Un nuovo 25 Aprile - Le Cronache Attualità
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Un nuovo 25 Aprile

Un nuovo 25 Aprile

Michelangelo Russo

Nonostante una campagna mediatica feroce contro la Magistratura. Nonostante gli insulti, le derisioni, le falsità, gli ammiccamenti alla memoria di Berlusconi (condannato a 4 anni di reclusione per evasione fiscale di oltre cento milioni di euro a danno del fisco, cioè i soldi degli italiani); nonostante i problemi oggettivi del servizio giustizia, che una riforma seria e non populista dovrebbe risolvere. Nonostante tutto ciò, gli italiani hanno creduto ai Magistrati, e non a Meloni. Hanno creduto alla Costituzione Italiana nata dalla Resistenza. Hanno creduto alla libertà e all’uguaglianza di fronte alla legge. Si sono stretti attorno alla loro Magistratura. Acciaccata, a volte contraddittoria, a volte incomprensibile; ma limpida, onesta nella sua consistenza pressoché totalitaria. E coraggiosa, nella sua consistenza, parimenti, pressoché totalitaria. Che sbaglia, come è umanamente comprensibile. Ma che corregge, all’interno del suo sistema stesso, i possibili errori. Eroica e orgogliosa, tanto spesso, difronte ai delinquenti e i potenti arroganti. Il No di ieri ha definitivamente sepolto il cadavere di Berlusconi, e la memoria putrida di Licio Gelli. E ha sepolto l’orgoglio fuori posto di Carlo Nordio. La sua testardaggine, la sua sicumera con le solite frasi trite e ritrite della magistratura politicizzata (senza mai dire quale, ma sempre alludendo, sotto sotto, a tutti quanti i giudici) hanno irritato profondamente gli italiani. Che non sono ignoranti e presuntuosi come i selvaggi del popolo Maga, quelli che hanno sostenuto il povero (per il suo stato di instabilità psichica) Donald Trump. Gli italiani hanno una cultura e una sensibilità europea di primo ordine. Hanno saputo reagire, in massa. Come fecero nel 1944, con la Resistenza al Nazifascismo. Oggi è un nuovo 25 Aprile. Dunque sono scoppiati cori di Bella Ciao. Un incubo è svanito. L’incubo di una giustizia teleguidata, sul modello dell’orrenda magistratura (mi ripugna chiamarla così) dell’Iran dei Pasdaran. O sul modello di quella israeliana, annichilita da quel pendaglio da forca che è Netanyahu; che ha gettato il paese nella guerra permanente per sfuggire alla condanna per corruzione che lo aspetta comunque. L’Italia non è un paese di allocchi. E’ l’erede del Rinascimento. E poi una cosa vorrei ricordare. Mettersi contro i giudici è una stupidaggine, certo! Ma porta pure jella! La jella colpì l’incauto Bettino Craxi, quando iniziò i suoi strali velenosi contro i giudici. La jella colpì poi Berlusconi, quando incominciò gli anatemi e le persecuzioni contro i magistrati. Sappiamo come è finita. E la jella ha colpito Meloni. Ed è solo l’inizio. C’è da dire che nessuno di questi tre capi di governo era napoletano. Peggio per loro. Fossero stati napoletani, si sarebbero ben guardati dall’attaccare una certa sacralità che le toghe nere, a torto o a ragione, comunque hanno nell’immaginario napoletano. Niente! Meloni si è fidata del veneto Nordio. Terra di prosecco, frizzantino da aperitivo. E basta! Ma l’Italia è terra di vini robusti e saporiti. Toscana, Liguria, Emilia, Umbria. E poi la Campania. Da queste terre sono arrivati in un mese, tra fine dicembre e gennaio, ben 550 mila firme in tre settimane per chiamare al referendum contro l’arroganza della Riforma. E’ stata una raccolta fatta dagli stessi cittadini di queste Regioni. Non sono stati i partiti a raccogliere le firme, arrivati solo in un secondo momento. Sono stati questi cittadini privati che sono corsi alle armi. Come fecero Genova, Firenze, Bologna e Napoli. La grandissima, coltissima, immensa Napoli con le sue leggendarie Quattro Giornate contro i nazisti invasori. Queste terre sono il cuore vero dell’Italia. E non c’è arrogante imbonitore avventuriero che possa fare fesso questo popolo. Viva la Costituzione Italiana! Viva il 25 Aprile!