Orientale replica a Peppe Rinaldi: E’ solo un concentratodi odio, di discriminazioni, di strumentalizzazioni - Le Cronache
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Orientale replica a Peppe Rinaldi: E’ solo un concentratodi odio, di discriminazioni, di strumentalizzazioni

Orientale replica a Peppe Rinaldi: E’ solo un concentratodi odio, di discriminazioni, di strumentalizzazioni

Egregio Direttore,
leggo oggi (4/1/24) due pagine intere a firma di Peppe Rinaldi su una iniziativa che si è svolta ad Eboli lo scorso 17 dicembre. Già il fatto che si parla di una iniziativa su un importante quotidiano locale 18 giorni dopo mi pare singolare. Non voglio entrare nel merito dell’articolo. Non lo farò perché quelle due pagine tutto sono tranne un articolo. A mio parere è solo un concentrato di odio, di discriminazioni, di strumentalizzazioni, di luoghi comuni e antistorici. Come detto non entro nel merito dell’articolo, anzi auspico che non ci sia nessuna replica da parte degli amici e compagni di Eboli, perché quelle due pagine non meritano nessuna amplificazione né tantomeno una risposta, mi preme però sottolineare un paio di questioni di “correttezza” informativa. La prima. L’iniziativa che si è svolta lo scorso 17 dicembre in realtà era stata programmata per la settimana prima (10 dicembre rinviata per motivi meteorologici) come supporto sia alla marcia per la Pace di Assisi che partiva nel primo pomeriggio sia all’iniziativa provinciale intitolata, non a caso, FARSI PACE che si è svolta a Salerno. Tale iniziativa, da me introdotta a nome e per conto di 29 organizzazioni (associazioni laiche e di credenti, forze sindacali e politiche, organizzazioni giovanili, associazioni di supporto missionario e tanto ancora) non solo aveva un documento di convocazione molto ben preciso ( lo si trova facilmente sul sito della nostra associazione) documento tra l’altro molto diffuso a Eboli grazie all’impegno di attivisti che hanno massicciamente volantinato nell’intera città. L’iniziativa, da me introdotta, ha avuto come relatori un rappresentante della comunità Palestinese della Campania sia due esponenti del mondo ebraico uno dei quali, Andrea Dini Modigliani rappresentante del Lea (Laboratorio Ebraico Antirazzista). Ed è stata trasmessa in diretta su diversi canali social soprattutto youtube, FaceBook ed è stato seguito, oltre dal numeroso pubblico presente in sala, da qualche. Basta risentire il tutto (la video registrazione la si trova nel nostro canale associativo di youtube) per far cadere le grandi bugie e accuse di antisemitismo. Infine faccio presente che solo l’articolista ha riscontrato come “corpi del reato” di antisemitismo nei testi dei cartelloni. Gli stessi lettori potranno visitarli visto che fino al prossimo 6 gennaio sono in esposizione al chiostro del convento dei Cappuccini di Eboli. Seconda questione che mi preme sottolineare. Nell’articolo si fa riferimento a Levi. Evidentemente l’autore dell’articolo non si è premunito di verificare cosa realmente Levi pensava della questione Palestinese e delle politiche Israeliane Mi permetto di rifrescargli la memoria.  Tratto da “Primo Levi. Conversazioni e interviste 1963-1987, Einaudi 1997” “Perché alcuni ebrei oggi identificano il dramma palestinese con le persecuzioni da loro subite quarant’anni fa?”. Primo Levi rispose: “Non solo ebrei, anche molti non ebrei lo fanno. Qualche analogia c’è. lo non vorrei spingere le cose troppo oltre, ma le analogie mi sembrano essenzialmente queste. Si tratta di una ‘Nazione’, chiamiamola così tra virgolette, perché nel mondo arabo le cose sono sempre difficilmente definibili, che si è trovata senza Paese. E questo è un punto di contatto con gli ebrei. Esiste una diaspora palestinese recente che ha qualcosa in comune con la diaspora ebraica di duemila anni fa. E l’analogia non può andare molto oltre, a mio parere”.  “Uomini con il numero di Auschwitz tatuato al braccio [hanno fondato Israele], senza casa e senza patria, scampati agli orrori della seconda guerra mondiale, che hanno trovato laggiù [in Palestina] una casa e una patria. So tutto questo. Ma so pure che questo è l’argomento preferito di Begin. E io a un tale argomento nego la validità”… “Per Begin «fascista» è una definizione che accetto. Credo che lo stesso Begin non la rifiuterebbe. È stato allievo di Jabotinski: costui era l’ala destra del sionismo, si proclamava fascista, era uno degli interlocutori di Mussolini” (Intervista di Giampaolo Pansa, “La Repubblica”, 24 settembre 1982). Ho voluto riportare solo due frasi di Levi. Ma i suoi interventi su tale argomento sono numerosissimi, facilmente ritrovabili nelle sue opere e interviste. La verità è che tantissimi intellettuali Israeliani che vivono lì e che conoscono bene, a differenza del Rinaldi, la società israeliana sono in prima linea, SOPRATTUTTO in questo periodo, contro la guerra e i massacri non solo di Gaza ma anche della Cisgiordania. Del resto il vero disegno dell’attuale governo israeliano sono ben note visto che lo hanno dichiarato pubblicamente (e poi in alcuni casi “corrette” e/o “smentite” malgrado le registrazioni). Chi è curioso gli basta fare un “giretto” sulle più importanti fonti giornalistiche americane e israeliane. La parte che più mi spaventa delle due pagine, al netto degli insulti e delle NON verità storiche dette, è un aspetto che è preoccupante, seriamente preoccupante. Quei passaggi islamofobi presenti nel pubblicato mi confermano che abbiamo fatto benissimo nella nostra iniziativa del 10 dicembre a porre l’accento sulla necessità di rafforzare ed estendere la lotta antirazzista. Non solo contro l’antisemitismo ma anche contro l’islamfobia. Traspare implicitamente in quel articolo una idea di società pazzesca e anacronistica. Definire l’Onu “classico rifugio delle anime belle, a maggioranza musulmana e/o altermondista, un costosissimo apparato parassitario” significa che non ci si rende conto che il mondo che è cambiato. L’equilibrio bipolare, anche economico, basato sull’occidente (Unione Sovietica compresa) nato dalla fine della seconda guerra mondiale e che la mia generazione ha conosciuto non esiste più da almeno tre decenni. Oggi è evidente anche ai ciechi che è in crisi, ha fallito e stiamo vivendo un periodo di transizione in cui il vecchio ordine è morto. L’Onu stessa è la prova vivente, ma non l’unica, di questa trasformazione. Basti vedere il divario esistente tra l’assemblea generale e il consiglio di sicurezza. Basta andare a contare le delibere su svariati argomenti dell’assemblea generale votate a grandissima maggioranza (superiore all’85% in quasi tutti i casi) non possono essere attuate perché su quelle risoluzioni c’era il veto di uno o più dei 5 paesi (le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale) che ne hanno potere di farlo. Quindi sono regole da cambiare, l’ONU stessa da riformare. Purtroppo, pensando alla famosa frase di Antonio Gramsci “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. In questo chiaro scuro nascono i mostri”, non posso non aggiungere una mia amara constatazione pessimista. I mostri sono già nati e cresciuti e lo “sbocco” della nascita del nuovo mondo mi fa pensare al peggio. Lo scritto pubblicato oggi purtroppo è l’ennesima conferma del mio pessimismo.
Angelo Orientale Presidente dell’associazione Memoria in Movimento