Maurizio Gasparri (FI): "Un Sì per modernizzare la giustizia" - Le Cronache Ultimora
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di Arturo Calabrese

Tra i promotori del Sì al referendum del 22 e 23 marzo c’è il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Secondo il parlamentare azzurro, che ricorda sempre le sue origini cilentane di Roscigno, la riforma avrà l’obiettivo di modernizzare la giustizia italiana.

Senatore, perché votare Sì?

“La giustizia italiana ha bisogno di essere finalmente modernizzata. In questi decenni abbiamo riformato quasi tutto: la sanità, la scuola, la sicurezza, la pubblica amministrazione, la difesa. Solo la giustizia è rimasta sostanzialmente ferma, ancorata a un impianto che mostra evidenti limiti. Votare Sì significa compiere un passo in avanti verso una giustizia più moderna, più equilibrata e più giusta, che garantisca davvero i diritti dei cittadini e rafforzi la fiducia del sistema giudiziario nel Paese. Non è una battaglia ideologica, è una riforma di buon senso, necessaria per rendere il sistema più chiaro, più trasparente e più vicino ai principi dello Stato di diritto”.

I detrattori parlano di una necessità di non toccare la Costituzione: è così?

“No, e trovo questo argomento francamente pretestuoso. La nostra Costituzione non è un monumento intoccabile: è una grande carta democratica che vive e si evolve insieme alla società. Nel corso della storia repubblicana è stata modificata molte volte, da governi e maggioranze di ogni colore politico, proprio per migliorare il funzionamento delle istituzioni. Difendere la Costituzione non significa immobilizzarla, ma applicarne lo spirito: garantire libertà, equilibrio tra poteri e tutela dei cittadini. Questa riforma si muove esattamente in questa direzione. Non indebolisce la giustizia, ma la rafforza rendendola più imparziale e più credibile agli occhi degli italiani”.

La narrazione mediatica vede la tornata elettorale quasi come un voto di fiducia per il Governo Meloni…

“Gli italiani non sono chiamati a votare per o contro il Governo. Sono chiamati a esprimersi su questioni molto precise: la separazione delle carriere e il superamento delle distorsioni che negli anni hanno caratterizzato il sistema di autogoverno della magistratura. Il punto è mettere fine a logiche di correntismo e a dinamiche che hanno minato la credibilità del CSM e della magistratura stessa. Questo è il cuore della riforma. È evidente che il centrodestra ha sempre sostenuto queste proposte e le ha inserite nel proprio programma di governo, quindi è naturale che oggi sia in prima linea nel difenderle. Ma il voto non è sul Governo: è su una riforma che riguarda l’equilibrio dei poteri e la qualità della nostra democrazia”.

Qualche cenno storico: la separazione delle carriere non nasce certo a destra…

“Esattamente. Ed è bene ricordarlo, perché smonta molte semplificazioni ideologiche. La separazione delle carriere è una proposta che nel corso degli anni è stata sostenuta da giuristi, accademici e da politici anche della sinistra che oggi difendono le ragioni del No. Ma non si tratta di una bandiera di parte: è un tema di garanzia per tutti i cittadini. In moltissimi ordinamenti democratici il pubblico ministero e il giudice hanno percorsi distinti proprio per rafforzare il principio di imparzialità del giudice. Chi oggi prova a dipingere questa riforma come un attacco alla magistratura dimentica che il vero obiettivo è esattamente l’opposto: rafforzare la terzietà del giudice e rendere il processo più equo”.

La dialettica intorno a questo voto è molto accesa: qualche magistrato ha parlato di delinquenti e mafiosi che voteranno Sì…

“Parole gravissime e sbagliate soprattutto se provengono da chi dovrebbe rappresentare il sistema giudiziario. In una democrazia non si delegittima il voto dei cittadini insinuando che chi ha un’opinione diversa sia dalla parte dei criminali. Come potrà sentirsi tutelato un cittadino che vota Sì davanti a un giudice che ha espresso queste parole? Gli italiani che voteranno Sì sono cittadini liberi che chiedono una giustizia più equilibrata, più imparziale e più credibile. Ridurre questo dibattito a uno scontro morale tra “buoni” e “cattivi” non è solo scorretto: è un modo per evitare il confronto nel merito. Sono convinto che molti italiani, andando alle urne, sceglieranno il Sì proprio perché vogliono una giustizia che funzioni meglio e che sia davvero al servizio dei cittadini”.