I giudici della Corte d’Appello hanno completamente ribaltato l’esito del processo di primo grado, assolvendo Antonio Ascoli e Luigia Aliberti e ponendo una svolta decisiva in una vicenda giudiziaria che aveva suscitato un fortissimo clamore nell’intero territorio salernitano. Nella giornata di ieri la Seconda Sezione Penale si è pronunciata sui ricorsi presentati dai legali dei due imputati, riformando integralmente la sentenza di condanna emanata lo scorso sette aprile dal Tribunale di Salerno e disponendo la piena assoluzione per entrambi con la formula «perché il fatto non sussiste». I FATTI. Il procedimento riguardava fatti contestati nell’anno scolastico 2009-2010 all’interno della scuola dell’infanzia di Coperchia di Pellezzano. Ad Ascoli, che all’epoca svolgeva le funzioni di collaboratore scolastico, era contestato un episodio di violenza sessuale ai danni di un bambino di età inferiore ai dieci anni. Inoltre, agli altri imputati erano contestati una serie di episodi di violenza sessuale ai danni di minori, così come era stata contestata la produzione di materiale pedopornografico attraverso fotografie che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero state realizzate durante gli episodi contestati. Un verdetto netto, che modifica radicalmente l’esito del precedente grado di giudizio e ribalta la ricostruzione sulla quale il Tribunale aveva fondato la propria decisione. In primo grado, infatti, Antonio Ascoli, difeso dall’avvocato penalista Michele Sarno, era stato condannato a nove anni di reclusione, una pesante affermazione di responsabilità penale che viene ora completamente riformata dalla Corte d’Appello. Il collegio giudicante, letto e applicato l’articolo 605 del codice di procedura penale, ha accolto le argomentazioni delle difese, che hanno sempre sostenuto la totale estraneità dei due assistiti rispetto ai reati contestati e l’assenza di elementi di prova idonei a dimostrare le condotte illecite contestate. La decisione pubblicata ieri pomeriggio non si limita ad assolvere gli imputati, ma comporta anche la revoca delle pene accessorie che erano state applicate contestualmente alla sentenza di primo grado, oltre alla riforma delle statuizioni civili. Contestualmente, la Corte d’Appello ha disposto la revoca delle provvisionali economiche che erano state assegnate in favore delle parti civili costituite nel processo, modificando così anche le conseguenze economiche derivanti dalla precedente pronuncia del giudice di prime cure. Fin dai primi momenti successivi alla lettura del dispositivo in aula si è compresa la portata della decisione, che accoglie le argomentazioni di una strategia difensiva tesa a dimostrare l’assenza di responsabilità penale in capo ad Antonio Ascoli e Luigia Aliberti. L’esito del giudizio di appello rappresenta una svolta radicale in una vicenda complessa che per mesi ha tenuto con il fiato sospeso l’opinione pubblica e gli ambienti giudiziari della provincia. Durante il dibattimento svolto davanti ai giudici d’appello, le difese avevano evidenziato in modo puntuale quelle che ritenevano essere le lacune ricostruttive presenti nella sentenza emessa il sette aprile 2025, mettendo in luce, secondo la loro prospettazione, una non corretta interpretazione delle risultanze istruttorie e una diversa lettura del quadro probatorio complessivo. Quelle valutazioni, che nell’aprile scorso avevano portato alla pronuncia di colpevolezza, sono state dunque superate dal collegio di secondo grado, che ha riconosciuto l’insussistenza dei fatti contestati nei termini posti alla base della precedente condanna. Con la formula «perché il fatto non sussiste», la Corte ha escluso la responsabilità penale degli imputati per i fatti oggetto del processo, disponendone l’assoluzione. Grande la soddisfazione espressa dall’avvocato Sarno, subito dopo il deposito del dispositivo, il quale ha evidenziato come la decisione rappresenti il riconoscimento delle ragioni sostenute nel corso del procedimento e concluda favorevolmente per i loro assistiti un lungo percorso giudiziario. Le motivazioni dettagliate della sentenza d’appello saranno depositate nei termini fissati dalla legge e permetteranno di comprendere nel dettaglio le ragioni logico-giuridiche che hanno spinto i giudici della Corte d’Appello a riformare la pronuncia di primo grado, chiarendo i passaggi attraverso i quali il collegio è giunto all’assoluzione di entrambi gli imputati. Resta l’impatto di una pronuncia che modifica profondamente l’esito del procedimento rispetto al primo grado di giudizio e che conferma il ruolo del secondo grado nel riesame delle decisioni assunte dal giudice di prime cure. Per Antonio Ascoli e Luigia Aliberti la giornata di ieri segna dunque una svolta importante nel percorso giudiziario che li ha coinvolti, con una sentenza d’appello che ha ribaltato la precedente condanna e disposto l’assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste». Saranno ora le motivazioni della Corte a consentire di conoscere nel dettaglio l’iter logico e giuridico seguito dai giudici e le ragioni che hanno portato a una decisione profondamente diversa rispetto a quella assunta dal Tribunale di Salerno nel primo grado.







