Ieri Salerno si è raccolta attorno alla Cattedrale per uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità salernitana. Migliaia di fedeli hanno partecipato al rito, rinnovando una tradizione che, anno dopo anno, segna simbolicamente l’ingresso nel mese dedicato all’Apostolo ed Evangelista. Alle lle 19 si è tenuta la Santa Messa solenne nella cripta del Duomo mentre, alle 20, il momento centrale della giornata: la tradizionale Alzata del Panno nell’atrio della Cattedrale. È proprio l’esposizione del grande drappo a rappresentare, secondo la tradizione cittadina, l’inizio ufficiale delle celebrazioni in onore di San Matteo. A presiedere la celebrazione è stato il vescovo ausiliare Alfonso Raimo, come anticipato da Cronache Bellandi era assente..Sul fronte istituzionale, assente il sindaco Vincenzo De Luca, che non ha preso parte alla cerimonia. A rappresentare l’amministrazione comunale è stato il vicesindaco Nino Savastano. Per la Provincia di Salerno era presente invece il consigliere provinciale e sindaco di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone. L’ASSENZA DI BELLANDI C’è un legame sottile ma indissolubile che stringe Salerno al suo Patrono. Un cordone ombelicale fatto di devozione popolare, memoria storica e orgoglio cittadino che ogni anno, il 21 agosto, si rinnova con l’Alzata del Panno. È il momento esatto in cui la città comincia a trattenere il fiato in attesa di San Matteo. O, almeno, così dovrebbe essere per tutti. Quest’anno, nell’atrio del Duomo, a farsi notare è stata soprattutto un’assenza. Quella del Vescovo, che ha scelto di lasciare la diocesi proprio nei giorni in cui la comunità locale si stringeva attorno alla sua identità più antica, per presiedere un pellegrinaggio diocesano a Fatima con 30 persone e 2 sacerdoti. Nulla da eccepire, sia chiaro, sulla devozione mariana o sul valore spirituale di un pellegrinaggio. Ma la tempistica e la gerarchia delle priorità lasciano più di un perplessità. Un Pastore è chiamato innanzitutto a stare in mezzo al proprio gregge, specialmente quando quel gregge si riunisce per rinnovare una promessa d’appartenenza che va ben oltre il semplice rito formale. L’Alzata del Panno non è una data qualunque sul calendario liturgico; è la chiamata a raccolta della comunità salernitana. Scegliere di accompagnare un ristretto e sparuto gruppo di fedeli altrove, proprio mentre le mura della Cattedrale invocano la presenza della sua guida, rischia di lanciare un segnale distorto e doloroso. Il rischio è che passi il messaggio di una distanza, di una disattenzione verso le radici di una terra che chiede solo di essere ascoltata e guidata nei suoi momenti simbolo. C’è chi parla di inopportunità, chi di mancata sensibilità verso la storia locale. La sensazione che resta, purtroppo, è quella di un vuoto sull’altare e nell’atrio del Duomo. E per una città che da secoli legge nella frase «Salerno è mia e io la difendo» il proprio scudo, vedere il proprio Vescovo altrove in questa specifica ricorrenza lascia l’amaro in bocca a molti fedeli.








