Ottant’anni dal primo voto delle donne in Italia - Le Cronache Attualità
Attualità

Ottant’anni dal primo voto delle donne in Italia

Ottant’anni  dal primo voto delle donne in Italia

di Vito Leso

Quando si parla di suffragio femminile in Italia viene in mente il 2 giugno 1946, giorno del referendum istituzionale e dell’elezione dell’Assemblea Costituente. In realtà, la “prima” delle Italiane nella vita politica attiva e diretta avvenne un po’ prima, sancita dal Decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946 che permise alle donne con almeno 25 anni di età di poter eleggere ed essere elette alle prime elezioni amministrative postbelliche che si svolsero nella primavera del ’46. Ancora all’inizio del secolo scorso, le donne erano escluse dalla vita e dagli affari pubblici del Paese. Nel lento cammino verso l’uguaglianza dei diritti, arriva la Prima Guerra Mondiale: le donne sono impegnate, per necessità, nei lavori di responsabilità fino allora delegati agli uomini chiamati al fronte. Con la Legge Sacchi del 1919 – sulla spinta del movimento delle “suffraggette” per il diritto al voto femminile, nato nella seconda metà del Ottocento in Gran Bretagna – le donne ottennero l’emancipazione giuridica, avendo «pari titolo degli uomini all’esercizio di tutte le professioni ed a coprire tutti gli impieghi pubblici esclusi gli impieghi giurisdizionali o che attengono alla difesa militare dello Stato». Anche papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente a favore del diritto di voto femminile. Con l’avvento del fascismo la questione si congelò e la donna tornò a ricoprire il ruolo esclusivo di figura custode del focolare domestico. La svolta arrivò con il Secondo conflitto mondiale, durante la Resistenza, con molte partigiane che divennero staffette, informatrici e parte attiva nella lotta contro l’occupazione nazifascista. Terminata la guerra, la Liberazione divenne un punto di non ritorno per il Paese e anche per i diritti delle donne. In occasione del Consiglio dei Ministri del 30 gennaio 1945, venne esaminata per la prima volta l’estensione del voto alle donne dai 21 anni, sancita con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 31 gennaio 1945. Ma è il decreto n. 74 del 10 marzo 1946, in occasione delle prime elezioni amministrative postbelliche, che le donne con almeno 25 anni di età potevano eleggere ma soprattutto essere elette. Tra il 10 marzo e il 7 aprile 1946, si andò alle urne in oltre 5.700 Comuni nelle prime elezioni amministrative postbelliche: furono elette le prime donne nei Consigli comunali e sei divennero sindache: Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro; Ninetta Bartoli a Borutta, in provincia di Sassari; Ada Natali, che sarà poi parlamentare, a Massa Fermana, in provincia di Fermo; Ottavia Fontana a Veronella, in provincia di Verona; Elena Tosetti a Fanano, in provincia di Modena; Lydia Toraldo Serra a Tropea, in provincia di Vibo Valentia. Si avvicinava la data del 2 giugno, referendum per scegliere il futuro assetto politico del Paese (Monarchia o Repubblica) e contestualmente l’elezione dell’Assemblea Costituente che avrebbe poi redatto la Costituzione Italiana. Come ricorda la giornalista Anna Garofalo: «Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore». Il 2 giugno 1946 l’affluenza raggiunse quasi il 90%, in equilibrio tra uomini e donne. Il 25 giugno tra i banchi dell’Assemblea Costituente appena aperta sedevano anche 21 donne: appena il 3,6% e tuttavia una minoranza combattiva e incisiva. Tra loro, Nilde Iotti che nel 1979 diventerà la prima donna nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire la terza carica dello Stato, la presidenza della Camera dei deputati. Circa quarant’anni dopo, Maria Elisabetta Alberti Casellati divenne la prima donna a ricoprire la carica di Presidente del Senato della Repubblica italiana e quattro anni dopo, nel 2022, Giorgia Meloni la prima donna Presidente del Consiglio dei Ministri. Diverse per età, estrazione sociale, generazione e colori politici, le donne in politica sono state unite nella battaglia per il principio di uguaglianza (Articolo 3 della Costituzione) decretato da un accesso all’elettorato attivo che mosse il suo primo passo epocale ottant’anni fa.