di Erika Noschese
La portata reale dell’Opera del Gregge del Bambin Gesù travalica di gran lunga i confini della provincia salernitana e della Campania, arrivando ad estendere le proprie ramificazioni e la propria influenza protettiva fin dentro le sacre stanze dei palazzi vaticani. È questo l’aspetto più inquietante ed esplosivo dell’intera vicenda, confermato con dovizia di particolari dalle nostre fonti d’inchiesta e avvalorato da riscontri storici di assoluta rilevanza. L’incapacità dei vescovi locali di chiudere definitivamente la partita con la setta non sarebbe infatti ascrivibile soltanto a pigrizia o a debolezza pastorale, ma troverebbe origine in un vero e proprio blocco politico-ecclesiastico calato dall’alto, che nel corso degli anni ha paralizzato persino la somma autorità della Chiesa cattolica: il Pontefice. I fatti risalgono al 2006, quando l’allora arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, monsignor Gerardo Pierro, resosi conto che la proliferazione e le deviazioni dottrinali della setta stavano assumendo proporzioni insostenibili per la tenuta della diocesi, decise di compiere un passo formale di estrema gravità. Pierro chiese e ottenne un’udienza privata con Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, recandosi a Roma con l’obiettivo di illustrare dettagliatamente al Santo Padre i dossier sul Gregge e di richiedere un intervento drastico, radicale e definitivo da parte della Santa Sede per sopprimere l’associazione ed espellere gli elementi deviati. Tuttavia, l’esito di quell’incontro fu raggelante. Secondo quanto riferito dalle fonti a conoscenza dei contenuti del colloquio, Ratzinger, pur prendendo atto della gravità delle segnalazioni, allargò le braccia e pronunciò una frase destinata a rimanere scolpita nella storia di questa vicenda: “Ho le mani legate”. Come era possibile che il Papa, l’autorità suprema del diritto canonico e della Chiesa universale, ammettesse di avere le mani legate di fronte a una setta locale? La risposta risiede nella rete d’acciaio di contatti di primissimo piano che il Gregge era riuscito a tessere all’interno della Curia Romana. All’associazione, infatti, avrebbero aderito o espresso simpatia e protezione personalità di altissimo livello, figure influenti, alti prelati e persino cardinali di Santa Romana Chiesa. Tra questi, le fonti indicano con estrema chiarezza il nome del cardinale Giovanni Battista Re, figura di titanico potere all’interno della gerarchia vaticana, che per anni avrebbe svolto il ruolo strategico di vero e proprio “aggancio” e scudo protettivo del gruppo presso la Santa Sede. Il nome del cardinale Re non è nuovo alle cronache quando si parla di centri di potere ombroso o di gestione riservata dei dossier più scottanti della Chiesa. Re è stato infatti uno dei pochissimi uomini di vertice a gestire direttamente il drammatico caso del sequestro di Emanuela Orlandi, ricoprendo all’epoca dei fatti il ruolo chiave di Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Una vicinanza alle vicende più oscure del Vaticano riemersa con forza anche nel 2024, quando Pietro Orlandi, fratello della cittadina vaticana scomparsa, ha rivelato nel corso del podcast “Pulp” come il cardinale Re frequentasse abitualmente la loro casa di famiglia e come la gestione della scomparsa fosse stata condotta dalle altissime sfere della Segreteria di Stato, tese primariamente a tutelare l’immagine dell’istituzione ecclesiastica a scapito della ricerca della verità. La convergenza tra queste dinamiche romane e la protezione accordata al Gregge apre scenari inquietanti. Se all’interno delle mura vaticane si è preferito per decenni erigere un muro di gomma e tutelare l’immagine delle istituzioni coprendo misteri dolorosi come quello della famiglia Orlandi, appare evidente come la medesima cappa di protezione sia stata stesa sopra l’Opera del Gregge del Bambin Gesù. I sommersi, gli intrecci economici, le deviazioni dottrinali e le coperture cardinalizie che ruotano attorno alla setta salernitana costituiscono un grumo di potere invulnerabile. Un sistema di relazioni tanto forte da far dire persino a un Papa esperto e rigoroso come Benedetto XVI di non poter intervenire, lasciando che il Gregge continuasse a prosperare e ad affondare le sue radici nella diocesi di Salerno sotto lo sguardo impotente dei fedeli.











