L'ultimo regalo di Alfieri: Capaccio va in dissesto finanziario - Le Cronache Provincia
Provincia Capaccio Paestum

L’ultimo regalo di Alfieri: Capaccio va in dissesto finanziario

L’ultimo regalo di Alfieri: Capaccio va in dissesto finanziario

di Erika Noschese

Acerno, Ascea, Buonabitacolo, Camerota, Capaccio Paestum, Cava de’ Tirreni, Contursi Terme, Mercato San Severino, Montecorvino Pugliano, Pagani, Pertosa, Petina, San Cipriano Picentino, Sant’Angelo a Fasanella, Salerno e Scafati: sono i Comuni della provincia di Salerno con procedure attive di crisi finanziaria. È quanto emerge dalla relazione della Corte dei Conti che aggiorna il Parlamento sulla situazione degli enti locali in difficoltà finanziaria, con riferimento ai casi registrati nel 2024, nel primo semestre del 2025, alla variazione dello stock complessivo e alle procedure attualmente attive. Tra le regioni in cui il fenomeno appare strutturale c’è la Campania, con 13 casi complessivi: 5 dissesti e 8 piani di riequilibrio. Per quanto riguarda il Comune di Salerno, va ricordato che l’allora assessore al Bilancio Paola Adinolfi, per evitare il dissesto finanziario, ha stipulato il cosiddetto Patto con il Governo senza aver mai attivato, neanche in passato, procedure di crisi. «Il punto di partenza del Patto di Salerno è il risultato di amministrazione, accertato con il rendiconto 2021, pari a 169,9 milioni di euro. Le misure scelte nell’ambito della richiamata cornice normativa sono: “l’incremento dell’addizionale comunale all’Irpef, in deroga al limite previsto”; l’istituzione “dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco portuale per passeggero, per gli anni dal 2023 al 2026, nella misura di 1,50 euro per passeggero”; “la valorizzazione delle entrate patrimoniali, attraverso la ricognizione del patrimonio, le attività di alienazione degli immobili e l’incremento delle risorse derivanti da concessioni patrimoniali per ciascuna annualità del periodo 2023-2035”; “l’incremento della riscossione delle entrate proprie”; “misure di razionalizzazione previste nel piano delle partecipazioni societarie”; “la riorganizzazione e lo snellimento della struttura amministrativa, il riordino degli uffici e degli organismi, il rafforzamento della gestione unitaria dei servizi strumentali, l’incremento della qualità, della quantità e della diffusione su tutto il territorio comunale dei servizi erogati alla cittadinanza”; “la razionalizzazione dell’utilizzo degli spazi occupati dagli uffici pubblici, al fine di conseguire una riduzione della spesa per locazioni passive”; “l’incremento degli investimenti attraverso la ricerca di opportunità di finanziamento, con report bimestrale sulle attività effettuate”», si legge nella relazione della Corte dei Conti. Il Patto, stipulato nel 2022, prevede un piano di rientro che si concluderà nel 2044, attraverso quote annuali tali da consentire, entro il 2033, il recupero di 109.298.967 euro di disavanzo. I restanti 9.266.093 euro saranno recuperati tra il 2034 e il 2044. Anche l’amministrazione provinciale di Salerno ha attivato una procedura di riequilibrio nel 2017, ancora in fase di istruttoria. Focus provincia di Salerno La provincia di Salerno registra, tra i 16 Comuni in crisi, 5 centri con popolazione superiore ai 15.000 abitanti (tra cui Cava de’ Tirreni e Scafati, che superano i 50.000 abitanti). Il Comune di Cava de’ Tirreni aveva attivato la procedura di riequilibrio nel 2022. L’esame ministeriale è stato relativamente rapido (133 giorni), mentre più lungo è stato il tempo impiegato dalla Sezione regionale (472 giorni), che ha svolto una lunga istruttoria prima di approvare il piano. Il tema della pluralità dei disavanzi, ciascuno con il proprio piano di ammortamento, ha inciso sulla durata del piano che, dai 20 anni originari, è stato ridotto a 15 dopo lo scorporo del disavanzo da riaccertamento (20.448.690 euro, corrispondenti a 30 rate annuali da 681.623 euro), di quello dovuto al FAL (10.334.780 euro, in 10 rate annuali a partire dal 2021) e della componente connessa allo stralcio delle cartelle esattoriali (1.172.680 euro, in 5 rate annuali pari a 234.536 euro a partire dal 2020). Il Comune ha fatto ricorso per vari anni all’anticipazione di tesoreria, che non è riuscito a restituire integralmente a fine esercizio, segnale di forte criticità nella gestione corrente. Tuttavia, tale fenomeno è migliorato nel 2022 e nel 2023, primi anni di attuazione del Piano, durante i quali non sono state richieste anticipazioni ed è stata ricostituita la cassa vincolata. Nel corso degli anni 2021 e 2022 l’ente ha inoltre proceduto all’eliminazione di una massa rilevante di residui attivi (rispettivamente 17,3 e 30,5 milioni di euro), con conseguente peggioramento del disavanzo. Nel maggio 2024, invece, la Sezione regionale ha verificato la chiusura della procedura di riequilibrio del Comune di Nocera Inferiore, attivata nel 2013 con successiva approvazione del Piano, della durata di dieci anni (2013-2022). Le cause dello squilibrio strutturale erano legate alla scarsa capacità di riscossione dei residui e alla conseguente crisi di liquidità. Tra gli elementi caratterizzanti del Piano figuravano il recupero di spazi finanziari derivanti dai pensionamenti nel corso del decennio e dall’estinzione dei mutui in ammortamento, oltre a un sensibile incremento delle entrate (attraverso la lotta all’evasione e l’emersione di base imponibile) e a una quota significativa di alienazioni immobiliari. Il Comune ha inoltre usufruito di una consistente anticipazione di liquidità, per complessivi 65.242.507 euro, resa possibile dal decreto-legge n. 35/2013 e dai successivi rifinanziamenti. Capaccio Paestum, new entry Il Comune di Capaccio Paestum ha attivato la procedura di riequilibrio con deliberazione del 28 ottobre 2024 e ha approvato un Piano della durata di 20 anni (2024-2043). Il sindaco del Comune è stato arrestato nell’ottobre 2024 nell’ambito di un’indagine su presunti appalti truccati. Era stato eletto nel maggio 2019 e riconfermato nel giugno 2024 con l’87,3% dei voti. La vicenda giudiziaria, come spesso accade in questi casi, si intreccia con le condizioni finanziarie molto critiche del Comune: la certificazione del revisore attestava già a febbraio 2024 un «disavanzo milionario» e la minoranza aveva chiesto al sindaco «di fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni». Già nel febbraio 2024 la Sezione regionale, nell’ambito del controllo sugli equilibri di bilancio, aveva evidenziato numerose criticità: nelle modalità di determinazione della cassa vincolata (dal 2015 al 2022), nella mancata ricostituzione delle anticipazioni di cassa utilizzate, nei ritardi nei pagamenti dei debiti, nonché nel sottodimensionamento e negli errori di determinazione del Fondo di garanzia crediti commerciali, del FCDE, del FAL, del Fondo contenzioso e del Fondo perdite delle società partecipate. All’attivazione della procedura la Sezione regionale ne ha preso atto (deliberazione n. 17 del 16 gennaio 2025), riservandosi ogni ulteriore valutazione dopo l’approvazione del Piano. Il rendiconto 2023 evidenzia, come detto, un risultato di amministrazione (E) pari a -40.932.761 euro. L’importo comprende anche il maggiore disavanzo prodotto dal passaggio al metodo di calcolo ordinario del FCDE, pari a 8.571.884 euro, da scorporare e ripianare in 15 anni a partire dal 2021. Il risultato effettivo da considerare è quindi pari a -32.360.876 euro. A tale disavanzo vanno sommate ulteriori passività stimate durante la predisposizione del Piano: Fondo rischi contenzioso e spese legali per 15.050.526 euro, Fondo passività potenziali per 3.339.593 euro, debiti fuori bilancio da riconoscere per 77.304 euro, Fondo passività pregresse per 1.865.412 euro e la quota di riaccertamento straordinario dei residui per 6.304.694 euro. Complessivamente, la massa passiva da ripianare raggiunge i 58.998.407 euro, con uno squilibrio pro capite di circa 2.638 euro per abitante. Il Comune ha inoltre provveduto ad aggiornare il FCDE applicando il metodo di calcolo ordinario, portandone la consistenza a 51.376.110 euro, e ha stimato il debito residuo per la restituzione delle anticipazioni di liquidità in 11.920.378 euro al 31 dicembre 2023.

Articolo Precedente