Salerno. Premio del Sorriso - Le Cronache Salerno
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Salerno. Premio del Sorriso

Salerno. Premio del Sorriso

di Erika Noschese

Si è conclusa lo scorso 10 maggio la decima edizione del “Premio del Sorriso”, l’iniziativa sociale che, ogni anno, celebra nella chiesa di San Leonardo il valore e la resilienza delle madri del territorio. Nato da un’idea di Paky Memoli, già vicesindaca di Salerno, insieme ai fratelli Gaetano e Anna, il riconoscimento trasforma un ricordo familiare in un tributo collettivo. Il premio è infatti dedicato alla memoria della loro madre, ricordata dalla comunità per i suoi vividi occhi verdi e per un sorriso che non l’ha mai abbandonata, nemmeno nei momenti più complessi della sua esistenza. Questo gesto semplice è diventato il simbolo di una forza che i figli hanno voluto istituzionalizzare. Nel corso della cerimonia di quest’anno, la famiglia Memoli ha consegnato il riconoscimento a undici madri che si sono particolarmente distinte nel tessuto sociale e umano di Salerno. Le motivazioni lette durante la serata offrono uno spaccato profondo e commovente della comunità locale. Le storie delle premiate abbracciano diversi aspetti della maternità, a partire dal delicato equilibrio tra la realizzazione professionale e la cura della famiglia. Tra le madri distinte in questo ambito figura Giusi, una professionista che ha dimostrato come i due ruoli possano alimentarsi a vicenda. Mamma di due figli, Giusi ha saputo affrontare le complessità quotidiane della maternità senza mai rinunciare alla dedizione per la propria attività di medico. Nella stessa ottica si inserisce l’esperienza di Claudia, avvocata impegnata nel panorama politico locale per il bene comune. Claudia ha dovuto combattere una dura battaglia personale per la vita, trovando nella maternità lo stimolo per superare la malattia e continuando a dividersi tra i doveri familiari e l’impegno civile con un coraggio che oggi le fa guardare alle difficoltà con occhi diversi. Un altro nucleo di motivazioni riguarda la dedizione silenziosa, la fede e il superamento dei sensi di colpa legati ai ritmi della quotidianità. È il caso di Melania, cresciuta secondo i valori di tre zie profondamente cattoliche. Per lei, madre di due figli, la spiritualità rappresenta il pilastro fondamentale per mantenere la serenità nei momenti difficili. La sua è una forza non urlata, espressa nei piccoli sacrifici quotidiani necessari a tutelare la stabilità familiare. Una tenacia simile emerge nella storia di un’altra Claudia, di professione farmacista, che ha affrontato i sacrifici tipici di una giovane madre lavoratrice. Le motivazioni mettono in luce la sua capacità di superare le tappe più complesse e i sensi di colpa legati alla gestione del tempo, quando gli impegni professionali le impedivano di essere presente all’uscita da scuola dei figli, incarnando un modello di amore incondizionato e di costante senso del dovere. La cerimonia ha vissuto i passaggi più toccanti nel ricordo delle madri che hanno dovuto fronteggiare i dolori più grandi, come la perdita del coniuge o di un figlio. Lella ha saputo mantenere la famiglia al centro della propria vita nonostante l’improvvisa scomparsa del marito e padre dei suoi figli. Di fronte a un evento che ha stravolto la stabilità domestica, è riuscita a preservare un dialogo profondo con i ragazzi, rimanendo il loro punto di riferimento saldo anche nei momenti di maggiore smarrimento. Altrettanto drammatico è il percorso di Raffaella, che dopo aver visto crescere, laurearsi e diventare madri le proprie figlie, ha dovuto affrontare la perdita della figlia Giovanna. Durante i diciotto mesi di una logorante malattia, il cuore di Raffaella ha subìto la ferita più grave senza però piegarsi alla resa, trasformando il dolore in una testimonianza di dignità. Anche Enza ha commosso la comunità salernitana con la memoria del piccolo Romeo, oggi in paradiso. Il loro legame, fondato su una fiducia assoluta e su sentimenti purissimi, continua a esprimersi in un principio di libertà educativa verso gli altri figli. Il Premio del Sorriso ha inoltre valorizzato le esperienze in cui la maternità supera i confini biologici per diventare pura accoglienza sociale attraverso l’adozione e l’affido. Rosalba ha coronato il suo desiderio di maternità con un lungo viaggio oltreoceano. Un volo verso il Brasile le ha permesso di diventare madre di Giovanni, Natal e Davi, tre fratelli a cui ha saputo donare una nuova prospettiva di vita e una stabilità familiare. Un’analoga scelta di accoglienza caratterizza la seconda Giusi premiata, che ha vissuto la maternità como una missione del cuore e un atto di donazione totale. Il suo incontro con il piccolo Michele ha risposto alla fragilità di un bambino bisognoso di affetto con il coraggio della cura quotidiana. In questo contesto si inserisce anche Maddalena, che ha scelto la via dell’adozione accogliendo un figlio con disabilità. Sfidando i canoni tradizionali della normalità e superando le oggettive difficoltà gestionali, Maddalena ha dimostrato che l’amore autentico non conosce barriere fisiche o sociali. Infine, il riconoscimento ha inteso premiare la costanza della cura quotidiana e il sostegno nei confronti dei figli affetti da gravi patologie. Luisa è stata indicata come una figura insostituibile nella crescita, capace di costruire l’identità dei propri figli attraverso piccoli gesti e carezze cariche di affetto. La sua capacità di ascolto e di comprensione dei bisogni ha permesso ai ragazzi di sviluppare sicurezza e fiducia in se stessi. La storia di Anna Maria rappresenta invece un lungo cammino di fede e devozione filiale. Suo figlio Gino, nato sano, ha subìto una tetraparesi spastica a causa di un grave incidente verificatosi proprio durante il parto. Da quel momento, la vita di Anna Maria si è trasformata in un impegno quotidiano volto a impedire che la disabilità imprigionasse l’anima del figlio, camminando al suo fianco con una costanza che ha offerto all’intera città un esempio di solidarietà. Attraverso queste undici storie, il Premio del Sorriso ha confermato la sua funzione di osservatorio della parte più sana e generosa della comunità salernitana.