Una azienda edile cresciuta troppo in fretta, una amministratrice di condominio spregiudicata e con il pallino per gli affari, e infine un direttore dei lavori oramai a fine carriera e perciò disposto a prestare il fianco anche a “condizioni” ai limiti della decenza e infine qualche politico senza scrupoli pronto ad approfittare di un sistema rodato e a beneficiare di una ditta che dopo essere divenuta punto di riferimento ha bisogno di mantenere ed ingrandire il proprio giro di affari per mantenere il vorticoso “business” derivato in questi anni dal bonus 110. Un mix criminale che per i privati era gestito direttamente dall’amministratrice con i lavori di ristrutturazione dei condomini e per i lavori pubblici dal politico senza scrupoli. A leggere tra le carte dell’inchiesta che sembra alle battute iniziali c’è da mettersi le mani tra i capelli. Il punto centrale dell’affare sembra l’amministratrice condominiale. Una donna all’apparenza “innocua” ma capace invece di tessere trame criminali tese a massimizzare i guadagni sia su lavori di poche centinaia di euro sia su lavori di centinaia di migliaia di euro giocando a volte sulla fiducia dei propri condomini amministrati, altre volte su clamorosi equivoci, altre volte con il sistema della falsa ingenuità e così lavori che valgono 10 lievitano fino a 100 con “aggiunte” improvvise e sopravvenute, migliorie urgenti e non previste a cui per i condomini diventa poi difficile sottrarsi ma che in pratica erano già tutte calcolate grazie a preventivi equivoci, superficiali e volutamente incompleti. Il sistema rodato e applicato ad ogni lavoro condominiale comincia a diventare “sistema” quando per facilitarsi il compito la apparente “innocua” amministratrice comincia a scegliere sempre lo stesso direttore dei lavori, a quanto pare un anziano architetto che in quanto a controllare i lavori sui cantieri non ci pensa proprio. E non deve farlo! La ditta, infatti, se fosse controllata non potrebbe usare materiali scadenti, non potrebbe effettuare lavori in difformità ai computi metrici e in alcuni casi addirittura sbagliati. Insomma una catena di malaffare, legato vicendevolmente da un patto non scritto, in cui a reggere le fila della vicenda ci pensa la Mata Hari dei condomini. Addirittura tra i documenti compare qualche Sal (stato di avanzamenti lavori) non firmato dal direttore dei lavori mas solo dalla ditta in questione (probabilmente il povero architetto avrà avuto un rigurgito di legalità e perbenismo) in cui venivano conteggiati e dati per eseguiti lavori mai fatti. E anche su questo gli inquirenti stanno ora cercando di vederci chiaro specie di come l’amministratrice si sia prestata al gioco di consegnare questo documento taroccato ai condomini. Il gioco si inceppa, però, quando qualcuno decide di inviare un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica, corredato di fotografie con lavori non eseguiti a regola d’arte e relazioni tecniche, e quando la ditta per necessità e per aumentare il proprio giro d’affari, decide di partecipare a lavori pubblici del Comune di Nocera Superiore. E se ne aggiudica anche due: uno da effettuarsi presso la casa comunale e un altro presso un altro edificio sempre di proprietà comunale. E qui entra in gioco il politico che garantisce tutto e tutti. Ma anche qui l’amministratice di condominio gioca un ruolo non secondario. Per favorire la ditta con cui è in affari nei condomini, mette a disposizione i suoi rapporti e i suoi legami di parentela o pseudo tale, con alcuni esponenti politici locali. Questi ultimi, all’insaputa di quello che succede nei condomini e nei rapporti tra ditta e amministratrice, probabilmente hanno anche sprecato qualche “buona parola” nei confronti della ditta e il gioco si è chiuso anche lì. E la longa manus dell’amministratrice si è allungata anche sugli appalti del Comune grazie anche ad amministratori “parenti e amici”. Insomma un vero e proprio sistema criminale che si estendeva e si estende da Nocera Superiore ai comuni vicini ma sul quale finalmente, dopo anni di impunità, si sta cercando di fare luce.





