«Sembra che stiano cercando il pelo nell’uovo per chiuderci: molte cose non ci tornano». A dirlo è Angelo Clemente, della Rsu Pisano, a margine dell’incontro tenutosi ieri mattina con il commissario prefettizio Vincenzo Panico. Un incontro che giunge all’indomani della conferenza dei servizi che, di fatto, ha avviato il procedimento di diniego dell’Aia. Al commissario, i lavoratori delle Pisano hanno chiesto sostegno e cooperazione in questo momento particolarmente complesso, con la chiusura dello stabilimento di via dei Greci sempre più vicina. «Siamo pronti e convinti che l’azienda farà valere le proprie ragioni, anche perché gli stessi professionisti che hanno emanato le BAT nel 2024 ci stanno seguendo per apportare i correttivi necessari da installare presso le Fonderie Pisano», ha dichiarato Domenico Volpe, Rsu Pisano, anticipando che ieri c’è stato un incontro con il presidente Lorenzo Forte, presidente del comitato Salute e Vita, dopo le offese nei suoi confronti da parte di alcuni lavoratori. «Il passo, nonché l’interlocuzione con il comitato, è stato fatto: abbiamo parlato e ci siamo confrontati nell’ottica di una cooperazione, al fine di evitare un’ulteriore demonizzazione delle Fonderie Pisano, viste come il male peggiore della Regione Campania. La rassegnazione non fa parte del nostro pensiero», ha aggiunto Volpe. Intanto, Angelo Clemente conferma che la proprietà sta cercando di comprendere le osservazioni mosse. «Tuttavia, da quanto abbiamo visto – e su questo siamo molto rammaricati – sembra che si stia cercando il pelo nell’uovo per chiuderci, perché ci sono diversi aspetti che non ci tornano. Un mese fa l’Arpac ci prospettava tre anni per adeguarci; oggi non concede nemmeno tre mesi. La sentenza della Corte europea non è una sentenza contro la Pisano. Va anche considerato chi abbia autorizzato la costruzione di abitazioni in prossimità di un’area industriale: è necessario valutare tutti gli elementi – ha aggiunto –. Quello che diciamo è che due o tre mesi possono significare la vita lavorativa di cento famiglie, di cento operai che rischiano di essere mandati in mezzo alla strada senza attendere un periodo così breve. È fondamentale continuare a lavorare per poter delocalizzare, ma ancora più fondamentale è un altro aspetto: le BAT imposte, secondo il Ministero, devono essere applicate entro il 31 dicembre 2028. La Regione Campania intende applicarle ad horas; tuttavia, per installarle è necessario un determinato periodo di tempo, indispensabile per apportare queste migliorie agli impianti. Infine, quando non lavoriamo arrivano comunque segnalazioni: questo ci sembra piuttosto strano, come se vi fosse qualcosa nei nostri confronti che non appare del tutto normale». Intanto, Francesca D’Elia, segretaria Fiom Salerno, ha chiarito che l’incontro di ieri era finalizzato a informare il commissario rispetto a «tutta la vertenza, ai passi compiuti in questi mesi e alla storia complessiva; tuttavia, aveva già cercato di documentarsi. In merito al tavolo che abbiamo chiesto in Prefettura, ha garantito la sua disponibilità, perché è chiaro che, se chiediamo un nuovo investimento in area industriale, tutti dovranno fare uno sforzo in quella direzione. Ci ha inoltre assicurato che, per quanto lo riguarda, il Comune ci sarà». La sindacalista si è detta preoccupata anche alla luce della concreta possibilità di attivare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori. «Il procedimento è partito. L’azienda ci ha detto che cercherà di presentare le proprie controdeduzioni in maniera convincente; tuttavia, dobbiamo pensare anche al peggio. Abbiamo già un ammortizzatore sociale in essere, che terminerà a settembre. Tra l’altro, si dovrà verificare se questo ammortizzatore potrà funzionare anche nell’ipotesi di un esito negativo – ha aggiunto D’Elia –. Abbiamo inoltre sentito la Regione, che ci ha assicurato di voler essere al nostro fianco. Non abbiamo dubbi in merito, ma dobbiamo capire in che modo intenda intervenire».





