Olga Chieffi
Nel solco dell’indefesso impegno nell’internazionalizzazione e nella ricerca, che ha preso il via in maniera massiva con il compianto Fulvio Maffia sulle strade inaugurate verso i teatri dell’Est, da parte dell’allora docente di esercitazioni orchestrali, Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, il direttore del Conservatorio “Giuseppe Martucci”, Fulvio Artiano, lavorando per istituire una proficua e duratura collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Varsavia, mediante il contatto con il Dottore Fabio Troisi e con la Warszawska Opera Kameralna, un teatro di straordinaria funzionalità nato dalla mirabile e visionaria prospettiva artistica di Alicja Dorota Wegorzewska-Whiskerd, è riuscito a far esibire una bella formazione della nostra istituzione musicale, diretta dal Maestro Francesco Aliberti. Grande soddisfazione per il successo ottenuto alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Polonia, Luca Franchetti Pardo, che ha rappresentato un importante momento di valorizzazione internazionale delle eccellenze artistiche del Conservatorio Martucci. Il concerto si inserisce nel più ampio programma di internazionalizzazione promosso dalla Direzione del Conservatorio e seguito dal Vicedirettore Ernesto Pulignano. Tale iniziativa sancisce la costituzione di un nuovo Ensemble dedicato alla musica antica, con l’obiettivo di promuovere il repertorio storico — a partire dalla tradizione napoletana — offrendo ai talentuosi studenti coinvolti nuove opportunità di studio e approfondimento. Il progetto mira inoltre a stimolare un interesse specifico, anche in ambito accademico, verso un settore finora poco esplorato dalle attività tradizionali dell’istituzione. La formazione composta dalle voci di Laura Fortino, Benedetta Di Marco, Martina Bernabo’, Elisa Pagliara, Mariaolmina Fariello, Carla Genovese, Graziella Santoro, Sara Di Marino, Giulio Pannullo, Antonio De Rosa, Paolo Sabatino, Simone di Bartolomeo, Alessandro Tino, supportate da Raffaella Parrocchia e Cesare Noviello al violino, Alessandro Salomone e Sara Farina al mandolino, Angelo Della Rocca alla chitarra, Domenico Donatantonio alle percussioni, con Francesco Aliberti conductor e maestro al cembalo, si è cimentata in un concerto dal titolo “Qui cantat bis orat” dal celebre motto di Sant’Agostino. L’anima che prega, infatti, cantando si dispone più facilmente all’apertura del cuore, della mente, del corpo, che si riconoscono tutt’uno. Dapprima Agostino e poi Lutero avevano intuito la potenza del canto nella relazione con l’alterità divina e nel sec. XVI Filippo Neri cerca di mettere in pratica, in ambito cattolico, l’esigenza di rinnovare la relazione tra Dio e il suo popolo, attraverso i mezzi vocali e musicali di cui il popolo effettivamente può disporre. Da questa intuizione si sviluppa la lauda, la cui nascita da un punto di vista letterario si fa risalire a Francesco d’Assisi e che nella Controriforma assurge a forma polifonica vocale sacra, affine al madrigale spirituale ma con caratterizzazione popolare. Il gusto per la polimetria, la forza espressiva – a tratti erotica – di alcuni testi, richiamanti la mistica latina degli stessi anni, l’uso degli strumenti popolari, rendono assai attraente il repertorio ancora oggi. Addirittura la lauda finisce per acquisire delle connotazioni che richiamano la musica pop e di interesse etnologico, come si evince in alcuni brani come Anima mia che pensi. Contemporaneamente anche la villanella, forma polifonica vocale profana che nella sua variante popolare assurge a punto d’inizio della canzone napoletana, si accosta allo spirito della Controriforma, reinterpretando alcuni archetipi e simboli (l’acqua o il mare per esempio) per raccontare non solo storie d’amore, ma soprattutto storie di anime in cerca della vera vita e della conformità a Cristo. Per estensione, ogni richiamo alla fisicità e alla sensualità nei testi delle villanelle diviene un inno alla fecondità e alla vita, di cui il grembo di Maria è eminente rappresentazione: Maria, nuova Iside. Maria è semplicemente madre: è ogni madre che canta una ninna nanna al suo bambino (Figlio dormi); ma è anche donna perfetta per cui struggersi di un desiderio di amore in cui carne e spirito sono tutt’uno (in vita e in morte, Hor eccoti, Gli ardenti miei desiri); e ancora è il simbolo di una complessità inesprimibile. Fulget in matre mysterium crucis: vita e morte sono mirabilmente unite nel grembo di Maria (Mentre ti miro). il Verbo incarnato incontra la mortalità, che non è più estranea ma sorella, come insegna Francesco d’Assisi. Bach dimostra di aver profondamente inteso questa connessione tra la Natività e la Passione, quando nel corale conclusivo dell’Oratorio di Natale fa squillare la tromba festiva sulla melodia di O Haupt voll Blut, che è il motivo conduttore della Passione secondo Matteo. Chitarre, Mandolini e percussioni condiscono citazioni da Corelli, Domenico Scarlatti, Barbella, fino a qualche eco della Cantata dei Pastori e della Gatta Cenerentola nella Toccata di introduzione. Un concerto spirituale, ma anche un inno alla vita, all’energia del corpo e della danza e un omaggio alla canzone napoletana antica (Fenesta vascia, So le sorbe, Lu tiramole), a cui la scuola di composizione vocale italiana – anche operistica – deve moltissimo. Nel programma è presente un inserto dall’oratorio San Casimiro, in cui Alessandro Scarlatti, attraverso la figura del Re santo, glorifica la famiglia Sobieski e la recente vittoria di Giovanni III contro i Turchi a Vienna (1683): un modo per ricordare l’affinità tra la storia polacca e la cultura napoletana, capace di respiro internazionale. Il programma musicale proposto dall’ensemble di musica antica del Conservatorio, rappresenta nucleo di una più vasta compagine di esecutori da coltivare in Conservatorio e sul territorio, intende veicolare la migliore immagine del sud Italia nel mondo, libera da stereotipi e fortemente radicata in una spiritualità che è insieme pagana e cristiana, alimentata da sapienza musicale e rispetto per la tradizione, senza tradire la dimensione del diletto performativo e del dialogo col pubblico. Un repertorio che insegna che la preghiera è gioia e non nega gli slanci vitali; che nel far musica insieme il vibrare ‘accanto’ è autentico sintomo del ‘cantare con verità’ – toccante espressione di Alicja Wegorzewska nel suo messaggio ai partecipanti al concerto, che degnamente incornicia il senso di tutto il lavoro svolto. Applausi e nel volto del partecipativo pubblico, la gioia, ovvero quella “invenzione” che è la musica che riesce a far dialogare tutti. Il conservatorio, intanto, continua ad allargare la sua continua opera di produzione e oggi, alle ore 11.00, la Sala Stampa “B.Agnes” del campus di Fisciano ospiterà la Conferenza di presentazione di “Musica UNISA”, la stagione culturale in collaborazione tra l’Ateneo. L’incontro vedrà la partecipazione e gli interventi del Rettore Virgilio D’Antonio e del Direttore del Conservatorio Fulvio Artiano. Nel corso della conferenza sarà ufficialmente inaugurata la sinergia tra le due istituzioni, con l’avvio – da febbraio 2026 – del programma di Eventi-Concerto, curati dal Conservatorio Martucci e ospitati presso il Teatro di Ateneo “F.Alison”.





