Pagani/Sant’Egidio del Monte Albino. La verità sulla morte dell’ imprenditore nel campo della telefonia Francesco Vitolo, trovato cadavere sabato notte con una coltellata nel costato, si saprà solo tra 90 giorni, quando il medico legale Consalvo depositerà l’esito dell’esame effettuato ieri pomeriggio in obitorio all’Umberto di Nocera Inferiore. I primi riscontri, invece, sono stati consegnati a tarda sera nelle mani del sostituto procuratore Gianluca Caputo che dovrà tirare le prime conclusioni circa il decesso del 63enne per il quale et finita in carcere la moglie Raffaella Cirillo di Angri con l’accusa di omicidio volontario..Arresto non convalidato giovedì dal gip Giovanni Pipola del tribunale di Nocera Inferiore che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore confermando il carcere per la donna respingendo l’istanza presentata dai difensori Concetta Galotto e Manuel Capuano che avevano chiesto la detenzione domiciliare. All’autopsia hanno assistito anche i consulenti di parte nominati da fratelli e figli quali parti civili e della stessa donna. La 55enne era l’unica persona presente in casa nella villa di viale degli Aranci sabato sera e inizialmente aveva allertato il 118 parlando di un presunto malore del marito. All’arrivo dei sanitari, il corpo di Vitolo è stato trovato riverso in bagno, con una ferita al costato. L’esame dovrà appurare se la coltellata sia stata letale oppure la morte sia dovuta a un malore conseguenza della ferita, non profonda, causata dal corpo tagliente. La ferita da arma da taglio rilevata all’altezza del costato, infatti, è stata ritenuta poco profonda dal medico legale che ha eseguito l’esame esterno sul cadavere. Un elemento che rende più complesso il lavoro degli inquirenti, chiamati a ricostruire con esattezza i fatti accaduti. Se è vero che la ferita era poco profonda, potrebbe non essere stata la causa del decesso, ma anche questo aspetto potrà essere chiarito solo a seguito dell’autopsia. L’imprenditore, aggredito e ferito superficialmente, potrebbe essere stato colto da un malore, rivelatosi poi fatale. Nel caso della morte con coltellate l’indagata rischia l’ergastolo e nel secondo una condanna molto più lieve, dovendosi applicare l’articolo del codice che punisce la morte conseguenza di altro delitto con una pena tra i 10-15 anni di reclusione. Da verificare anche l’ipotesi che l’uomo avesse lui il coltello e quindi si fosse suicidato, ma di questo al momento non c’è prova. Contrastanti sono le dichiarazioni dell’indagata fornite nelle varie fasi di indagine. Da esaminare anche le macchie di sangue trovate su un divano di casa, in un altro ambiente della villa, diverso dal bagno dove è stato trovato esamine il corpo di Franco Vitolo. Ulteriori verità potrebbero emergere già nella giornata di oggi quando nelle mani della procura finiranno i primi esiti dell’esame, poi si valuterà la posizione della donna per la quale il gip ha confermato il carcere respingendo la richiesta dei legali per i domiciliari.





