Un nuovo pattinodromo, però su terreni privati, e quindi pare di capire, con gestione presumibilmente privata. Ma perché non si aggiusta quello vecchio, che costerebbe di meno e non comporterebbe consumo di suolo? “Stadio Arechi e Campo Volpe, stiamo andando avanti”. Ma come, se non c’è la copertura finanziaria, e il Comune non risponde a chi ha chiesto l’accesso agli atti? Polo sportivo e campo di rugby a Fratte? “Si va avanti”, annuncia imperterrito il Sindaco! Ma come è stato risolto il problema della partecipazione all’appalto di una azienda del Gruppo Marinelli, colpita da interdittiva Antimafia? Ma De Luca è impermeabile ai problemi della realtà! Lui fa come Trump: l’assurdo e l’iperbole, ha capito da tempo, sono valvole essenziali per catturare il consenso. Già Orazio Flacco, più di duemila anni fa, sentenziava in una sua satira “Il Popolo vuole essere fatto fesso”. De Luca ha fatto studi classici al Liceo Tasso, e verosimilmente ha preso conoscenza di questi versi di Orazio. Ne ha tratto una lezione che ha messo in pratica, anche in vecchiaia, oggi. La realtà per De Luca non conta. Quello che vale, nella comunicazione, è la Profezia. Il tempo futuro, l’avvenire radioso, la Montecarlo del Sud come la sponda della striscia di Gaza pari a Miami Beach, secondo Trump, sono il canto delle sirene omeriche per narcotizzare le plebi non pensanti. Queste sono lezioni che può avere imparato solo chi ha avuto nozioni di storia e cultura classica. Trump, che è ignorante fin all’osso, è venuto dopo De Luca. E forse lo sta imitando, nello stile e nella grinta; forse c’è una intesa, tra i due, e una gara a chi la spara più grossa. La retorica populista, che in Europa pare prendere piede con i tromboni squillanti della Destra estrema, è un pericolo peggiore dell’Intelligenza Artificiale. Che è disumana, mentre la propaganda illusionistica è figlia dell’Inferno! Ma torniamo alla CITTA’ VIRTUALE della Play Station di De Luca. Si ha l’impressione che il Sindaco si comporti come un abilissimo adolescente creativo che si diverte a costruire sul proprio computer una città immaginaria. Ovviamente con le opere che piacciono ad un adolescente: impianti sportivi, per iniziare. Tanti impianti, anche troppi (se lo è lasciato sfuggire lo stesso De Luca l’altro ieri, dicendo pubblicamente che gli impianti stanno diventando sovrabbondanti per una città di 130 mila abitanti). E poi palazzi, rotatorie verticali (vedi Porta Ovest) come nel film Metropolis del 1925, grattacieli a bordo mare, come ad Acapulco (città bruttissima, con sei omicidi al giorno per guerre di droga). Nella realtà virtuale del computer di De Luca, la realtà vera del quotidiano della città scompare, ancora una volta. Il vecchio Tribunale di Corso Garibaldi prende vita solo quando si gira l’ennesima serie de “L’ Avvocato Malinconico”. La cultura secolare di Salerno è affidata solo a quei piccolissimi esempi di Musei, tipo Museo della Minerva, e il minuscolo Museo Provinciale di via Mercanti. La cultura continua ad essere minuscola: il Casino Sociale dentro il Teatro Verdi, luogo secolare di incontri e di dibattiti, è chiuso e in rovina da quindici anni. Perché sono pericolosi, in una certa logica, tutti quei luoghi di incontro libero di persone pensanti. Meglio evitare i posti dove può esserci occasione di dibattito civico. De Luca ha paura del dibattito; teme sempre che qualcuno possa dirgli in faccia qualcosa a cui non sa e non vuole, perché non può, rispondere. Vedete se consente, in una pubblica riunione, di dare l’occasione a qualcuno di chiedergli: “Ma cosa ha da dire sulla questione e le responsabilità della vendita dei suoli di Foce Irno?” In un certo senso, questa fuga nell’immaginario e nel sogno, che è costretto a fare De Luca, fa un po’ tenerezza. E sarebbe ingenerosa l’irrisione a una persona in evidente difficoltà! Ma di fronte alle reali emergenze e ai legittimi quesiti sulla legalità e fattibilità dei progetti vantati, purtroppo non c’è posto per le regole cavalleresche a favore dell’imputato.







