USA al declino? Ora tra Meloni e Mattarella chi salva l’Italia? - Le Cronache Attualità
Attualità

USA al declino? Ora tra Meloni e Mattarella chi salva l’Italia?

USA al declino? Ora tra Meloni e Mattarella chi salva l’Italia?

Aldo Primicerio

Dall’Atene della polis, alla Roma della repubblica e dell’impero, fino alla Francia di Carlo Magno ed all’Inghilterra della regina Vittoria. La storia ci consegna un insegnamento unico: le nazioni raggiungono il culmine della forza e del potere, ma poi rallentano e si arrestano fino a declinare. Gli Stati Uniti d’America sembrano imitare la stessa parabola discendente. Non avviata al tramonto, certo. Ma senza più quella spinta propulsiva che ne aveva fatto un Paese ed una società capaci di creare quelle idee, quei modelli di vita e quegli esempi culturali che tutto il mondo, anche il nostro Paese, aveva ammirato ed ai quali si era sempre ispirato. E’ l’american dream che sembra imboccare una china malinconica. E che al sogno contrappone il disprezzo e l’insofferenza.

 

E’ il volto di alcune destre che al confronto ed all’autocritica preferiscono il sovranismo, l’impertinenza, fino al rifiuto della cultura

Sembra proprio il volto di Donald Trump. Sdegnoso del confronto, sbrigativo, muscolare, sprezzante delle altrui ragioni. Molti scrivono che quello trumpiano è l’atteggiamento tipico di alcune destre che si rifiutano di comprendere il mondo, che presumono di farcela da soli, che amano il ricorso alla forza delle armi. Ed il “popolo bue”, come lo definì Mussolini nel discorso del 3 gennaio 1925 – quella massa acritica, manipolabile, non-cognitiva e remissiva –  ha sempre subìto il fascino del capo. Quello che appare il migliore di tutti per poi sottometterli. I dazi che hanno fatto crollare le Borse di tutto il mondo, Wall Street in testa, non sono l’unico “errore” di Trump. L’altra decisione da brividi, di cui purtroppo scrive solo qualcuno, è l’affidamento del Dipartimento della Cultura e dell’Istruzione alla signora Linda McMahon. Avete letto cosa ha dichiarato questa persona dopo il suo insediamento? “Come madre e nonna, so che non c’è nessuno più qualificato di un genitore per decidere al meglio l’istruzione dei propri figli”. Insomma meglio la mamma dietro ai fornelli o a cucire, che la cultura, quasi inutile, dannosa ed anzi truffaldina. Le armi e la guerra, invece, come le sole capaci di istruire e proteggere i popoli. Insomma l’istruzione come qualcosa da nascondere ai giovani, destinati a crescere senza quella cultura che, unica, educa al senso critico. Chi ha voglia di approfondire e di capire, chieda a Google chi sono i McMahon, cosa scrivono i giornali americani di lei e del marito, della World Wrestling Entertainement e delle accuse di sfruttamento sessuale di alcuni ragazzini impiegati negli eventi del wrestling. Bisogna leggere. Poi ognuno di noi giudica e decide chi oggi è Trump e cosa sono oggi gli Usa.

 

La “dazite” un bluff di Trump? E come reagire? La compattezza europea di Mattarella o il dialogo “nazional-domestico” di Meloni?

Sui dazi Trump è stato assimilato ad un giocatore di poker. Che al tavolo da gioco guarda gli avversari con la sfrontatezza per dare l’impressione di avere in mano carte che non ha. Intanto il primo danno il ciuffolone biondo lo ha inflitto all’economia americana, con Wall Street che ha bruciato in Borsa cifre da capogiro. Se ne accorgerà quando, a scorte finite, saranno i cittadini americani a sentire il fiato dell’inflazione, il vuoto dei redditi, ed il crollo dei posti di lavoro. Ora tutti ipotizzano tutte le conseguenze. Che dipenderanno dalle controreazioni dei Paesi partner. La prima reazione è quella della fermezza, del colpo-su-colpo, dei dazi-contro-i-dazi. Reazione sensata ma compatta, per far capire che non si è disposti a tollerare. La seconda è quella della calma e del dialogo. Ci si incontra per trovare concessioni, ma anche per scoprire debolezze e cedimenti.

La prima reazione è quella del Presidente Mattarella, mai così esplicito come in questo frangente. “Per noi inaccettabile. In questi decenni si è dato vita all’organizzazione mondiale del commercio. Un sistema di dazi e di chiusure avrebbe conseguenze negative su apparati produttivi interni. Ma le guerre commerciali sono pèericolose. Non bisogna alimentare un eccesso di preoccupazione, perché l’Ue ha la forza per interloquire in maniera autorevole sui dazi”. Il Capo dello stato lo ha detto a Roma al Villaggio dell’Agricoltura.

Non dissimile, ma strutturalmente distante, la seconda reazione, quella del Presidente del Consiglio Meloni. Sempre più impropriamente da tutti definita premier, perché istituzionalmente non lo è.  “I prodotti agroalimentari italiani sono richiesti in tutto mondo. Gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione, con un export salito nel 2024 del 17%. Il mercato statunitense per noi è fondamentale, è evidente che l’introduzione di nuovi dazi avrebbe risvolti pesanti per i produttori italiani, e penso sarebbe un’ingiustizia anche per molti americani, perché limiterebbe la possibilità di acquistare e consumare le nostre eccellenze solo a chi può spendere di più. Resto convinta che si debba lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né Stati Uniti né Europa, il che ovviamente non esclude se necessario di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni”.  La Presidente lo ha detto alla cerimonia di consegna del Premio Maestro dell’arte della cucina italiana, nel cortile d’onore di Palazzo Chigi

 

Un Presidente deciso e diretto, una Presidente timida e rinunciataria. Mattarella e Meloni si confermano “mai d’accordo”

Su di una cosa bisogna ritrovarsi d’accordo. Che la strategua del colpo-su-colpo non è sostenibile. Entrambi i contendenti finirebbero perdenti. Una escalation della “dazite” potrebbe segnare la rovina di entrambi, Usa e Italia, ma anche Usa ed Ue. Sicuramente meglio la soluzione sul dialogo. Ma richiede che ognuna delle parti debba rinunciare a qualcosa, e che ognuna sia coerente e leale fino in fondo, senza infingimenti. Restando sull’allegoria del tavolo da gioco e del poker, se uno dei giocatori punta tutto quello che ha, anche l’altro farà lo stesso, pensando ad un bluff: Ed uno dei due finirà rovinato. O lo saranno tutti e due? Quella trumpiana è una mossa con dietro sostegni ragionevoli, o un rischioso bluff? Sembra proprio questo, il secondo. L’abbiamo già scritto. Prima che all’economia del mondo, i dazi del pregiudicato Donald rovineranno l’economia statunitense. E quando se ne accorgerà, farà un passo indietro, come ha già fatto in questa sua seconda esperienza, ma anche durante la prima. Quanto agli altri due giocatori al tavolo, Mattarella e Meloni, confermano la loro visione della politica, della società, e del mondo. Mattarella è garbatamente risoluto, e guarda all’Europa, al futuro, è l’Unione che deve avere l’ultima parola. Meloni è chiaramente pavida, guarda all’orticello tricolore, si contenta del suo ruolo di improbabile prima attrice all’Oscar della diplomaziaedai baci holliwoodiani Tra Donald ed Elon. E qui torniamo a cose da noi già espresse. Mattarella è il vero statista, colui che guarda all’interesse generale ed al domani. Meloni è la nota conservatrice che guarda solo al suo Paese e si gira indietro per guardare ad un passato senza Unione Europea. E qui il nostro umile giudizio finale. A conti fatti il nostro export subirebbe un danno, certo, ma di una ventina di miliardi, pari allo 0,2% del Pil. Lo sa e l’ha ammesso anche la Giorgia. Quindi nessuna guerra, tutti i dialoghi possibili, ma senza piegare la testa agli sbruffoni. Alla fine, a salvarci sarà la politica della Prima Repubblica. Che un don Chisciotte ha creduto di polverizzare nelle aule giudiziarie. Ma che è rimasta dentro in molti di noi. Perché quella Prima Repubblica raccattava soldi destinati non ai politici, ma a tenere in piedi la politica alta ed i consensi. La Quarta di oggi lo fa per impinguare le tasche di certuni personaggi, della politica e non solo. Tangentopoli non pare sia stata ieri, lo sembra più oggi.