La crisi mondiale, figlia dei conflitti, in particolare in Medio Oriente, continua a produrre pesanti effetti sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento. Dopo la fase di relativa distensione dei mesi scorsi, che aveva portato ad una riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, a partire da agosto, le tensioni si sono nuovamente intensificate. I
l mancato accordo, che ha comportato l’immediata chiusura al traffico marittimo e la ripresa degli attacchi alle navi commerciali e agli impianti di raffinazione, hanno riportato il prezzo del petrolio su livelli prossimi ai 100 dollari al barile (+31% nel confronto tra febbraio e agosto 2026), mentre il gasolio (inteso come “materia prima”) è andato ben oltre, segnando una variazione del +86,8%.
“La risalita dei valori del greggio – dice Fabio Napoli, Presidente di ANCE Salerno, sta incidendo, in particolare, sul prezzo del bitume stradale che, dallo scoppio del conflitto bellico è aumentato del 43,2%; per i prodotti plastici gli aumenti sono stati superiori al 20%. Analogamente al gasolio, anche il gas naturale riporta un incremento molto sostenuto (+92,3%), dovuto alla riduzione dell’export da parte del Qatar e soprattutto in virtù della forte domanda coincisa con l’intensa ondata di calore che ha colpito l’Europa nei mesi estivi. A sua volta anche l’energia elettrica ha sperimentato un consistente aumento (+57,3%), dinamica sostenuta dalla crescita delle quotazioni del gas, principale combustibile per le centrali termoelettriche”. Ma il comparto non è in sofferenza solo per l’aumento sconsiderato del greggio.
A condizionare negativamente l’edilizia provvede anche il rialzo di tutte le materie prime. “Il ferro tondo, ad esempio – prosegue Napoli – dopo aver fatto registrare un balzo in primavera è rimasto stabile durante tutta l’estate, accumulando così una variazione di prezzo da febbraio 2026, pari a poco più del 20%. In questo scenario, se i prezzi delle materie prime continueranno ad assestarsi su tali livelli, il rischio è quello di compromettere la regolare prosecuzione dei lavori in corso e di quelli che sono stati programmati e aggiudicati sulla base di condizioni economiche profondamente diverse da quelle attuali, compresi quelli del PNRR ancora in fase realizzativa”.
L’ANCE ha più volte evidenziato questa criticità e il Governo ha offerto una prima risposta al rischio di tensioni finanziarie per le imprese prevedendo, nel DL Infrastrutture (DL 107/2026), alla sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione nei contratti di lavori pubblici, seppur con l’esclusione dei lavori finanziati dal PNRR.
“Sicuramente un segnale che abbiamo colto con soddisfazione – conclude – ma che non può, né deve, rimanere isolato anche perché il perdurare di questa situazione rischia di riflettersi negativamente su tutti gli appalti in corso, anche quelli pubblici con particolare riferimento a tutti i cantieri che afferiscono al PNRR. Appare, allora, indispensabile, individuare gli strumenti più idonei per salvaguardare la continuità dei lavori, evitando difficoltà di liquidità per le imprese e adottando misure volte a preservare l’equilibrio contrattuale, analogamente a quanto accaduto dopo la crisi pandemica e lo scoppio del conflitto in Ucraina”.










