Remoli con il libro “Fiume” per non dimenticare - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Remoli con il libro “Fiume” per non dimenticare

Remoli con il libro “Fiume” per non dimenticare

Per non dimenticare, affinché la memoria sia monito per chi ha vissuto gli anni terribili della guerra, per i giovani che devono conoscere la storia per non ripetere l’Olocausto. Il 27 gennaio 1945 l’Armata rossa liberò il campo di concentramento nazista di Auschwitz. E questa data oggi è diventata il segno di una civiltà che non deve dimenticare e dare forza a quella promessa: “Mai più”. Oggi, la società civile, non può che partire da questa data istituendo “Il Giorno della Memoria”, ricorrenza internazionale che ogni anno commemora le vittime dell’Olocausto. Una data che porta alla mente degli anziani lutti e sofferenze per quei meno fortunati che persero la vita nel conflitto mondiale o peggio morirono nei campi di sterminio. Lo scrivente ha avuto il pregio di incontrare un uomo che a soli 2 anni, con la sua famiglia dovette fuggire da Fiume e dopo pericoli e peripezie rientrarono a Campagna in provincia di Salerno. Il suo nome era Mino Remoli. Musicista e scrittore, tenne sempre vivo il ricordo della sua famiglia, dell’olocausto e raccontò con il suo libro “Fiume” la storia terribile di quella terra di frontiera. Remoli per anni fu ospite con il suo libro in tante scuole, dove lasciò ai giovani ragazzi testimonianze di misfatti ed atrocità. Il libro “Fiume” narra, con un racconto appassionato, l’opera umanitaria del commissario Giovanni Palatucci ed il dramma degli ebrei in una città di confine come Fiume, in cui si intrecciano memorie di famiglia al termine del ventennio fascista. Memorie di famiglia in cui Albertino Remolino, padre dello scrittore, fu il corriere da Fiume e Campagna tra il commissario Palatucci e lo zio vescovo Monsignor Maria Giuseppe Palatucci. La lunga trattazione del testo traccia le linee salienti sulla “Questione Fiumana” con l’esodo degli ebrei e la triste pagina delle foibe. Il volume “Fiume” è la cronaca reale delle terre d’Istria, della città multietnica di Fiume e tutte le vicende storiche delle tensioni fra Iugoslavia e Italia che sfociò nelle tristi vicende delle foibe. Una ricerca che l’autore sentì sulla propria pelle e tracciò in pagine appassionate verso le crude verità, per dare voce a personaggi e luoghi troppo presto dimenticati, per ricordarne le ragioni storiche e tutte le circostanze mai affrontate dai governi sui nazionalismi di confine. Le vicende trattate sono la triste storia delle terre d’Istria con le città di Pola, Trieste, Gorizia e la sfortunata Fiume, città di frontiere, terra contesa, crogiuolo di popoli ed etnie che qui si scontrano violentemente. E’ nella “città contesa” di Fiume che prendono corpo le drammatiche vicende umane dove opera il commissario Giovanni Palatucci, incaricato dell’Ufficio Emigrazioni, che con ogni mezzo si adopera per venire incontro ad ebrei fuggiaschi provenienti da tutte le nazioni dall’Est europeo. Il libro è una cronaca amara degli anni terribili in cui l’Italia entra in un secondo conflitto mondiale, dove i venti di guerra furono subito avvertiti con l’entrata in vigore delle leggi razziali del 1938 e con il “Manifesto della razza” che toglieva ogni libertà di vita agli ebrei. È in questo contesto storico che il commissario Palatucci, con i suoi collaboratori, procura documenti per ebrei, zingari e apolidi, in transito per la città di Fiume. Qui, nella storica città Giuliana, maree umane di disperati con a seguito famiglie smembrate provenienti dai Balcani, Croazia, Cecoslovacchia, Polonia, Austria, Ungheria, cercano scampo alle deportazioni. In tutte queste vicende umane tre personaggi diventano autori e complici per salvare famiglie ebree, di cui il soldato Albertino Remolino di Campagna, militare a Fiume, padre dell’autore che diventa un emissario per la comunicazione tra il commissario Palatucci e lo zio Giuseppe Maria Palatucci vescovo di Campagna, città che ospita due campi profughi di ebrei. Sono questi i personaggi che si muovono nella storia disastrosa negli anni del terrore, dove tanto si è scritto ma le storie umane e le ferite sono troppe e nessun tribunale della giustizia riuscì mai a sanare. Cosi deportazioni di famiglie ebree divise e martoriate, si mescolano a vendette naziste attraverso collaborazionisti fascisti ed ancora l’incalzare su Fiume da tutta l’Istria delle orde degli Ustascia di Tito, che apriranno la triste vicenda delle foibe. Il volume è tutto questo: “Fiume città contesa”, ultimo baluardo di città aperta internazionale, crocevia della storia di più Nazioni che qui si sono affrontate e combattute fra mille drammi umani, e di ferite che negli anni a seguire non si sono mai chiuse. Così il dramma di Palatucci, funzionario integerrimo, per concetto antifascista, rimane fino alla capitolazione della città di Fiume a garanzia della libertà dei popoli, combattendo con ogni modo le leggi razziali. Poi l’epilogo, il 13 settembre 1944 il funzionario di polizia viene arrestato dal tenente colonnello Kappler delle SS e tradotto nel carcere di Trieste, da cui, il 22 ottobre, è trasferito nel campo di sterminio di Dachau, dove muore il 10 febbraio 1945, pochi giorni prima della Liberazione, a soli 36 anni. L’autore Remoli in questo volume affronta la vasta argomentazione della “Questione Fiumana”, analizzando, da appassionato storiografo e, sottolineando le varie tappe della città contesa a cominciare dal Patto di Londra, che per dare uno sbocco all’Austria gli assegnò la città Giuliana, poi nel 1919 i Legionari di D’Annunzio la conquistano al grido di “Fiume o morte” a cui segue il Trattato di Rapallo che fa diventare “Fiume Città Stato”, ed ancora con il trattato di Roma del 1934 la città torna italiana fino al 1945, anno in cui sarà conquistata dagli Ustascia di Tito, a cui cambierà il nome in Rijeka e seguirà il dramma delle foibe. Così, Mino Remoli in questo avvincente volume traccia in un racconto lucido e coinvolgente, le memorie di famiglia si intrecciano a quel più ampio discorso delle minoranze etniche che si scontrarono sulle frontiere d’Europa e soprattutto negli alternanti confini delle terre del Friuli Venezia Giulia con le Istriane, dove la storia ha riformulato le nazioni ma le minoranze chiedono ancora verità e memoria. Il valore della memoria per non dimenticare, affinché queste pagine appassionate siano monito per le giovani generazioni per guardare sempre più ad un’Europa di distensione e pace. L’autore di questo significativo volume Mino Remoli, deceduto nel 2023, spese un’esistenza a raccontare dell’olocausto, affinché la memoria sia monito. Giuseppe Ianni