continuavano a occupare i locali dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 20.00, per “studio e smart working”. La giustificazione di Fiorito è un inno alla faccia tosta: siccome la Convenzione tra Comune e Fondazione obbliga quest’ultima a tenere aperta la biblioteca al pubblico, i membri di Limen decidono che la loro permanenza lì non è più un’attività associativa, ma un esercizio di diritto civile al pari di ogni altro “libero studente”. Quindi, ricapitolando: se facciamo eventi (al prezzo scontato dal Sindaco) paghiamo, se invece usiamo le stanze come ufficio privato, aula studio permanente e magazzino, non paghiamo nulla perché siamo “pubblico”. È la teoria del “coworking a scrocco” elevata a sistema di governo. E per rendere la pillola più dolce, Fiorito ci tiene a precisare che l’associazione si è accollata le spese di pulizia e manutenzione ordinaria, come se spazzare il pavimento di un palazzo storico occupato senza titolo fosse un merito tale da cancellare l’obbligo di pagare un canone o rispettare un contratto. Questo documento è la prova provata di un cortocircuito istituzionale dove i confini tra Comune, Fondazione e Associazionismo sono evaporati nel calore di un interesse elettorale condiviso. Il già Sindaco non si è limitato, in questo caso, a governare la città, ma è sceso nel dettaglio dei rimborsi spese di un’associazione, mentre la Fondazione Menna appare quasi come un ospite sgradito in casa propria, costretta a subire le rinunce di Limen e le pressioni di Palazzo di Città. È una gestione “familiare” della res pubblica che trasforma la Casa del Combattente in una zona franca, dove le regole del mercato e della trasparenza si fermano davanti alla porta di chi è stato “accolto” dal potere. Siamo davanti a un sistema che protegge se stesso attraverso la confusione dei ruoli. Fiorito scrive alla Fondazione ricordando che la sua permanenza è legittima in quanto “ricercatore e lavoratore”, ignorando che il Protocollo del 25 febbraio 2023 era l’unica base legale del suo rapporto con quegli spazi. Una volta scaduto o rinunciato quel protocollo, ogni ora passata in quelle stanze con loghi, attrezzature e finalità associative non è “studio”, è occupazione senza titolo. E il fatto che il Sindaco Napoli abbia attivamente partecipato alla definizione dei termini economici di questa permanenza rende la vicenda non solo una questione di cattiva gestione, ma un caso di potenziale danno erariale che qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare alla Corte dei Conti. Qual è il prezzo della trasparenza a Salerno? A quanto pare, meno di 80 euro a evento, se hai l’amico giusto che può trasformare tutto in un forfettario che poi, con un po’ di inventiva, puoi persino decidere di non pagare. Mentre i cittadini onesti partecipano a bandi e pagano canoni di locazione, il “gruppo teatro” itinerante di Fiorito trova casa, sconti e scuse istituzionali, tutto sotto lo sguardo benevolo di un’amministrazione che ha scambiato la città per un set privato. Non è guardando indietro che si vedono i reati, è guardando bene i documenti, dove l’evidenza dell’abuso è scritta nero su bianco, con tanto di firma e timbro dell’associazione. Chi deve intervenire intervenga, o ammetta che la Casa del Combattente è stata ed è la sede elettorale di chi ha imparato bene la lezione: a Salerno, se conosci il Sindaco, il protocollo è solo un suggerimento, e il pagamento un’opzione discutibile.





