La sfida alle stelle di tre insegnanti salernitani. L’iniziativa dei docenti Mazzetti, Vitolo e Concilio - Le Cronache
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La sfida alle stelle di tre insegnanti salernitani. L’iniziativa dei docenti Mazzetti, Vitolo e Concilio

La sfida alle stelle di tre insegnanti salernitani. L’iniziativa dei docenti Mazzetti, Vitolo e Concilio

di Matteo Gallo

Centralità dello studente e della sua formazione. Anche emotiva. Con questa premessa-missione nasce il comitato ‘Educare al sentimento: i fanciulli rinnovano la scuola’ per opera dei docenti salernitani Alessandro Mazzetti, Vincenzo Vitolo e Ugo Concilio. La prima pietra di un’iniziativa al servizio dell’istituzione scolastica e delle giovani generazioni che si muove sul terreno del pensare e dell’agire e che naturalmente è aperta al contributo di quanti ne vorranno sposare la causa condividendone contenuti, spirito e urgenza. La sua presentazione ufficiale al termine delle festività natalizie. Già in agenda una serie di incontri e convegni proprio all’interno dei plessi scolastici per rilanciare il dibattito pedagogico nazionale. «Da infinite chiacchierate e continui confronti» spiegano i tre insegnanti «ci  siamo resi conto che  la scuola, a causa di scelte miopi e sbagliate, non forma più i fanciulli nella loro parte più importante e preziosa, ossia i sentimenti, ma si limita semplicemente ad un mero trapasso di informazioni e nel migliore dei casi a fornire qualche sparuta competenza». Lo scenario tratteggiato viene definito «desolante e triste», colpevole in particolare «di lasciare schiere di fanciulli, ancor prima che alunni, affetti da analfabetismo funzionale, incapaci di decodificare, ragionare e vivere la loro soggettività sentimentale». Da qui la decisione di unire le forze «per formulare delle valide alternative ad un sistema scolastico attualmente interpretato come un’azienda, come una vera e propria fabbrica dove ci sono il direttore – dirigente scolastico e non più preside- insieme a una serie di figure sottoposte come insegnanti, tecnici, segretari amministrativi, collaboratori, educatori e purtroppo solo alla fine  alunni». Coloro i quali «vengono percepiti non come persone da educare ma come soggetti che consentono la sopravvivenza dell’industria-istituto» ammoniscono Mazzetti, Vitolo e Concilio. Esattamente da questa  considerazione nascerebbe «la grande idiosincrasia nazionale, una gigantesca menzogna» secondo cui «la scuola,  che dovrebbe essere pensata per i ragazzi, viene invece costruita per altri scopi,  e interpretata ancora peggio, perché realizzata come una mera struttura economico-industriale». «Il sistema scolastico» tuonano i  tre docenti salernitani  «ha abiurato da anni al compito più nobile ed importante di formare individui. Lo ha fatto in nome di una falsa meritocrazia e di una ipocrita uguaglianza. L’insegnamento -continuano- non può essere minimamente interpretato come scienza, bensì come vera e propria arte, e come tale può e deve essere dignitosamente esplicato  stimolando, sviluppando e consolidando nel fanciullo ogni singola soggettività». Il non volere, in questo caso, diventerebbe però costruzione di dannosa realtà. «In questa cattedrale costruita nel deserto, creata all’insegna dell’asettica tecnocrazia ministeriale» fanno presente Mazzetti, Vitolo e Concilio «non c’è oggi spazio per coloro che rivendicano il privilegio di voler accompagnare i fanciulli nella loro crescita». Così «la scuola» proseguono «chiamata a essere il  nucleo fondante della soggettività del fanciullo che, proprio grazie ad essa, riesce a trovare un proprio spazio e ruolo nella società, diviene null’altro che un mero istituto di valutazione tra protocolli asettici e tecnocratici incapaci di far crescere l’alunno, in primis proprio nella propria dimensione emotiva». Il comitato fondato dagli insegnanti salernitani prende ispirazione e fondamento, oltre che parte del nome, dall’opera ‘I fanciulli rinnovano la scuola’ scritta nel lontano 1952 dal professore Roberto Mazzetti, illustre pedagogista e nonno di Alessandro. «Dobbiamo effettuare una vera  e propria rivoluzione educativa riponendo il fanciullo al centro non solo del sistema scolastico ma dell’intero dibattito pedagogico» sostengono Mazzetti, Vitolo e Concilio. «Se la ricchezza dell’esistenza è fatta da infinite diversità, perché non pensare ad una scuola che stimoli, valorizzi, fortifichi la soggettività degli alunni?». I tre educatori sognano «una scuola dove la prima peculiarità dell’insegnante sia l’empatia, e non una vuota laurea appesa sulla parete del salotto buono di casa, e dove i nostri ragazzi siano il fine e non il mezzo per conservare il posto di lavoro». Con una nota di amarezza evidenziano che «come sosteneva Freud abbiamo barattato tonnellate di felicità per un po’ di sicurezza» ma, allo stesso tempo, rilanciano  con entusiasmo «la speranza che un giorno si giunga a barattare la tecnocrazia che affligge la nostra struttura scolastica con la crescita in primis emotiva dei nostri ragazzi». «Il fanciullo deve tornare a essere l’alfa e l’omega della scuola» affermano all’unisono Mazzetti, Vitolo e Concilio prima di concludere parafrasando Marinetti: “Ritti sulle cime del mondo, noi scagliamo, ancora una volta, la nostra sfida alle stelle!»