Morte di Antonio Meloro, quattro condanne in Appello - Le Cronache Attualità

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Morte di Antonio Meloro, quattro condanne in Appello

Morte di Antonio Meloro, quattro condanne in Appello

La Corte d’Appello di Salerno ha accolto integralmente l’appello presentato dai familiari di Antonio Meloro, operaio quarantaduenne morto il 28 giugno 2012 a Nocera Superiore dopo essere stato folgorato da una corrente a media tensione di 20.000 volt durante lavori in una cabina elettrica.

Con la sentenza pronunciata nella serata di ieri, il collegio presieduto da Ubaldo Perrotta, con relatrice Maria Zambrano e giudice a latere Emma Conforti, ha riformato la decisione di primo grado del Tribunale di Nocera Inferiore e ha condannato tutti e quattro gli imputati per la morte del lavoratore.

In primo grado, nel novembre 2023, erano stati condannati solo i legali rappresentanti della Sud Arredi S.a.s.. Erano invece stati assolti Colavolpe Ciro, responsabile dell’impianto Enel, e Odierna Angelo Andrea, preposto della ditta appaltatrice SO.I.GE.A. S.r.l. Inoltre era stata negata alle parti civili la provvisionale immediatamente esecutiva.

I familiari di Meloro — la moglie Antonietta Cianciulli e i figli Cosmo e Virginia, assistiti dall’avvocato Michele Tedesco — avevano impugnato la sentenza insieme alla Procura Generale, contestando le assoluzioni e il mancato riconoscimento della provvisionale.

La Corte d’Appello, condividendo l’impostazione accusatoria sostenuta dal sostituto procuratore generale Maria Carmela Polito e dalle parti civili, ha condannato Colavolpe e Odierna alla pena di un anno e sei mesi di reclusione ciascuno, confermando le condanne già inflitte ai fratelli Sabbatino.

Sul piano civile, tutti e quattro gli imputati sono stati condannati in solido al risarcimento del danno in favore dei familiari di Antonio Meloro, da liquidarsi in separata sede. La Corte ha inoltre riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 30.000 euro per ciascuna parte civile, oltre alla condanna alle spese di entrambi i gradi di giudizio.

Secondo quanto evidenziato nel ricorso accolto, tra i profili contestati vi erano la mancata indicazione di elementi elettrici interferenti nel Piano di Lavoro, l’assenza del Piano di Intervento sul luogo di lavoro, la consegna dell’impianto in condizioni non pienamente sicure e l’omessa adozione delle misure di messa a terra e in corto circuito previste dalle prescrizioni antinfortunistiche.

La sentenza ribadisce un principio di rilievo generale: la sicurezza nei luoghi di lavoro è una responsabilità condivisa e solidale tra tutti i soggetti coinvolti nella filiera — committente, appaltatore, datore di lavoro e preposto — che devono cooperare, informarsi e coordinarsi per garantire l’incolumità dei lavoratori.