Pagani. Opere abusive, il Tar boccia i Petrosino-D'Auria - Le Cronache Provincia
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Pagani. Opere abusive, il Tar boccia i Petrosino-D’Auria

Pagani. Opere abusive, il Tar boccia i  Petrosino-D’Auria

Pagani. “In pendenza della istanza di sanatoria l’ordinanza di demolizione non perde efficacia ma rimane solo temporaneamente paralizzata, conseguendo da ciò che la presentazione della domanda di sanatoria di conformità non determina l’improcedibilità, per sopravvenuta carenza d’interesse, dell’impugnazione proposta avverso l’ordinanza di demolizione”. È uno dei passaggi del Tar ( Nicola Durante presidente, a latere Gaetana Marena e Roberto Ferrari) sul ricorso respinto ai Petrosino D’Auria contro le demolizioni delle opere ritenute abusive da Palazzo San Carlo. L’istanza era contro il Responsabile del Settore Pianificazione Urbanistica e Sua del Comune di Pagani che aveva deciso dopo oltre 60 giorni (il termine di legge è 3 mesi) di “non accogliere” la richiesta di accertamento di conformità presentata. “Circa la deduzione dello stato legittimo dell’immobile, la ricorrente ha svolto considerazioni di carattere generale, senza riuscire a fornire un’adeguata dimostrazione, mentre è noto che a fronte dell’affermazione dello “tato legittimo” l’interessato debba egli stesso fornire prova o comunque” . Elementi utili non sarebbero stati forniti al contrario del diniego contestazione che aveva invece descritto lo stato dei luoghi, precisandone le modificazioni correlate all’inserzione di opere abusive e in particolare della cucina e dell’attigua tettoia dell’immobile”. A settembre l’altra bocciatura per aver impugnato l’atto di annullamento in autotutela della Scia presentata a marzo 2025 a fronte dell’ordinanza di demolizione di fine febbraio sempre di un anno fa firmata da Palazzo San Carlo, assistito dall’avvocato Virginia Galasso, che riguardava l’inglobamento di una cucina deposito all’interno di un più ampio immobile in un fondo agricolo di via Mangioni a Pagani. Una vicenda che affonda radici dal lontano 2008 e che aveva creato non pochi imbarazzi e screzi agli amministratori dell’epoca dell’ente di piazza Bernardo D’Arezzo. Da allora un continuo susseguirsi di guerre a colpi di carta bollata che avevano visto spesso il Comune soccombere davanti alle ragioni mosse dalla moglie del boss e dalla stessa famiglia. A fondamento dell’atto impugnato, l’amministrazione guidata dal sindaco Lello De Prisco, aveva posto due motivi: “La Scia in sanatoria che non costituisce idoneo strumento ai fini della regolarizzazione di quanto proposto dalla signora , trattandosi di interventi rientranti nella categoria “Nuova Costruzione” per le quali sarebbe dovuto occorrere il Permesso di costruire, poiché nel caso di specie le opere sono state realizzate in assenza di autorizzazione- scrivono i giudici del Tar- assenza del necessario atto di assenso alla presentazione di istanza, con espressione diretta dell’amministrazione comunale, proprietaria del compendio immobiliare”. E già in precedenza il Tar aveva chiarito che “per respingere il ricorso è sufficiente il richiamo alla natura dell’opera così descritta nel provvedimento ai fini della motivazione del diniego: “l’intervento abusivamente realizzato consiste nella demolizione di una parte di immobile privo di legittimità urbanistica e rientrante nella categoria d’intervento di nuova costruzione e quindi trattasi di opere realizzate prive di permesso di costruire”. Ora il Comune potrà procedere con la demolizione ulteriore ricorso al Consiglio di Stato.