DUE SINDACI SIMILI - Le Cronache Ultimora

Alberto Cuomo

Oggi si terranno i funerali di Gaspare Russo, ex sindaco di Salerno ed ex Presidente della Regione Campania, così come è stato, successivamente, anche Vincenzo De Luca, verso il quale l’esponente della “prima repubblica” ha avuto giudizi contrastanti. Pur riconoscendone le capacità politiche, Russo ha infatti criticato De Luca per la costruzione di un sistema di potere personalizzato e centralizzato tale da renderlo indipendente dal suo stesso partito, per le scelte sbagliate in urbanistica, con l’aggressione edilizia alle colline, per la cattiva gestione in materia dei rifiuti, e per lo spreco finanziario in manifestazioni di facciata, quali le “luci d’artista”, a spese dei servizi, sino all’accusa di mancanza di “galateo istituzionale”. In realtà, sia pure in modi molto diversi, De Luca è il vero continuatore di Russo. Entrambi hanno radicalmente trasformato la nostra città, purtroppo con forti dosi di cemento affidate ad un numero limitato di tecnici e costruttori. Entrambi hanno rinunciato ad ascendere al Parlamento (solo De Luca per una legislatura è stato insofferente deputato desideroso di tornare alla prima poltrona di Salerno) per privilegiare incarichi di vertici locali e regionali. Entrambi hanno fatto eleggere alla Camera il proprio figlio, incapace da solo a ricevere consensi. Entrambi sono stati oggetto di inchieste giudiziarie finite nel nulla, con assoluzioni, prescrizioni o l’allontanamento degli inquirenti. Naturalmente pur nelle similitudini i tempi che li hanno visti protagonisti sono molto diversi. Russo ha mantenuto il potere per oltre 30 anni, come De Luca, ma per quest’ultimo, con i nuovi dispositivi del voto che determinano scelte dirette dei vertici comunali e regionali e rappresentazioni univoche, tutto è stato più facile. Al tempo di Russo, anni 60-90, era necessario scalare il proprio partito per ottenere il viatico al potere. I voti, anche se molti, non erano sufficienti per arrivare a posizioni politiche di primo piano ed anzi sovente chi otteneva parecchi suffragi veniva guardato con sospetto dai “capi” locali. Russo fu eletto consigliere comunale nel 1960 e, a quel tempo, con le preferenze multiple, per essere eletti bisognava agganciarsi a una cordata, di solito correntizia, in modo da scambiare i voti personali. Russo, avvocato di Minori, con studio a Salerno, mosse i primi passi politici quale assessore nella Giunta del sindaco Menna e, quando nel 1969 De Mita, suo riferimento politico nazionale, ebbe la meglio su Sullo al congresso provinciale della Democrazia Cristiana irpina con riflessi regionali (anti-Gava), raccolse intorno a sé buona parte dei consiglieri del partito cattolico i quali lo elessero sindaco. Come è evidente quella di Russo è stato un percorso più complesso rispetto a quello di De Luca che è divenuto sindaco senza intermediazioni di partito ma solo grazie all’arresto di Giordano innocente e all’accordo con la destra per battere al ballottaggio, nel nuovo sistema elettorale, il suo contendente, il professore Giuseppe Acocella. Le più intricate circostanze affrontate da Russo rispetto a De Luca nell’imporsi politicamente denotano una maggiore abilità del primo, sebbene gli esiti del loro potere su Salerno siano stati i medesimi. Russo divenne sindaco allorchè giunse al declino il sogno di una Salerno industriale proposto da Menna ai salernitani. Quel sogno venne così da lui sostituito con il progetto di una città terziaria che non necessitava di un alto numero di abitanti essendo Salerno il centro commerciale di un’ampia provincia. La crescita della popolazione avvenuta con la politica di Menna aveva condotto nel 1970 a circa 156mila abitanti, dai 90mila del 1950. La scelta dell’industrializzazione, secondo il disegno di Fanfani che ispirava Menna, aveva come corollario la costruzione di quartieri popolari operai, ma non di edifici per la piccola borghesia la quale mancava quindi di case a buon mercato. Russo avvertì tale esigenza e con indifferenza verso la nuova legge urbanistica, paragonabile all’attuale cinismo di De Luca, invece di far redigere un nuovo Piano Regolatore che avrebbe dovuto indicare le aree per i servizi, applicò, con la compiacenza dell’ingegnere capo Aniello Amendola, il vecchio Piano-Marconi del 1958 privo della localizzazione degli standard e votato alla sola costruzione abitativa. Di qui l’enorme crescita speculativa della zona est della città che determinò, con la crescita del commercio, anche la fortuna politica di Russo, altresì presidente della Camera di Commercio. A sua volta De Luca, privo di un vero progetto per Salerno, in un’epoca senza mete, si è rivolto alla spettacolarizzazione della politica in una mera propaganda che, come nella pubblicità, ha fatto da schermo alle tante millanterie spesso false. È stata così inventata l’immagine della “città europea” per Salerno, che ha invece una sanità da terzo mondo, si è esaltata la riqualificazione urbana mentre, in proseguimento delle edificazioni volute da Russo, sono stati riempiti dal cemento tutti gli spazi inedificati con i cittadini rimasti ancora senza servizi. Il dispositivo deluchiano è stato però diverso: mentre Russo non ha dato seguito alla legge urbanistica del 1968, De Luca, da presidente regionale ha fatto approvare una legge urbanistica che apre a proposte private contraddicendo quella nazionale, aspirando forse ad attuare le modalità messe sotto la lente della Procura a Milano dove, nella contraddizione, tutto è lecito.