di Barbara Figliolia*
A proposito di quanto leggo sul “Santa Caterina-Amendola” intervengo nella duplice veste di consigliere comunale, chiamata a tutelare il territorio e la sua Comunità, e di dirigente scolastica, che conosce la valenza educativa, sociale ed economica della scuola. Il piano di dimensionamento, così come proposto a Salerno, presenta, a parer mio, evidenti criticità, gravi e inaccettabili, in particolare per quanto riguarda la soppressione, o meglio la ”scomparsa”, del noto Istituto Scolastico “ Santa Caterina da Siena – Amendola” di Salerno, che ha sempre rappresentato un presidio formativo di eccellenza, cresciuto nel corso del tempo grazie all’impegno, professionalità e sacrificio di tanto colleghi, e i risultati sono stati concreti. Il “Santa Caterina” non può considerarsi una scuola qualsiasi! Essa è infatti, formazione professionalizzante di alto livello; occupabilità reale dei giovani; è legame diretto con il tessuto produttivo locale; è identità e sviluppo del territorio. Cancellare o svuotare questa scuola significa negare opportunità ai nostri studenti, soprattutto a quelli che trovano nella didattica laboratoriale e pratica la propria strada di successo formativo e chance occupazionali. Realizzare un tale proposito significherebbe indebolire un settore strategico come quello turistico-ricettivo, che tutti a parole e con solenni dichiarazioni diciamo di voler valorizzare. Dal punto di vista pedagogico, sociale e organizzativo, questo piano ignora sia la specificità degli indirizzi di studio che la continuità didattica, nonché la dispersione scolastica di tanti giovani del mezzogiorno. Sono fattori che rischiano di aumentare e accrescersi drasticamente, costringendo l’utenza a spostamento o rinuncia. Dal punto di vista istituzionale e politico, è mio dovere ricordare che il dimensionamento non può essere solo un’operazione numerica o contabile, le comunità locali, infatti, devono essere ascoltate. Non si può pensare alla scuola come un costo da ridurre, ma essa è da ritenersi, sempre, un investimento da difendere, perché possa crescere socialmente la comunità. Come Dirigente scolastica non posso tacere ed accettare che si parli di razionalizzazione sacrificando qualità, dignità e futuro. Come consigliera comunale avverto il dovere di difendere la comunità degli studenti e il territorio affinché non venga privato di una scuola che forma competenze, lavoro e cittadinanza. Pertanto mi sento di chiedere fermamente il ritiro o la revisione del piano di dimensionamento nella parte che penalizza l’Istituto “Santa Caterina da Siena” e di considerare la proposta avanzata dalle Colleghe Dirigenti, Annarita Carraffiello e Daniela Novi, che prevede l’accorpamento dell’I.I. S.S. “Santa Caterina da Siena-Amendola” all’Istituto “Giovanni XXIII”. Questa soluzione, come recita la Sua proposta, permetterebbe di ” Salvaguardare i Laboratori; mantenere l’unità del “Santa Caterina”; permetterebbe di continuare a utilizzare i laboratori finanziati dall’UE nella loro sede naturale; creare un Polo di Eccellenza, Integrando gli indirizzi (Alberghiero, Turismo, AFM, Chimico) con il Nautico per dare vita a un Polo del Turismo Itinerante e Crocieristico, e formando figure professionali per la gestione della ristorazione di bordo, la programmazione turistica marittima e la salvaguardia ambientale del mare. Al contrario il patrimonio tecnologico dell’I.I.S. “Santa Caterina da Siena – Amendola” andrebbe irrimediabilmente perduto o sottoutilizzato in caso di “chiusura” dell’Istituto. Se invece si optasse per un accorpamento dei due Poli di Istruzione, si realizzerebbe una sinergia che porterebbe non solo ad evitare di disperdere risorse, ma anche a formare nuove figure professionali. Infatti la creazione di un nuovo polo scolastico come “L’Academy del mare e dell’ospitalità” non si limiterebbe a salvaguardare i numeri delle iscrizioni, ma offrirebbe al territorio una risposta formativa innovativa ed inedita su tutto il territorio nazionale. Si passerebbe così da una scuola che “somma” studenti a una scuola che “moltiplica” opportunità, creando nuove figure professionali, del resto richieste dal mercato internazionale delle crociere e del turismo itinerante. Orbene, affinché si eviti lo spreco di denaro pubblico, che la “chiusura” dell’Istituto comporterebbe (causato dalla complessità di ricollocare laboratori complessi e costosi), sarebbe il caso di esaminare con attenzione questa proposta, che consentirebbe anche all’I.I. S.S. “Giovanni XXIII” di arricchire la propria offerta formativa sul territorio salernitano. Difendere la scuola in questione significa difendere i nostri giovani, il lavoro, la dignità dell’istruzione pubblica e il futuro del territorio. Questo dev’essere il nostro compito! Il compito di chi opera nella scuola e di chi è impegnato nelle Istituzioni. *Dirigente scolastico, consigliera comunale e presidente commissione politiche sociali al Comune di Salerno





