di Erika Noschese
Nessuna tregua tra Palazzo di Città e il comparto turistico salernitano sul fronte della pressione fiscale locale. Al termine di un lungo e serrato confronto svoltosi ieri presso la sede del Comune, il fronte unito delle associazioni di categoria ha annunciato un imminente ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro l’aumento dell’imposta di soggiorno. La decisione di portare il tributo da due a tre euro, assunta dalla gestione prefettizia per garantire gli equilibri del bilancio comunale e rispettare i vincoli del Patto per Salerno, è stata infatti confermata nonostante il pacchetto di proposte alternative e le richieste di moratoria avanzate dagli operatori del settore. Il clima della riunione, pur mantenendosi su binari di formale cortesia istituzionale, ha evidenziato una distanza incolmabile tra la visione tecnica della Commissione straordinaria e le necessità operative delle imprese che sostengono l’economia dell’accoglienza. Da un lato, il Commissario Vincenzo Panico e i suoi collaboratori hanno difeso la legittimità e l’ineluttabilità della manovra; dall’altro, sigle come Federalberghi (rappresentata da Antonio Ilardi), Fenailp Turismo (Marco Sansiviero), Ecstra APS (Maria De Vita), Cna Turismo (Adriano De Falco), ABBAC Campania (Agostino Ingenito), Aidit Confindustria Federturismo (Giancarlo Vitolo), Fiab e le rappresentanze dei tour operator hanno denunciato un provvedimento che rischia di minare la competitività della destinazione Salerno in un momento storico già segnato da forti criticità internazionali. Antonio Ilardi, presidente di Federalberghi Salerno, ha espresso la posizione degli operatori con parole che lasciano poco spazio alla trattativa diplomatica, pur ringraziando per l’apertura al dialogo mostrata dai vertici prefettizi. “Vogliamo innanzitutto ringraziare il commissario e i subcommissari per la cortesia, la gentilezza e la sensibilità dimostrate convocandoci insieme a tutti i colleghi che rappresentano le associazioni del turismo, dei tour operator e del settore della ricettività. Questo è un dato sicuramente importante, poiché il confronto è stato assolutamente intenso nel merito. Alla fine, però, abbiamo preso atto che non vi è alcuna apertura sulla modifica della delibera, né per quanto riguarda l’entrata in vigore, né sull’entità dell’aumento o sulla concreta destinazione dei fondi. Questo ci dispiace perché avevamo avanzato proposte ragionevoli sull’argomento; purtroppo non ci resta altra strada che ricorrere al Tar”, ha dichiarato Ilardi a margine del vertice. Le motivazioni del ricorso non risiedono soltanto nel peso economico del balzello, ma anche in vizi di forma e di opportunità che le associazioni hanno evidenziato con forza. Secondo le sigle di categoria, la delibera sarebbe illegittima per la carenza di un preventivo confronto strutturato, inopportuna per il rischio di generare disaffezione nei flussi turistici e gravemente intempestiva, essendo stata assunta a soli due mesi da un precedente rincaro e nel pieno della stagione operativa. Gli operatori hanno cercato fino all’ultimo una mediazione che potesse spostare in avanti la data di entrata in vigore o, quantomeno, garantire un vincolo di destinazione dei fondi supplementari a beneficio diretto dei servizi turistici e urbani, ma hanno trovato un muro invalicabile eretto per ragioni di tenuta finanziaria dell’ente. La replica della struttura commissariale è stata affidata al prefetto Vincenzo Panico, che ha ribadito come la scelta non sia stata frutto di una volontà punitiva, bensì di una necessità tecnica legata alla gestione straordinaria del Comune. “L’incontro è avvenuto perché volevamo doverosamente illustrare ai rappresentanti delle categorie economiche del turismo il fondamento di questa deliberazione. Come tutti i provvedimenti che incidono sulla collettività, anche questo ha una base solida e non è stato assunto a cuor leggero; l’esperto economico-finanziario, il dottor Antonetti, ha approfondito ogni aspetto tecnico per dimostrare la validità delle ragioni che ci hanno spinto ad adottare l’atto”, ha spiegato il Commissario. Nonostante la rigidità sui conti, Panico ha comunque accolto una delle istanze metodologiche avanzate dalle associazioni, ovvero la creazione di un canale di comunicazione più stabile e meno emergenziale per il futuro. “C’era poi un secondo aspetto relativo alla proposta di un tavolo permanente con le categorie, un’idea che ci è sembrata da subito sensata per dare voce in modo strutturato ai portatori di interessi. Ritenendolo uno strumento più che utile, ho raccolto la proposta e assicurato che la struttura commissariale si adopererà per attivarlo. Il dottor Antonetti ha fornito tutte le indicazioni necessarie; le associazioni hanno preso atto della situazione e non possiamo prevedere quale valutazione daranno. Noi abbiamo compiuto il nostro dovere, cercando di dimostrare la serietà della nostra deliberazione”, ha concluso il prefetto. A sostenere l’impalcatura tecnica del provvedimento è intervenuto anche il subcommissario Valentino Antonetti, il quale ha inquadrato l’incremento della tassa di soggiorno nell’ambito degli impegni assunti con lo Stato per il risanamento delle finanze locali. Secondo Antonetti, l’attuale rigore fiscale è l’unica strada per restituire autonomia decisionale alla politica cittadina che verrà. “Questo vale per ogni tassa o imposta che stiamo valutando. Mantenere il Patto per Salerno significa dare all’amministrazione che subentrerà alla gestione commissariale l’opportunità di individuare e scegliere le vie di sviluppo per la città, riconducendo Salerno al di fuori di questo accordo e permettendole di esprimere tutte le sue potenzialità”, ha affermato il subcommissario. La difesa dell’operato commissariale si fonda dunque sulla natura “tecnica” e non politica della gestione attuale, che deve rispondere a logiche di programmazione economica di lungo periodo. “Il fatto che lo Stato supplisca a una momentanea carenza della rappresentanza democratica comporta esclusivamente che si occupi, senza valutazioni politiche, delle necessità per una programmazione futura. È evidente, come spiegato oggi agli operatori, che quando vi sono tasse a destinazione specifica, l’impegno deve essere quello di spendere gli introiti esclusivamente per le finalità per cui nascono. Mantenere l’alto livello di sviluppo turistico di Salerno e migliorare le strutture ricettive è l’obiettivo di chi è chiamato a gestire il bilancio sotto il profilo tecnico, limitando al massimo ogni scelta politica. Questo sarà compito di chi governerà la città nel prossimo quinquennio”, ha aggiunto Antonetti. Questa visione, tuttavia, contrasta radicalmente con quanto denunciato dall’associazione Ecstra APS, che insieme alle altre sigle ha partecipato al tavolo portando proposte concrete per trasformare quello che definiscono un mero prelievo fiscale in un investimento produttivo. L’associazione ha espresso profondo rammarico per quella che appare come una chiusura totale verso un compromesso che tuteli l’attrattività del territorio. Tra le proposte presentate figurava il rilancio del patrimonio culturale attraverso la destinazione di parte dei proventi all’apertura e alla valorizzazione di siti d’interesse cittadino oggi chiusi o poco utilizzati. In particolare, è stata caldeggiata la creazione di una “Rete dei Musei”, un progetto di sinergia pubblico-privato per unificare i diversi plessi cittadini sotto un unico sistema di gestione, promozione e bigliettazione integrata. Un altro pilastro del piano presentato dagli operatori riguardava la lotta alla stagionalità, piaga che vede i mesi di gennaio, febbraio e marzo soffrire di un drastico calo delle presenze. L’idea era quella di utilizzare i fondi dell’imposta per finanziare eventi di lunga durata tra ottobre e maggio, capaci di incentivare i soggiorni prolungati e stabilizzare l’occupazione nel settore. Per i rappresentanti della filiera extralberghiera, l’amministrazione sembra invece intenzionata a utilizzare l’imposta di soggiorno come uno strumento di liquidità per il bilancio comunale, snaturando la finalità del tributo che per legge dovrebbe essere vincolato esclusivamente a interventi e servizi in ambito turistico. La rottura definitiva sancita ieri apre dunque una fase di incertezza e scontro legale. Mentre la gestione commissariale procede spedita verso l’attuazione del piano finanziario, le associazioni si preparano a dare battaglia nelle sedi opportune, convinte che la strada dell’aumento indiscriminato dei tributi possa compromettere irrimediabilmente il lavoro di posizionamento svolto negli ultimi anni dai privati. La partita si sposta ora al Tar, dove i giudici saranno chiamati a valutare se le ragioni del bilancio possano prevalere sulla corretta procedura di confronto con il territorio e sulla specificità di una tassa nata per far crescere il turismo, non solo per coprire i buchi del passato. In attesa degli sviluppi giudiziari, resta il rammarico per un’intesa mancata che avrebbe potuto segnare l’inizio di una governance partecipata, oggi ridotta a un tavolo permanente che nasce sotto l’ombra di un contenzioso legale.





