Il nuovo anno della prosa inizia con Migliore - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Il nuovo anno della prosa inizia con Migliore

Il nuovo anno della prosa inizia con Migliore

di Olga Chieffi

Il Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno inaugura il nuovo anno ospitando, dall’8 al 10 gennaio alle ore 21 e l’11 gennaio in pomeridiana alle ore 18, lo spettacolo Migliore. Alfredo, un giovane, si confronta con frustrazioni e ossessioni lavorative mentre lavora in un call-center che offre servizi a clienti benestanti con carte di credito. Vivendo anche con piccoli problemi di salute, partecipa a un’associazione che difende le tradizioni e si impegna ad aprire il portone ai netturbini ogni mattina, essendo l’unico del suo edificio a farlo. Alfredo è una persona di media statura, la cui vita viene sconvolta da un incidente fatale e involontario ai danni di una dolce vecchietta. Un avvocato abile riesce a scagionarlo dall’accusa di omicidio, ma Alfredo si sente investito da un senso di empietà che, trasformando i suoi gesti, la sua voce e la sua anima, fa sì che il suo incidente, pur fortuito, cambi la sua identità: da uomo ordinario diventa una figura straordinaria. Tutto si capovolge. Alfredo, che prima indossava un completo formale, si presenta ora in maniche di camicia. Ottiene successi nel lavoro, nell’amore, conquista il rispetto di clienti, colleghi, famiglia e perfino dei netturbini. Tuttavia, mentre il duplice delitto consapevole di Raskolnikov (Delitto e castigo) lo condanna a un’angoscia profonda e a una crisi personale, l’incidente di Alfredo lo trasforma in un uomo dal grande orgoglio, con un carattere forte, diventando una persona migliore. Lo spettacolo, scritto per Mastandrea, affronta temi molto quotidiani e attuali, spesso ripetuti nel nostro vivere quotidiano. L’obiettivo principale è suscitare il riso: tutte le situazioni, siano esse tragiche o ordinarie, vengono trattate con ironia decisa, in modo da abituare lo spettatore a ridere non spontaneamente, ma in modo prevedibile, quasi forzato. Emerge da questa pièce, un Mastandrea, dopo vent’anni dal debutto del testo nel 2005, e a cinque anni dalla scomparsa dell’autore, che ha maturato una consapevolezza più profonda del significato personale e sociale della sua interpretazione. La narrazione evidenzia come la pièce stessa rappresenti più di un semplice spettacolo: è un atto di commiato, un momento di riflessione sulla parabola umana di Mattia Torre, e un’indicazione dei valori di lealtà e attaccamento che Mastandrea ha conservato nel tempo e su cui oggi scommette il Teatro Pubblico Campano. Il protagonista Alfredo Beaumont, attraverso la sua evoluzione da uomo insicuro e mite a figura cinica e prepotente, riflette sul tema delle apparenze, dei valori e delle contraddizioni della società contemporanea. Mastandrea, che ha interpretato ruoli complessi come Rugantino e ha recitato in numerosi film, ora decide di affrontare il testo di Torre anche come regista, preferendo questa chiave interpretativa a una versione “da terza età”, segno di una maturità artistica e di una volontà di approfondimento. In sintesi, il testo mette in luce come Mastandrea abbia saputo trasformare un’opera nata come omaggio e riflessione personale in un momento di confronto, di memoria e di analisi sociale, mantenendo vivo il legame con il suo amico e autore Mattia Torre, e continuando a esplorare i temi complessi della condizione umana attraverso il teatro e il cinema. versatilità e la profondità dell’attore Mastandrea, evidenziando come la sua capacità di immedesimarsi in ruoli diversi gli consenta di interpretare personaggi complessi e spesso scomodi, rendendoli comunque amabili dal pubblico. Un racconto che evidenzia come anche le vite più ordinarie possano essere scosse da un singolo episodio, portando a una riflessione sulla ricerca di significato e miglioramento personale, anche nelle situazioni più banali o difficili che, dietro la normalità quotidiana, si nascondono emozioni profonde e potenzialità di cambiamento.