È il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a rivelare un elemento ritenuto centrale nell’inchiesta che ha portato all’arresto, nelle scorse ore a Cava de’ Tirreni, di un giovane accusato di terrorismo: secondo quanto riferito dal ministro, avrebbe voluto realizzare un attentato. L’indagine sarebbe partita dal monitoraggio delle ricerche effettuate online, che avrebbe consentito all’intelligence di rilevare una vicinanza dello studente allo Stato Islamico.
Durante la perquisizione nell’abitazione sono state trovate e sequestrate due pistole, 107 munizioni, due coltelli e una katana lunga 50 centimetri. Per Piantedosi, il caso dimostra la complessità dei fenomeni di radicalizzazione e proselitismo attraverso la rete, ma anche la capacità investigativa di individuare tempestivamente possibili minacce.
Il ministro ha espresso il proprio apprezzamento per gli investigatori della Polizia di Stato, sottolineando come l’attività di monitoraggio abbia consentito di far emergere il profilo dell’indagato prima che, secondo la ricostruzione riferita, potesse passare all’azione. La vicenda ora prosegue sul piano giudiziario, mentre gli accertamenti dovranno chiarire natura, finalità e consistenza delle condotte contestate.










