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Le lauree del falso ateneo, anche Pippo Franco tra le vittime

Le lauree del falso ateneo, anche Pippo Franco tra le vittime

Pagando una retta di 1.500 euro all’anno era possibile ottenere una laurea triennale o magistrale falsa. Ora rischiano il licenziamento le centinaia di lavoratori assunti in aziende pubbliche e private grazie alla laurea – illegittima – presa presso l’Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo di Napoli, un ateneo “a conduzione familiare” non riconosciuto e non autorizzato che, per darsi lustro, conferiva, di tanto in tanto, lauree honoris causa – anche queste illegittime – a ignari vip, come il comico Pippo Franco, diventato dottore in Scienze della Comunicazione. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli, coordinati dalla Sezione II Pubblica Amministrazione della Procura partenopea (procuratore aggiunto Loreto, pm Landolfi), hanno notificato a 37 indagati un decreto di sequestro del gip ipotizzando i reati di associazione per delinquere, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione di altri pubblici sigilli. Sequestrati il sito web dell’ateneo, le sue pagine Facebook e Instagram, e i certificati di laurea falsi conferiti. L’inchiesta – scattata dopo una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca – ha consentito di acquisire elementi probatori sul falso ateneo, non legalmente riconosciuto dal sistema universitario italiano e non abilitato al rilascio di titoli con valore legale. Trentaquattro degli indagati sono coloro che, pagando, hanno ottenuto il titolo di studio, mentre i restanti tre sono le persone che ricoprivano le cariche più importanti – presidente, vicepresidente e rettore del fantomatico ateneo – tutti della stessa famiglia (padre e due figli). I militari hanno passato al setaccio il materiale sequestrato e scoperto, per esempio, che c’era chi si lamentava, in chat, di essersi “fidato di un Rettore” e di avere ricevuto soltanto “promesse da marinaio”; chi, dopo essersi accorto che il titolo di studio era falso, ha chiesto la restituzione degli 8mila euro versati, minacciando una denuncia. Il sito web e i profili social erano specchietti per le allodole: dall’analisi delle fonti aperte è emerso che lì venivano diffusi articoli, foto e video delle cerimonie di conferimento delle lauree e delle lauree honoris causa, tutti elementi che hanno agevolato il lavoro di identificazione degli investigatori. Durante le perquisizioni, anche in alcuni uffici del Centro Direzionale di Napoli, è stata accertata l’assenza di una vera struttura accademica. A casa dei tre principali indagati è stata sequestrata la documentazione relativa al rilascio, tra il 2004 e il 2024, di 459 lauree, 49 delle quali honoris causa, tutte recanti il sigillo contraffatto della Regione Campania.