«Non possiamo più abituarci. Non possiamo più leggere il nome di un giovane lavoratore e parlare di fatalità. La morte di Carmine Albero è una ferita che brucia nella coscienza di tutti. È l’ennesima vita spezzata mentre stava lavorando, mentre stava costruendo il proprio futuro. Come sindacalista e come donna sento il peso di questa tragedia. Ogni volta che il lavoro si trasforma in morte viene tradita la sua essenza più profonda: garantire dignità, sicurezza e futuro». A dirlo Patrizia Spinelli, segretario generale FenealUil Salerno all’indomani della tragedia consumatasi a Nocera Inferiore, nel piazzale della ditta Vienna Trasporti che ha spezzato la vita di Carmine Albero, 24enne meccanico originario di Sarno. «Pochi mesi fa ho voluto consegnare a Sua Santità un “Memoriale e Invocazione per i Lavoratori”, a nome della Feneal Uil di Salerno. In quella lettera ho scritto: “Il lavoro è vita, e mai può diventare morte”. E ancora: “Ogni vittima del lavoro è una ferita che lacera la fraternità umana, un grido che si leva al cielo e interpella la coscienza di tutti». Non erano parole simboliche. Erano un appello. Il Santo Padre, attraverso la Segreteria di Stato, ha accolto quel grido assicurando il ricordo all’Altare per le vittime del lavoro ed esprimendo vivo interessamento per l’impegno a difesa della dignità dei lavoratori. Ha richiamato un principio che oggi deve risuonare con forza: «al centro di qualsiasi dinamica lavorativa non si devono mettere né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene” – ha aggiunto la Spinelli – mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene». E ha impartito la Sua Benedizione Apostolica ai lavoratori, alle loro famiglie e a quanti operano per la tutela della sicurezza e della dignità del lavoro. Quella Benedizione non può restare un gesto simbolico. È un richiamo morale potente che interpella istituzioni, imprese e parti sociali. Da cristiana e da sindacalista ho sentito il dovere di farmi voce di chi non ha più voce. Oggi, davanti alla morte di Carmine, ribadisco che la sicurezza non è un costo e non è burocrazia: è il confine tra la vita e la morte. La memoria di Carmine Albero deve diventare responsabilità concreta: prevenzione reale, formazione continua, controlli rigorosi, cultura della sicurezza. Non possiamo più permettere che il lavoro diventi morte. Il lavoro deve essere sempre vita. Mai morte». «Non possiamo più abituarci. Non possiamo più leggere il nome di un giovane lavoratore e parlare di fatalità. La morte di Carmine Albero è una ferita che brucia nella coscienza di tutti. È l’ennesima vita spezzata mentre stava lavorando, mentre stava costruendo il proprio futuro. Come sindacalista e come donna sento il peso di questa tragedia. Ogni volta che il lavoro si trasforma in morte viene tradita la sua essenza più profonda: garantire dignità, sicurezza e futuro». A dirlo Patrizia Spinelli, segretario generale FenealUil Salerno all’indomani della tragedia consumatasi a Nocera Inferiore, nel piazzale della ditta Vienna Trasporti che ha spezzato la vita di Carmine Albero, 24enne meccanico originario di Sarno. «Pochi mesi fa ho voluto consegnare a Sua Santità un “Memoriale e Invocazione per i Lavoratori”, a nome della Feneal Uil di Salerno. In quella lettera ho scritto: “Il lavoro è vita, e mai può diventare morte”. E ancora: “Ogni vittima del lavoro è una ferita che lacera la fraternità umana, un grido che si leva al cielo e interpella la coscienza di tutti». Non erano parole simboliche. Erano un appello. Il Santo Padre, attraverso la Segreteria di Stato, ha accolto quel grido assicurando il ricordo all’Altare per le vittime del lavoro ed esprimendo vivo interessamento per l’impegno a difesa della dignità dei lavoratori. Ha richiamato un principio che oggi deve risuonare con forza: «al centro di qualsiasi dinamica lavorativa non si devono mettere né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene” – ha aggiunto la Spinelli – mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene». E ha impartito la Sua Benedizione Apostolica ai lavoratori, alle loro famiglie e a quanti operano per la tutela della sicurezza e della dignità del lavoro. Quella Benedizione non può restare un gesto simbolico. È un richiamo morale potente che interpella istituzioni, imprese e parti sociali. Da cristiana e da sindacalista ho sentito il dovere di farmi voce di chi non ha più voce. Oggi, davanti alla morte di Carmine, ribadisco che la sicurezza non è un costo e non è burocrazia: è il confine tra la vita e la morte. La memoria di Carmine Albero deve diventare responsabilità concreta: prevenzione reale, formazione continua, controlli rigorosi, cultura della sicurezza. Non possiamo più permettere che il lavoro diventi morte. Il lavoro deve essere sempre vita. Mai morte». Intanto, anche la Cgil Salerno e la Filt Cgil Salerno, esprimendo profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore e all’intera comunità di Sarno, ribadiscono con forza la necessità di una presa di posizione netta e senza ambiguità sul modello organizzativo che governa il settore della logistica e dell’autotrasporto. «Siamo di fronte all’ennesima tragedia che richiama criticità strutturali ormai evidenti: appalti e subappalti a cascata, compressione dei costi, saturazione dei tempi di consegna e pressione costante sui lavoratori delineano un sistema che produce dumping contrattuale, precarizzazione e un progressivo abbassamento dei livelli di sicurezza – hanno detto – Nei piazzali logistici, nelle aree di carico e scarico, nei depositi e nei centri intermodali, la compresenza di mezzi pesanti e lavoratori a terra impone protocolli stringenti, separazione fisica dei flussi, dispositivi tecnologici di prevenzione, segnaletica adeguata, formazione continua e una chiara attribuzione delle responsabilità lungo tutta la catena degli appalti. Non è più tollerabile che la sicurezza venga subordinata alla produttività. Particolare attenzione va posta anche al rispetto dei tempi di guida e di riposo previsti dal Regolamento (CE) n. 561/2006. In troppi contesti si registrano forzature e pressioni che portano al superamento dei limiti europei. La stanchezza rappresenta un fattore di rischio strutturale che incide direttamente sulla sicurezza, soprattutto nelle manovre in spazi ristretti come i piazzali aziendali». Le organizzazioni sindacali chiedono un rafforzamento immediato dei controlli ispettivi, l’estensione della responsabilità solidale lungo tutta la filiera, la piena applicazione dei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, la tracciabilità degli appalti, il contrasto al lavoro grigio e irregolare e un sistema sanzionatorio realmente efficace per chi viola le norme su orari e sicurezza. «Non possiamo continuare a commentare tragedie come se fossero fatalità» – dichiara Antonio Apadula, Segretario Generale della Cgil Salerno – «Il modello organizzativo della logistica, fondato su appalti a cascata e competizione al ribasso, scarica sui lavoratori il peso dei margini di profitto. La sicurezza non può essere una variabile dipendente dalla produttività».





