Liste bloccate, Scarlato continua la battaglia - Le Cronache
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Liste bloccate, Scarlato continua la battaglia

Liste bloccate, Scarlato continua la battaglia

di Matteo Gallo

Dall’autonomia differenziata alle liste bloccate: non è breve ma doveroso il passaggio di campo per l’avvocato Guglielmo Scarlato, deputato democristiano per tre legislature nella Prima Repubblica, da mesi impegnato in una «grande battaglia di civiltà» contro i parlamentari «nominati dall’alto» che «mortificano» territori e comunità «disattendendo il principio di rappresentanza contenuto nella Costituzione italiana». Doveroso perché tra i senatori eletti nell’Italia del Sud e a favore della riforma dei rapporti tra Stato e Regioni, già passata in Senato e alla seconda lettura alla Camera, che secondo i suoi detrattori spaccherebbe l’Italia a tutto svantaggio della parte bassa della penisola, «ce ne sono alcuni che guarda caso hanno ben poca familiarità con il Mezzogiorno». Scarlato mette sul tavolo quattro nomi. Quattro inquilini di Palazzo Madama che definisce «esempi assai indicativi» dello stato influenzale della politica nostrana.  Nell’ordine. Matteo Salvini, lombardo ma eletto in Puglia, ministro in carica. Maria Alberti Casellati, veneta ma eletta in Basilicata, ministro in carica. Marcello Pera, toscano ma eletto in Sardegna e Stefania Craxi, lombarda ma eletta in Sicilia,  nel collegio uninominale di Gela.  E’ il fenomeno dei cosiddetti ‘paracadutati’. Quei candidati, cioè, che per ragioni di opportunità o di mero calcolo non  sono in lista nel loro territorio di appartenenza. Oppure, come nel caso del leader del Carroccio, risultano eletti in diversi collegi ma per la legge  vengono proclamati in quello dove la lista ha raggiunto la percentuale più bassa. «Come ho più volte affermato» ammonisce Scarlato «l’attuale sistema elettorale, in generale come tutti quelli che si sono inanellati dal 2005 ad oggi, e in particolare le ‘liste bloccate’, favoriscono l’elezione di personalità disancorate dai territori che sono chiamate a rappresentare». Per questa ragione «avrebbe senso che quanti hanno lanciato, a ragione o a torto, le invettive contro i senatori che hanno votato a favore dell’autonomia differenziata spendano la loro influenza politica quanto meno per la soppressione delle liste bloccate. In questo modo il principio di rappresentanza, contenuto nella nostra Costituzione, troverebbe finalmente una giusta salvaguardia». Per Scarlato la rappresentanza parlamentare figlia delle ‘liste bloccate’ risponde a «un potere malato» che «svuota» la democrazia dopo averla «infettata» con il suo virus. «Una volta incassata l’elezione» affonda il colpo «deputati e senatori ringraziano i territori che li hanno proiettati in Parlamento e si precipitano a danzare intorno al capo-partito il rituale minuetto del cortigiano». E ancora: «L’antropologia parlamentare della prima Repubblica offriva un’umanità forse un po’ miope e gravata da orizzonti angusti, ma di sicuro consapevole dei doveri imposti dal sistema rappresentativo. L’antropologia partorita dalle liste bloccate» annota amaro l’avvocato salernitano «immunizza dalle tentazioni del voto di scambio minuto, ma spezza ogni legame tra eletti ed elettori. Così facendo, gli eletti diventano inevitabilmente una casta». Una casta «pronta a obbedire ma non a dissentire» con il risultato di creare «insofferenza» oltre che «disaffezione» nell’elettore, al quale ormai «da anni viene sottratta la facoltà piena e inderogabile di scegliersi il candidato da sostenere, limitando la sua scelta ad una lista nella quale in posizione privilegiata sono solo quelli vicini ai vertici di partito». La ‘strigliata’ di Scarlato alla politica e all’attuale classe dirigente, per il tramite del sistema elettorale, si muove lungo un duplice binario. Da una parte l’iniziativa pubblica aperta alla società civile e al personale politico. Dall’altra una campagna ‘social’ rivolta a un target più eterogeneo anche sul piano anagrafico. Entrambe, tra l’altro, particolarmente incisive e capaci di intercettare partecipazione e condivisione nei rispettivi ‘fori’ di pratica comunicativa. A Eboli ad esempio, agli inizi dello scorso gennaio nel corso di un convegno dedicato alla figura di suo padre Vincenzo, storico e amato leader della Dc, Scarlato aveva parlato a una numerosa platea di amministratori locali e politici per lo più di formazione scudocrociata della necessità di una «battaglia comune» contro la «vergogna» dei nominati dall’alto, incassando non solo applausi ma anche la volontà di costituire un’associazione intitolata all’amato genitore  per portarla avanti. Nella giornata di ieri, invece, l’avvocato salernitano è stato relatore in un incontro sulla Costituzione presso il liceo scientifico Severi di Salerno. Davanti ai suoi occhi, questa volta, un parterre di attenti studenti. L’iniziativa è stata firmata dalle associazioni Paolo Masullo e l’Abbraccio e moderata dal giornalista Eduardo Scotti. «Non bisogna mai dimenticare» afferma l’avvocato salernitano «che l’articolo uno comma due della Costituzione attribuisce al popolo la sovranità e che è contrario allo spirito della Costituzione limitare l’esercizio della sovranità popolare attraverso qualsiasi tipo di artificio». Non solo elettorale insomma. Ma assolutamente elettorale, in questo caso. Perché «i sistemi di voto dal duemilacinque in poi, e le liste bloccate su tutto, hanno sottratto al popolo quote di sovranità e compromesso la rappresentatività del Parlamento». Pertanto, conclude Scarlato, «è necessaria una battaglia trasversale e ampiamente condivisa  per cambiare tutto questo e ripristinare quel forte clima di partecipazione popolare che ha animato la vita civile italiana per tutti gli anni della prima Repubblica».