Legge elettorale, la protesta di Maraio - Le Cronache Attualità
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Legge elettorale, la protesta di Maraio

Legge elettorale, la protesta di Maraio

di Erika Noschese

Dalla piazza ai social. La protesta contro la nuova legge elettorale allarga i suoi confini e, nel centrosinistra, non risparmia nessuno. Ieri mattina, il segretario nazionale del Psi, Enzo Maraio, nell’ultima giornata della Festa nazionale dell’Avanti! a Campobasso, ha dato vita a una protesta simbolica organizzata dai socialisti contro le nuove norme previste dalla legge elettorale. «Stracciamo simbolicamente le tessere elettorali. Se questa è la democrazia, tanto vale stracciarle – ha dichiarato Maraio – Seimila firme per collegio, oltre 370mila in tutta Italia e persino il no alla raccolta digitale: non sono regole per garantire la partecipazione, ma ostacoli per limitarla». Il segretario nazionale del Psi si è poi soffermato su quella che ha definito «un’anomalia tutta italiana»: «Cambiamo le leggi elettorali con una frequenza che non ha eguali nelle grandi democrazie. Chi scrive queste norme non sembra pensare alla rappresentanza e al pluralismo da garantire, ma agli avversari da colpire e alle rendite di posizione da conservare». Quindi ha ricordato la mobilitazione delle prossime ore: «Ci daremo da fare con gli amici di Più Europa e Progetto Civico, con il sostegno di tutta la coalizione, e vedremo cosa accadrà. Guardiamo al presidente Mattarella, garante e custode della Costituzione. Di fronte a un attacco al pluralismo e alla partecipazione democratica, il Capo dello Stato resta l’ultima e più alta garanzia istituzionale». Infine, le critiche al governo: «C’è un paradosso che chiarisce tutto: Giorgia Meloni festeggia la longevità del suo governo e, nello stesso tempo, vuole cambiare la legge elettorale che le ha consentito di vincere e governare. È la prova che queste riforme non nascono per correggere ciò che non funziona, ma per costruire regole contro qualcuno e a vantaggio di qualcun altro». La polemica, però, non si è fermata alla piazza e ieri si è trasferita sui social, dove si è registrato un botta e risposta tra Simone Valiante, sindaco di Cuccaro Vetere e responsabile regionale per gli Enti locali di Progetto Civico Italia, e il viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli. «Introdurre norme che impediscono la partecipazione democratica può fare esultare solo quella politica debole e autoreferenziale che non vede l’ora, dopo aver bloccato, con questa legge elettorale, più del 90 per cento dei parlamentari che saranno nominati da Roma, addirittura di impedire a cittadini che si organizzano in nuovi movimenti di poter partecipare alle elezioni con norme anticostituzionali – ha dichiarato Valiante – Sono norme che servono a far sopravvivere ormai gruppi consolidati, a destra come a sinistra, disinteressandosi in maniera irresponsabile dei milioni e milioni di italiani che giustamente non possono più scegliere e che non vanno più a votare». L’esponente del movimento politico fondato da Alessandro Onorato ha poi annunciato la sua presenza alla manifestazione di protesta indetta per oggi davanti al Senato. «Una protesta civile, perché solo una classe politica di deboli e irresponsabili può continuare a giocare con le regole della partecipazione democratica», ha aggiunto Valiante. Non si è fatta attendere la replica di Cirielli: «Ma perché non le hai introdotte tu mentre eri parlamentare e perché il Pd ha votato contro alla Camera? La verità è che Fratelli d’Italia le ha introdotte dopo 35 anni e voi, mentre c’eri anche tu per dieci anni, che avete governato, no», ha attaccato il viceministro. Immediata la controreplica del primo cittadino: «Perché, come sai, fa comodo a tutti non averle, a destra come a sinistra. Io, infatti, ho avuto l’opportunità di fare il parlamentare solo grazie alle primarie volute da Bersani, altrimenti non ci sarei mai arrivato. Però è da irresponsabili, a destra come a sinistra, pensare che questo sia solo un problema politico o di gruppi dirigenti e non sia diventato un problema di qualità e di tenuta della democrazia e dell’offerta politica. Le preferenze attuali sono assolutamente residuali e copriranno una fetta minima solo dei partiti più grandi. Non perché l’attuale legge sia migliore, né perché sia stata voluta dal centrosinistra, ma perché si continua a fare anche peggio, almeno da questo punto di vista».