Alla fine ha prevalso la legalità. Ma, prima ancora, ha prevalso il rispetto delle regole su ogni tentativo di piegare il calendario istituzionale a convenienze politiche contingenti. Dopo settimane segnate da tensioni, interpretazioni forzate e indiscrezioni interessate, è ormai certo: subito dopo il voto referendario saranno convocate le elezioni per la presidenza della Provincia di Salerno, fissate per il prossimo 3 maggio. Si chiude così una vicenda che, giorno dopo giorno, ha assunto i contorni di un vero e proprio braccio di ferro politico-istituzionale. Da un lato, il tentativo, neppure troppo velato, di far slittare il voto provinciale oltre le elezioni comunali del capoluogo, con l’obiettivo evidente di saldare le due dinamiche e concentrare il potere decisionale in un’unica figura. Dall’altro, una richiesta chiara e costante: rispettare tempi e norme, senza scorciatoie né forzature. Quel tentativo è fallito. E il dato politico che emerge è di assoluto rilievo: il futuro presidente della Provincia non sarà il futuro sindaco di Salerno, chiunque esso sia. Cade così una delle ipotesi più discusse delle ultime settimane, che avrebbe inciso profondamente sugli equilibri istituzionali e politici del territorio. Determinante, in questo passaggio, è stata la pressione esercitata da più fronti del centrodestra e, in particolare, da Forza Italia. Già nella prima riunione utile, il capogruppo FI-Lega-Noi Moderati in Consiglio provinciale, Pasquale Aliberti, aveva sollecitato con chiarezza la necessità di fissare una data certa. Una posizione ribadita con coerenza nelle settimane successive, fino a diventare un punto politico non più eludibile. La questione è poi approdata anche sul piano parlamentare, con due interrogazioni: una a firma di Imma Vietri per Fratelli d’Italia, l’altra presentata da Pino Bicchielli e Attilio Pierro per Forza Italia. Un’iniziativa che ha contribuito ad alzare il livello del confronto istituzionale, imponendo una risposta chiara e definitiva. Negli ultimi giorni, lo stesso Bicchielli è tornato a sollecitare con forza la fissazione della data, accelerando un processo che non poteva più essere rinviato. Il risultato, oggi, è sotto gli occhi di tutti: il 3 maggio si vota. Si apre ora la vera partita politica. Secondo i primi rumors, nel campo del centrosinistra il nome destinato a catalizzare il consenso è quello di Giuseppe Lanzara, sindaco di Pontecagnano Faiano, figura che, almeno nelle intenzioni, potrebbe tenere insieme le diverse anime della coalizione, inclusa l’area riconducibile a Vincenzo De Luca. Sul fronte opposto, il centrodestra sembra orientato a convergere su Pasquale Aliberti, sindaco di Scafati, che in queste ore sta anche lavorando per allargare ulteriormente il perimetro della propria coalizione al Comune, rafforzando i rapporti con Fratelli d’Italia e consolidando la propria esperienza amministrativa. Si profila, dunque, uno scontro politico di alto profilo. Non soltanto una competizione tra amministratori locali, ma una vera e propria prova di forza tra modelli alternativi di governo del territorio. La vicenda di queste settimane consegna, però, una lezione chiara: le istituzioni non possono essere piegate alle convenienze del momento. Quando il confronto si sposta sul terreno delle regole, non esistono scorciatoie. E chi prova a forzarle, inevitabilmente, è destinato a soccombere. Il 3 maggio non sarà soltanto una data elettorale. Sarà, prima di tutto, la conferma che, almeno questa volta, ha prevalso il principio più semplice e, al tempo stesso, più difficile da difendere: quello della legalità.





