di Erika Noschese
Decine di lavoratori davanti ai cancelli, cartelloni di protesta e tanta paura. I dipendenti delle fonderie Pisano ieri mattina si sono radunati davanti alla sede della Regione Campania, in via Generale Clark, mentre all’interno si teneva la Conferenza dei Servizi: il loro futuro era legato al parere dell’Asl, della Regione Campania, dell’Arpac e del Comune di Salerno. La loro è una preoccupazione legittima. L’arrivo di Lorenzo Forte, presidente del comitato Salute e Vita, ha acceso gli animi di chi oggi rischia di ritrovarsi senza lavoro da un giorno all’altro. «Verremo a mangiare a casa tua, Lorenzo», ha dichiarato un lavoratore. «Ricordati che ci sono 100 famiglie di mezzo», ha aggiunto un altro. «Vergogna», ha rilanciato un dipendente. Intanto, ieri mattina è arrivata una svolta storica per le fonderie Pisano, che potrebbero presto avviarsi verso la chiusura definitiva. La Conferenza dei Servizi — convocata presso la sede della Regione Campania a Salerno — ha annunciato un preavviso di diniego dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, a seguito della mancata dimostrazione del completo adeguamento alle Bat e ai criteri stabiliti dall’Unione Europea nel 2024, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei limiti sulle emissioni di diossine. Come detto, parere di diniego è giunto da Regione Campania, Università del Sannio che collabora con l’ente Palazzo Santa Lucia, Arpac e Asl mentre il Comune di Salerno non si è espresso, limitandosi a dichiarare la propria incompetenza in quanto si tratterebbe di questioni legate alle Bat e non all’urbanistica. Da oggi, dunque, la proprietà ha dieci giorni di tempo per presentare osservazioni e controdeduzioni. «La Conferenza di Servizi, aperta a maggio 2025, ha un perimetro molto stringente: riguarda esclusivamente la verifica del rispetto delle conclusioni sulle Bat richieste dall’Unione Europea nel novembre 2024. Ciò significa che, a oggi, la società avrebbe già dovuto dimostrare l’adeguamento del sistema impiantistico e industriale a tali prescrizioni», ha spiegato l’assessora regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro. «Nel corso di questi mesi, purtroppo, non è emersa la piena conformità alle bat. È evidente anche un problema di vetustà della struttura, che non consente un adeguamento completo. Pertanto, l’unica soluzione possibile per l’autorità competente, cioè la Regione Campania, è procedere con il diniego per mancato rispetto delle bat». Le fonderie, quindi, non potranno più operare, ma solo al termine della procedura formalmente avviata. Con il preavviso di diniego si apre infatti la fase in cui l’azienda può presentare le proprie controdeduzioni; successivamente sarà adottato il provvedimento definitivo. «Il primo scenario che si apre — e ho già incontrato una delegazione di lavoratori — riguarda la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie. Come Regione Campania, intendiamo prestare la massima attenzione alla salvaguardia della compagine occupazionale e del contesto sociale legato all’azienda. Abbiamo già attivato diverse interlocuzioni: ieri ho avuto un lungo confronto con il Prefetto di Salerno proprio sul tema della tutela dei lavoratori delle Pisano, per cercare di accompagnarli in questa fase che ci auguriamo sia transitoria», ha aggiunto l’assessora Pecoraro. «Non vogliamo immaginare che in Campania non si possa più fare siderurgia: non è questo l’obiettivo. Vogliamo semplicemente che le aziende rispettino i limiti stabiliti dall’Unione Europea. Abbiamo una sentenza di condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ci impone di adeguarci e di individuare strumenti efficaci per porre rimedio ai danni ambientali e sanitari accertati. Il termine concesso è di due anni; uno è già trascorso. Abbiamo quindi l’obbligo, come Stato e come Regione Campania, di attivarci per ottemperare a quanto richiesto dalla Corte», ha detto ancora. Per la Regione Campania, dunque, «i lavoratori sono oggi una priorità assoluta. Metteremo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione, anche insieme alla collega Saggese, che guida l’Assessorato al Lavoro, per individuare le soluzioni migliori a tutela dell’occupazione. Ci auguriamo che ciò sia possibile. Lo ribadiamo: non possiamo pensare che la siderurgia non sia praticabile. La siderurgia “green” esiste, ed è una strada percorribile. La Regione Campania offre piena disponibilità agli imprenditori per individuare siti adeguati, purché siano aree a vocazione industriale e non agricola, e affinché — anche grazie all’accompagnamento delle istituzioni — si crei una sinergia con il tessuto territoriale in cui le attività si inseriscono, così da prevenire eventuali conflitti o criticità con la cittadinanza». Ad esprimere soddisfazione Lorenzo Forte, presidente del comitato Salute e Vita, pronto a battersi a tutela dei lavoratori dello stabilimento di via Dei Greci: «Finalmente si ferma un disastro ambientale. In questo momento il nostro pensiero va ai tanti morti e ai tanti malati che stanno ancora combattendo. Oggi è venuta a mancare un’altra persona, malata di cancro, che abitava accanto alle fonderie: il nostro pensiero va a lei e alla sua famiglia. Ci auguriamo che si interrompa finalmente una tragedia che va avanti da decenni e rispetto alla quale, almeno da vent’anni, il Comune di Salerno avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità. Ancora oggi abbiamo assistito a una dichiarazione di incompetenza, con la dirigente che non ha voluto esprimersi chiaramente in un senso o nell’altro – ha detto Forte – Esprimiamo però piena soddisfazione per l’operato della parte politica e della dirigenza della Regione Campania, che hanno voluto fare la propria parte con serietà. I dinieghi sono arrivati da Arpac, dalla Regione Campania e dall’Asl. Finalmente tutti gli enti erano presenti al tavolo: questo, a nostro avviso, è l’aspetto più importante. Se tutto sarà confermato, lo diciamo fin da ora: dopo la chiusura vogliamo che la bonifica sia a carico della Pisano. Come Comitato Salute e Vita ci batteremo, accanto ai lavoratori, per trovare una soluzione per questi cento operai — cento famiglie che meritano rispetto, come noi, e che consideriamo vittime al pari nostro». Sulla stessa linea Paolo Fierro, presidente dell’Associazione Medicina Democratica: «Rappresenta sicuramente un elemento di grande soddisfazione per noi perché, evidentemente, cogliamo finalmente la vittoria dopo anni e anni di lotte; ma soprattutto segna l’inizio di un importante spiraglio per quanto riguarda la salute di questo bacino di utenza e di questo territorio». Fierro ha ricordato che nel corso del recente incontro con l’Asl l’associazione ha richiesto un sistema di sorveglianza epidemiologica adeguato al livello di esposizione al rischio cui sono state sottoposte queste popolazioni. «Si tratta di un territorio altamente nocivo che necessita di una bonifica: non dobbiamo dimenticare questo passaggio, perché non basta chiudere la fabbrica e pensare che tutto finisca lì. Dobbiamo invece impegnarci a riparare i danni alla salute che questa popolazione ha subito e che continuerà a subire se l’inquinamento resterà concentrato nell’area circostante la fabbrica siderurgica», ha aggiunto il presidente.





