Rendiconto Inps, la condizione femminile - Le Cronache Attualità
Campania Attualità

Rendiconto Inps, la condizione femminile

Rendiconto Inps, la condizione femminile

di Erika Noschese

A meno di una settimana dalla giornata internazionale della donna, l’INPS ha acceso i riflettori sulla condizione femminile nella provincia di Salerno. Attraverso la presentazione del Rendiconto di Genere 2025, avvenuta ieri, l’Istituto ha offerto un’analisi dettagliata che alterna segnali di speranza a criticità persistenti, delineando un quadro in cui il talento delle donne fatica ancora a tradursi in una piena e paritaria partecipazione economica. I dati emersi ieri fotografano un paradosso formativo: nonostante le donne superino gli uomini per numero di diplomate e laureate, il mercato del lavoro non sembra ancora pronto a valorizzare questo capitale umano. Sebbene la provincia di Salerno mostri indicatori migliori rispetto alla media regionale, il confronto con il resto del Paese e con l’Europa evidenzia ritardi profondi. Nel 2024, il tasso di occupazione femminile si è fermato al 50,9%, contro il 77% della controparte maschile. Un divario che si riflette anche nelle assunzioni, che per le donne non superano il 39,38%, e in un gap retributivo che supera i 20 punti percentuali, toccando punte drammatiche del 40,99% nei settori artistici e dell’intrattenimento. Vincenzo Tedesco, direttore regionale INPS Campania, ha sottolineato la complessità della situazione territoriale: “Emerge che c’è molto da fare per riuscire un giorno a presentare un bilancio di genere in cui l’eguaglianza sostanziale si sia realizzata. Salerno su tanti indicatori sta meglio della Campania e dell’Italia meridionale, però rispetto alla media nazionale e soprattutto ai dati della comunità europea siamo ancora distanti e i progressi, pur essendoci, sono molto lenti”. Il direttore ha poi approfondito il tema del mismatch tra istruzione e carriera: “Mi riferisco ovviamente ai dati sulla violenza di genere e ai dati che emergono sul mercato del lavoro. Le donne a Salerno hanno tassi di istruzione maggiori rispetto agli uomini, eppure i dati occupazionali le vedono in ritardo di circa 20 punti percentuali. Esistono differenze retributive che hanno effetti sul piano economico e occupazionale; il ritardo dell’Italia dagli altri Paesi è compensabile solo spingendo le donne a inserirsi di più nel mercato del lavoro. Chiaramente ci sono anche effetti demografici: pure a Salerno assistiamo al problema di molte coppie che decidono di non avere figli”. La direttrice provinciale dell’INPS di Salerno, Giovanna Baldi, ha messo in luce come le disparità lavorative si trasformino, nel tempo, in fragilità previdenziale. “Emerge un recupero della differenza che c’era nel gap uomo-donna, però la strada da intraprendere è ancora lunga sulla via della parità in ambito lavorativo, salariale e pensionistico. A causa dell’utilizzo maggiore rispetto agli uomini di strumenti quali contratti a termine e ammortizzatori sociali durante la carriera, le donne arrivano alla fine della stessa con retribuzioni più basse che si riflettono sul sistema pensionistico di cui usufruiscono”. Secondo Baldi, il peso del welfare domestico grava ancora quasi interamente sulle spalle femminili: “Le donne sono di fatto il vero ammortizzatore sociale del nostro Paese, perché su di esse grava ancora il compito di cura della famiglia e dei figli. Però occasioni come queste hanno l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni, associazioni e singoli individui a interpretare in maniera nuova il ruolo che ognuno riveste per la realizzazione di un’effettiva parità. Ogni qualvolta noi rendicontiamo la disparità, sicuramente contribuiamo a cambiare quella che è la cultura del nostro Paese”. A rafforzare questa lettura è intervenuto il presidente del CIV INPS, Roberto Ghiselli, che ha evidenziato la natura strutturale delle barriere incontrate dalle lavoratrici salernitane. “Esiste una disparità molto forte che vediamo nel mercato del lavoro, nelle condizioni familiari e nei trattamenti pensionistici. Sebbene vi siano segnali positivi sulla partecipazione delle donne al lavoro anche in questa provincia, si tratta di segnali molto timidi. Spesso le donne sono confinate in occupazioni discontinue, precarie e meno retribuite. In territori come questi mancano i servizi per conciliare il lavoro con la famiglia; pensiamo alla rete degli asili nido che andrebbe certamente rafforzata”. Ghiselli ha poi spostato l’attenzione sul momento critico della maternità, spesso percepito come un ostacolo professionale piuttosto che come un valore sociale: “È un controsenso che le ragazze abbiano profitti migliori durante gli studi per poi trovarsi in svantaggio appena entrano nel mercato del lavoro. Basta guardare le cariche dirigenziali: le donne sono pochissime. È uno squilibrio che si accentua con la maternità, dove si determina una vera cesura. Bisogna aiutare le famiglie a gestire questa fase, ripartendo diversamente il carico di lavoro fra uomo e donna, ma servono anche modelli organizzativi nelle imprese adeguati al fatto che la maternità è una funzione fondamentale che va garantita e vista come una grande risorsa per tutti, non come un peso”. L’analisi del presidente del CIV si è poi conclusa con un richiamo alla carenza di infrastrutture sociali: “Salerno non è tra le province più in difficoltà nel contesto meridionale, ma i problemi non sono solo culturali, sono strutturali. Il 70% del lavoro di cura in ambito familiare è a carico delle donne: è un dato nazionale che va riequilibrato. In questa provincia c’è stata una discreta crescita dell’occupazione femminile, ma essa presenta elementi di fragilità. Se fosse supportata da una rete di servizi più importante i risultati sarebbero diversi: il dato campano ci dice che ci sono solo 13 posti in asili nido ogni 100 bambini, il dato peggiore in Italia. È difficile conciliare un lavoro continuativo con la vita familiare in queste condizioni”. Oltre ai temi economici, il rapporto ha evidenziato un aspetto inquietante legato alla sicurezza: i dati della Polizia di Stato rivelano un aumento delle segnalazioni per i cosiddetti “reati spia”, ovvero quegli episodi di violenza che precedono spesso esiti più drammatici. In questo contesto, l’INPS continua a svolgere un ruolo di protezione erogando prestazioni specifiche come il Reddito di Libertà per le donne vittime di violenza, cercando di rispondere a un’emergenza che condiziona l’intero tessuto sociale. Il Rendiconto di Genere 2025 non è dunque solo una raccolta di statistiche, ma un atto di trasparenza necessario per spingere la comunità salernitana verso un modello di sviluppo più equo. La sfida per il futuro immediato resta quella di trasformare l’eccellenza scolastica delle donne in una stabilità contrattuale e salariale che non costringa più a scegliere tra la carriera e la genitorialità.

Articolo Successivo