Oggi, alle ore 20.45 al Teatro Comunale Diana di Nocera Inferiore, va in scena Kamikaze, il primo spettacolo de “L’Essere & L’Umano” edizione 2026, rassegna firmata da Artenauta Teatro, progetto ideato dalla direttrice artistica e regista Simona Tortora, con l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore. Atto unico di e con Giulio Santolini, dramaturg Lorenza Guerrini, sound & light designer live Daniele Boccardi, produzione La Corte Ospitale, con il sostegno di MiC Regione Emilia-Romagna, residenze artistiche Attodue. Fin dalla sua nascita il teatro ha avuto bisogno di almeno due elementi per esistere: l’attore e lo spettatore. Se inizialmente il confine tra i due ruoli era sfumato, un mondo in cui i rituali collettivi sfociavano nelle rappresentazioni, in cui la città si riuniva e tutti contribuivano alla fruizione del mito, con il passare degli anni e dei secoli la distanza si è fatta sempre più netta. Se al tempo dei Duchi di Mantova un attore non gradito poteva rischiare la morte, se durante le prime recite di Molière il pubblico poteva liberamente abbandonarsi a un piacevole amplesso per scacciare gli sbadigli o persino innescare una rivoluzione, oggi il teatro e gli spettatori si sono fatti più educati, rispettosi, forse meno pericolosi. Cosa è cambiato? Qual è il rapporto che lega una performance alla sua platea? Cosa succederebbe oggi se il pubblico avesse l’opportunità di esprimere un giudizio nell’immediato, di condannare e punire un attore che non soddisfa il suo gusto? In “Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta -” il patto sarà sancito fin dall’inizio con un prologo che romperà ogni barriera, fornendo un manuale di istruzioni per accedere al dispositivo. In una scena spoglia e minimalista, un semplice tavolo dedicato al tecnico incaricato delle riprese dal vivo, mentre sulla sinistra si erge un microfono, pronto ad essere utilizzato. L’atmosfera viene immediatamente arricchita dalla voce fuori campo, maschile, limpida e ben microfonata, che apre lo spettacolo con parole chiare e precise. Questa voce si rivolge direttamente al pubblico presente in sala, augurando loro una buona sera e commentando ciò che si può osservare sul palco: un ambiente spoglio, un palco vuoto, una figura che si muove in modo incerto, e il tecnico che finge di verificare l’attrezzatura, creando un senso di attesa e di preparazione. A questo racconto si aggiunge progressivamente un volto, che si manifesta lentamente, seguito da un corpo: l’attore. Egli sembra cercare coraggio, ma è evidente che è sopraffatto dall’ansia prima di entrare in scena. La paura di fallire, di mostrarsi vulnerabile e di mettersi completamente a nudo davanti al pubblico, lo assale: come si affronta quel momento di incertezza? Come si fa a camminare con sicurezza sul palco? E soprattutto, come si può iniziare uno spettacolo nel modo più efficace possibile, catturando immediatamente l’attenzione e il cuore degli spettatori? In un continuo stato di indecisione, l’attore si trova a essere travolto da un flusso di pensieri confusi e caotici. Questa incertezza si traduce in una serie frenetica di possibili inizi, alcuni plausibili, altri assolutamente assurdi o senza senso. La scena si trasforma così in un vortice di idee e tentativi, in cui il pubblico viene improvvisamente coinvolto nel processo creativo: si trova catapultato negli intricati meccanismi della drammaturgia, chiamato a partecipare attivamente al giudizio. Gli spettatori devono decidere se premiare o punire le esibizioni del performer, che spaziano tra diversi linguaggi artistici, tra danza e teatro, creando un’atmosfera di gioco e di sfida continua. Con Giulio Santolini, il quale, insieme all’aiuto del tecnico in scena, sfideranno il gusto, la morale e la noia creando brevi performance che verranno giudicate e valutate immediatamente dalla platea. Al termine di ogni round ci sarà una votazione: se la maggioranza degli spettatori sarà soddisfatta, al performer verrà dato un premio, se sarà delusa, una punizione. Qual è il confine fra cultura e intrattenimento? Cosa ci racconta della nostra società? La pratica dell’arte può opporsi alle rappresentazioni manipolative e offrire un modello di libertà. “Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta -” è uno spettacolo che vuole fare comunità abitando senza sovrastrutture una piccola Agorà dove poter dare valore all’esperienza dello sguardo e del giudizio.





