di Arturo Calabrese
C’è una netta differenza, non solo semantica, tra “fare” ed essere un qualche cosa. Differenze che vengono accentuate quando il ruolo ricoperto è quello della pubblica amministrazione, tema sempre delicato. Un primo cittadino, come ogni altro ruolo pubblico o a contatto con il pubblico, è soggetto a critiche, accuse, insulti. Chi è sindaco deve capire che fa parte del gioco e, per quanto qualche critica possa essere pesante e per nulla costruttiva, deve essere accettata sic et simpliciter.
Chi, invece, fa il sindaco non apprezza le critiche e dimentica anche l’eleganza istituzionale, scagliandosi contro i cittadini. Esempio di quest’ultima tipologia di amministratori è il sindaco di Capaccio Paestum, Gaetano Paolino, che ha ereditato la fascia di primo cittadino da colui il quale si fregiava di essere “un sindaco che sa fare il sindaco”. Il già ospite delle patrie galere Franco Alfieri aveva scelto proprio questa frase come suo motto. Il successore, ed è evidente, non solo non è sindaco, ma non sa nemmeno farlo. Le iniziative amministrative, i proclami, il divieto per i botti finalizzato alla tutela di ambiente e animali non bastano se poi c’è una scarsa educazione istituzionale.
Una cittadina di Capaccio Paestum, che ha già ricoperto in passato il ruolo di consigliere comunale ed è stata candidata alle recenti elezioni, ha avuto l’ardire di denunciare pubblicamente via social network un problema che attanaglia il capoluogo capaccese, e cioè la mancanza di erogazione idrica, qualcosa avvenuto anche durante le festività natalizie. «È inaccettabile – scrive la cittadina – rimanere ancora una volta senza acqua! Non è un disservizio, è un insulto alla nostra vita quotidiana. È intollerabile dover subire questa situazione. Le autorità competenti devono intervenire subito! Chi deve fare qualcosa intervenga ora, basta scuse e promesse vuote».
Parole che denotano stanchezza ma non rassegnazione e che hanno indispettito non poco il primo cittadino. Paolino, dimenticando il suo ruolo istituzionale, ha dunque risposto alla donna: «Egregia – le sue parole – tenga presente che anche in questi ultimi tempi ho fatto segnalazioni agli organi competenti e oggi un’ulteriore riunione al Comune per la verifica di tutti i serbatoi esistenti. Visto che mi sembra tanto competente e impegnata sull’argomento, che sta a cuore di tutti i cittadini, potrebbe indicare azioni efficaci per risolvere l’annoso problema dipendente dalla gravissima siccità che coinvolge tantissimi Comuni. Come necessario, ho allertato i competenti organi. Resto in attesa».
A dar man forte al sindaco è Carmine Caramente, candidato al ruolo di primo cittadino, eletto in minoranza ed ormai apertamente in maggioranza. «Evitate populismo inutile – scrive a sua volta – il Comune al momento non ha responsabilità rispetto a questi disservizi, anzi li sta fronteggiando dall’estate scorsa. E sta facendo anche di più, ovvero un programma di interventi che nel giro di 12 mesi è finalizzato alla risoluzione definitiva del problema, con una linea nuova che avrà approvvigionamento autonomo».
Ma non basta: il consigliere attacca l’ex collega, criticando il suo apporto alla comunità: «Quando sei stata amministratrice quali sono state le idee da te protocollate per iscritto o presentate per risolvere il problema? Hai presentato progetti per rendere il capoluogo autonomo dall’Asis, fare una linea nuova? Quali sono e dove sono le tue note o comunicazioni di protesta nei confronti dell’Asis, ente competente?».
Insomma, le recenti festività natalizie non hanno reso i cuori più buoni e la situazione, in quel di Capaccio Paestum, è ancora molto calda.






