di Erika Noschese
La mobilitazione civile che ha animato la giornata di ieri sull’arenile di via Ligea, meglio conosciuto dai salernitani come la spiaggia della Baia, ha segnato un punto di svolta nel dibattito sul futuro urbanistico e ambientale del territorio. Nonostante le previsioni meteorologiche poco incoraggianti e un cielo plumbeo, una folla variegata e determinata ha risposto all’appello delle associazioni ambientaliste per ribadire un fermo e corale diniego all’ampliamento del porto commerciale, un progetto che rischia di cancellare l’ultima spiaggia libera della zona occidentale della città. Sotto lo striscione “Giù le mani dalla spiaggia”, centinaia di cittadini, rappresentanti istituzionali della Costiera Amalfitana e attivisti hanno unito le proprie voci per chiedere la salvaguardia di un ecosistema già duramente provato. Il cuore della contestazione risiede nelle previsioni del nuovo masterplan portuale che, con orizzonte 2030, contempla il prolungamento dei moli di sopraflutto e di sottoflutto e l’allargamento della banchina di Ponente. Questi interventi, finalizzati a potenziare le cosiddette autostrade del mare, sono visti dai manifestanti come una minaccia diretta alla salute dei residenti e alla vocazione turistica dell’intera provincia. Enzo Ragone, giornalista e promotore della manifestazione, che proprio ieri ha celebrato quello che ha definito un compleanno di lotta, ha chiarito la posizione del comitato sottolineando come Salerno abbia già offerto un tributo altissimo in termini di inquinamento acustico e traffico veicolare. Secondo Ragone, l’allargamento della banchina non porterebbe reali benefici economici o nuovi posti di lavoro per le maestranze locali, ma servirebbe solo a incrementare un modello di trasporto che non genera ricchezza per la comunità, mettendo al contempo a repentaglio l’integrità della Costa d’Amalfi, patrimonio dell’Unesco. Particolarmente incisivo è stato il fronte dei sindaci della Divina, accorsi per testimoniare una contrarietà che non è solo ideologica ma basata su delibere formali dei rispettivi consigli comunali. Andrea Reale, sindaco di Minori, ha espresso la necessità di un dialogo costruttivo che non sacrifichi il territorio. «Siamo qui a testimoniare la voce di tanti consiglieri comunali che hanno deliberato contro questo studio di fattibilità del nuovo porto» ha dichiarato Reale, aggiungendo che la richiesta rivolta all’Autorità Portuale e al Ministero è quella di individuare soluzioni alternative e compatibili. Per il primo cittadino di Minori, è fondamentale garantire che le condizioni ambientali per chi vive e visita la Costiera rimangano intatte, poiché il turismo rappresenta la prima risorsa economica dell’intera provincia di Salerno. A fargli eco è stato Giovanni De Simone, sindaco di Vietri sul Mare, il quale ha sollevato serie preoccupazioni tecniche legate alla sicurezza e alla geomorfologia del litorale. “L’allargamento del molo di Ponente comporterebbe una traiettoria molto più bassa per le navi in entrata e in uscita dal porto, avvicinandola pericolosamente alla linea di costa”, ha spiegato De Simone, avvertendo che l’intervento altererebbe in modo significativo il fondale marino. Il sindaco vietrese ha ribadito che, pur sostenendo la crescita economica, non è possibile accettare lo sviluppo a scapito di un patrimonio dell’umanità. Sulla stessa linea si è espresso Francesco Pappalardo, vice sindaco di Cetara, presente alla manifestazione per sottolineare il rischio che le navi commerciali debbano navigare quasi a ridosso dei litorali di Cetara e Vietri, compromettendo irrimediabilmente l’attrattiva turistica dell’area. La protesta ha evidenziato anche una profonda frattura istituzionale dovuta all’assenza del sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, un vuoto sottolineato con rammarico dagli organizzatori. Tuttavia, il sostegno politico alla causa è apparso trasversale e robusto. Il parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, Franco Mari, ha assunto l’impegno formale di interpellare il Ministero dei Trasporti affinché il masterplan venga reso pubblico e sottoposto a un vaglio trasparente. Anche il consigliere di maggioranza Rino Avella, pur lontano dalla città, ha voluto manifestare la sua piena condivisione degli obiettivi della lotta attraverso i propri canali social. La presenza di figure come l’ex senatore Andrea Cioffi, la consigliera Elisabetta Barone, Donato Pessolano, Titti Santulli e rappresentanti di liste civiche come Salerno in Comune e Salerno Migliore, ha dimostrato come la difesa della spiaggia della Baia sia diventata una battaglia identitaria per la cittadinanza. Il fronte legale e ambientalista si prepara ora a una lunga battaglia burocratica e giudiziaria. L’avvocato Franco Massimo Lanocita, ricordando la storica vittoria contro le trivellazioni petrolifere al largo della Costiera, ha denunciato l’assenza di trasparenza dell’Autorità di Sistema Portuale, preannunciando un’immediata richiesta di accesso agli atti per conto di Italia Nostra. Rosa Carafa e Lorenzo Forte, rispettivamente per Italia Nostra e il Comitato Salute e Vita, hanno ribadito il valore pubblico e sociale dell’arenile, auspicando un coordinamento che possa unificare tutte le vertenze ambientali della città. Anche Michele Buonomo di Legambiente ha rimarcato l’urgenza di fermare un intervento che distruggerebbe un equilibrio ambientale già precario. L’iniziativa ha assunto ieri anche un respiro nazionale grazie all’intervento del Codacons. Il presidente regionale Matteo Marchetti ha confermato che l’associazione non farà svanire l’attenzione su questo tema, collegandolo alla difesa del patrimonio dell’umanità e ricordando l’impegno del Codacons nei processi per disastri ambientali. L’avvocato Pierluigi Morena ha rivelato che verrà presentato un dossier dettagliato direttamente all’Unesco affinché gli enti sovranazionali prendano coscienza del rischio di cancellazione delle spiagge pubbliche e del ridimensionamento dei litorali di Marina di Vietri e Cetara. La giornata si è chiusa con la promessa di una raccolta firme per una petizione popolare, mentre i cittadini di Salerno, Cava de’ Tirreni e Nocera Inferiore hanno lasciato l’arenile con la consapevolezza che la difesa di via Ligea è solo all’inizio.





