Zambrano: Turismo e Cultura? Va creata la Destinazione Salerno - Le Cronache Ultimora
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Zambrano: Turismo e Cultura? Va creata la Destinazione Salerno

Zambrano: Turismo e Cultura? Va creata la  Destinazione Salerno

di Armando Zambrano*

Creare la destinazione turistica Salerno. E’ questo l’obiettivo che ci poniamo pensando a quanto in questi oltre trent’anni si è parlato sia di turismo che di cultura, ma senza un progetto vero, al contrario recitando formulette logore e inefficaci: Salerno cerniera tra due coste, Salerno degli eventi e del fermento culturale. Così dicendo e facendo, ci siamo accomodati in una posizione che ha fatto bene a pochi e non alla città, abbiamo livellato verso il basso ogni potenzialità che Salerno aveva, e per fortuna ha ancora, di diventare la destinazione finale o unica o desiderata, di un progetto di vacanza. La destinazione turistica è costituita da un insieme di attrattive e di servizi. Non è sufficiente avere solo le attrattive e non è sufficiente avere solo i servizi, non basta un bel mare, come non basta un hotel, né un museo in attesa di visitatori. Oggi il trend va verso il turismo attivo e la cultura è parte integrante di ogni progetto di destinazione turistica che si rispetti. Salerno destinazione turistica dovrà offrire alberghi per ogni target, ristoranti per la sera, locali di musica dal vivo, possibilità di assistere a spettacoli dopo cena, musei vivaci e guide cartacee o interattive che raccontino la storia della città attraverso i diversi percorsi; naturalmente Salerno ha il mare e sulla facilità di approccio al mare c’è ancora un altro discorso da fare. Oggi Salerno non ha nulla che la renda destinazione turistica, nemmeno le luci di Natale (per cui siamo stranamente noti, mentre nessuno conosce la scuola medica, la città longobarda, quella normanna, la struttura, i suoi strati e nemmeno associa a noi il poeta Alfonso Gatto) riescono a renderla destinazione se non di qualche gita fuoriporta da pizzetta e coca cola. Com’è cambiato il turismo culturale? Oggi, anche la conoscenza è vista come ‘esperienza’ e ‘partecipazione’. Si parla sempre più di esperienza culturale perché anche la cultura è qualcosa che il turista vuole vivere. Il turista infatti si è trasformato da semplice visitatore-ospite in visitatore-creatore, acquisendo un ruolo centrale nel modello di fruizione del turismo culturale e, in particolare, dell’offerta museale. Oggi il turista non vuole solamente vedere ma fare; vuole sperimentare, provare, interagire. Pensiamo alla Cultura. Negli ultimi anni a Salerno questo settore centrale, ormai nevralgico nella vita sociale e nei programmi di una comunità, è stato declinato – come quasi tutto del resto – attraverso la parola “finanziamenti”. In una città svuotata di contenuti e di progetti, lasciata al potere finanziario di chi può acquistare e vendere, privata di direttive, disegni e visioni, molti tra volontari intellettuali e professionisti dello spettacolo, si sono offerti a vario titolo di mettere a disposizione le proprie idee e il più delle volte hanno chiesto, come è giusto che sia, un sostegno economico alle istituzioni pubbliche. Parliamo qui ovviamente del Comune. I soldi sono stati concessi, nell’ordine di poche migliaia di euro o solo una sede a gestione comunale ad alcune associazioni o organizzazioni parrocchiali o di quartiere, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro ad altre associazioni o organizzazioni, strutture, costole di strutture private. Ciò ha fatto sì che, senza un ordine, tutti questi soggetti si siano ogni anno, soprattutto tra maggio e settembre, esibiti nelle loro legittime, godibili e professionali prestazioni: teatro, musica, letteratura, balletto, cinema, visite di personaggi famosi, premi e potremmo continuare. Subito si è detto: a Salerno c’è un grande fermento culturale. Peccato che, a fronte di tante iniziative, sui circa 123mila abitanti di Salerno, i cittadini che si muovono per eventi culturali non superino il 5%. Il fermento culturale è determinato dalla partecipazione del pubblico alle manifestazioni che invece, tranne quando si è in presenza di volti noti dello spettacolo, della politica, ma comunque volti televisivi, faticano sempre un poco a riempire gli spazi. E non parliamo di attrattività turistica, di capacità di questi eventi di attrarre pubblico da fuori città o addirittura, come invece accade altrove, da fuori regione. La creatività nelle città d’arte e nelle città medie che possono diventare città d’arte attraverso lo studio della storia, delle tradizioni, dell’urbanistica, attraverso la realizzazione di percorsi e di un vero e proprio prodotto turistico di cultura, può crescere di pari passo con la gestione in chiave moderna degli spazi urbani, nell’ottica della valorizzazione del patrimonio. A Salerno ci sono spazi senza contenuti e contenuti senza spazi. E siccome la creatività e anche la voglia di fruizione della creatività, sono fenomeni contagiosi, che hanno bisogno di interazione, di analogia e di reciprocità, è come se questo processo stentasse a mettersi in moto oppure si mette in moto e si interrompe continuamente. La città resta periferia di se stessa. Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta – attenzione, parliamo della metà degli anni Ottanta, ben prima del 1993 – in anticipo sulle altre città italiane, a Salerno si sviluppò quella che veniva definita “movida”. Complice la necessità di far rinascere il centro storico, abbandonato e molto danneggiato dal terremoto, e grazie alla lungimiranza di alcuni ragazzi che avevano trascorso le loro estati a Rimini e Riccione, a Salerno il buio della notte lo squarciano i bar, piccoli, vicini, con le luci soffuse, con le atmosfere ancora trasgressive delle notti di allora. Solo dopo l’amministrazione comunale ha cavalcato e poi accompagnato questo fenomeno, grazie alla liberalizzazione delle licenze. Il problema è stato non fare il passo successivo. Una volta scoperta la vita fuori dalle case, andava creata l’offerta. E’ importante mettere le forze creative di Salerno in rete, liberarle da quella patina di provincialismo che è fatta di scetticismo e nello stesso tempo di mancanza di informazioni, dovuta all’assenza di scambio con i luoghi in cui si respira la cosiddetta atmosfera creativa, l’isolamento. Oggi, dopo oltre trent’anni di certezze incrollabili sul percorso che si stava facendo, emerge la “pericolosa normalità” della città, tratteggiata dalle seguenti parole-chiave propagandistiche associate all’immagine di Salerno: efficiente/organizzata/elegante e un relativo apprezzamento verso le attrattive, senza ricordi particolari della città: “Sei di Salerno? Ah, bella, ci sono le luminarie a Natale”. Salerno tutto l’anno è l’idea di un piano strategico che preveda un coordinamento unico. E’ così che vogliamo rendere la nostra città una destinazione turistica. *Candidato a Sindaco di Salerno con Noi Popolari Riformisti–Udc; Oltre in Azione; Salerno di Tutti