Salvatore Memoli
La sentenza di primo grado sul Sistema Salerno è arrivata non come molti aspettavano, né i colpevolisti, né gli innocentisti, come me. Il Tribunale ha scelto una strada mediana che non cancella i suoi meriti acquisiti durante tutto il dibattimento, di equilibrio, terzietà e mediazione tra le parti. Il Tribunale ha assolto Savastano come era giusto fin dai primi atti inquisitori, ha assolto Zoccola per la terribile condotta delittuosa della corruzione ma lo ha condannato per turbativa d’asta a due anni di reclusione. Sentenza interessante ma manchevole di un pizzico di coraggio ulteriore per approfondire nelle carte, leggi intercettazione in primis e nei riscontri dibattimentali che, Fiorenzo Zoccola, tutto poteva fare tranne turbare un’asta che non c’é mai stata! Anzi a Zoccola la società civile dovrebbe riconoscere onore e riconoscenza perché, per il ruolo ricoperto di Consulente delle cooperative, ha sempre insistito contro gli affidamenti diretti e le proroghe degli stessi. Dunque come può turbare un’asta una persona che conosce l’irregolarità degli affidamenti diretti e combatte per celebrare una corretta gara pubblica?! Sia chiaro che Zoccola non lo faceva per ricevere la palma della verginità amministrativa, societaria e politica! Zoccola sapeva e tutte le persone competenti lo sanno che la precarietà delle proroghe indebolisce la quotazione societaria e finanziaria delle Cooperative agli occhi delle banche italiane. Al contrario la possibilità di esibire una documentazione solida di affidamento per tabulati di un’attività di servizio, avrebbe reso il rapporto con le linee creditizie più chiaro e credibile. Punto, tutto qui il suo affannoso ripetere a tutti di regolarizzare la vita delle Cooperative. Dov’é il marcio? Dov’é la turbativa in una limpida attività di richiamo delle regolarità delle procedure? Misteri incomprensibili della speranza che si tramutano in una condanna ingiusta, non meritata e non sostenibile, diciamolo onestamente! La sentenza da una parte continua ad assolvere la politica, facendo bene nel caso di Savastano, dopo che la Procura ha rinviato a giudizio chi non aveva ruolo nei fatti ed ha preassolto molti personaggi che pur avendo ruolo nel Comune, sono risultati come turisti di passaggio nelle decisioni, nelle responsabilità, nella direzione della struttura burocratica. A loro gli onori sbiaditi della cronaca giudiziaria, a Zoccola la condanna di turbativa che aspettiamo di capire come si é sostanziata concretamente. Ha dimenticato il Tribunale che zoccola era soltanto un Consulente delle Cooperative e che per giunta obbedendo alle decisioni burocratiche con altri si era dimesso da qualsiasi posizione di rappresentanza delle Cooperative sociali, pena l’improcedibilità degli affidamenti?! Zoccola ne esce doppiamente indebolito perché incompresa ogni suo corretto proposito di collaborazione e rispetto istituzionale. La storia evolutiva del convincimento del giudice che ha scelto questa condanna sarà attesa in primo luogo dagli ottimi avvocati difensori Della Monica e Manzi ma anche da chi francamente questo processo lo ha ruminato in ogni suo aspetto incerto, in ogni zoppicatura burocratica ed in ogni danno prodotto ad un collaudato sistema di manutenzione delPatrimonio comunale garantito da ottimi lavoratori delle Cooperative sociali. La scioccante sentenza non impedisce di riconoscere alla Procura il sacrosanto diritto d’intervenire in ogni notizia di reato che gira sul territorio ma auspicabilmente si pensava che molte accuse avevanoOrigine in livori politici e debolezza organizzativa delle strutture comunali. Personalmente ho sempre ritenuto che la presenza vigile di De Luca avrebbe garantito a tutti di svolgere ruoli ricoperti con più serenità. Invece il caos dei confusionari con le conseguenze di un sistema che viene da lontano e che era molto collaudato, sebbene da correggere in alcuni aspetti.Non per stima personale ma per vittoria della giustizia sostanziale auspico che l’appello sappia restituire ai fatti la verità storica, si difensori vittoria delle loro difese e a Vittorio la riparazione di un presunto torto per il quale meriterebbe rispetto, riconoscimento e lealtà verso la norma, il Comune e la pubblica opinione.





