di Erika Noschese
«Le zone montane e le due costiere Cilentana e Amalfitana in primis, rappresentano i territori più a rischio e gli eventi di queste ore lo dimostrano, quindi siamo al corrente che non si può più parlare di circostanze straordinarie». A dirlo Angelo Grimaldi, Presidente di Genea Consorzio Stabile e numero uno dell’Unaco, Unione nazionale costruttori, in merito a quanto sta accadendo in provincia di Salerno tra frane, allagamenti, voragini che stanno letteralmente mettendo in ginocchio il territorio. Presidente, il maltempo di queste settimane sta distruggendo il territorio della provincia di Salerno, tra frane, allagamenti e voragini. Forse, è tempo di correre ai ripari… «Purtroppo è vero, le perduranti condizioni climatiche avverse stanno creando non pochi danni alla struttura già fragile del nostro territorio, in particolare nelle zone con dislivelli orografici più accentuati e di conseguenza più esposti all’erosione, alle frane e smottamenti. Chiaramente nella Provincia di Salerno le zone montane e le due costiere Cilentana e Amalfitana in primis, rappresentano i territori più a rischio e gli eventi di queste ore lo dimostrano, quindi siamo al corrente che non si può più parlare di circostanze straordinarie poiché diversamente dal passato, esistono i mezzi scientifici per poter valutare e in molti casi prevenire gli eventi, mi collego alla sua domanda se è tempo di correre ai ripari, Le rispondo assolutamente di sì e se mi permette, segnalo anche un modello di approccio alla questione che abbiamo già avuto modo di proporre, che si basa sostanzialmente su due macro direttrici, la prima prescinde dai modi empirici del passato e si fonda su solide basi tecniche alle quali ora si può tranquillamente attingere con un approccio multidisciplinare chiamando a collaborare la comunità scientifica, mi riferisco alle Università, ai Geologi, agli Ingegneri, agli Agronomi, la seconda è che si traguardi ad una programmazione pluriennale per poter progettare gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico che il ns centro studi ha stimato a livello di prefattibilità per il solo tratto da Vietri Sul Mare a Positano in oltre 250 milioni di euro. Siamo ben consapevoli che per ottenere tali finanziamenti occorre un piano pluriennale, che parta dalla messa in sicurezza dei tratti più degradati stilando una scaletta delle priorità sulle quali concentrarsi, ma riteniamo sia l’unico sistema per evitare di operare in urgenza e con la certezza di ridurre i costi degli interventi, oltre a scongiurare eventi ancora più tragici». Quali, secondo lei, le soluzioni da adottare nell’immediato? «Nell’immediato possiamo solo ricordare attività di manutenzione e di monitoraggio accurato del territorio, queste attività consentirebbero in molti casi di prevenire, ma ribadiamo la programmazione per la messa in sicurezza del territorio». Il settore costruzioni potrebbe avere un ruolo strategico… «La ringrazio per la domanda, certamente il settore delle costruzioni ricopre un ruolo strategico e primario nell’ambito della mitigazione del rischio idrogeologico, ormai le nostre aziende sono sempre più avviate verso questo settore e in special modo le nuove generazioni, sono particolarmente sensibili alle esigenze di questo mercato, anche e lo sottolineo, per un profondo mutamento di paradigma, che proprio le nuove generazioni stanno imprimendo al mondo delle costruzioni, mirando a traguardi di sostenibilità e di reputazione aziendale». Qual è lo stato di salute del settore in questo fine 2025 e inizio 2026? «Il settore delle costruzioni in generale in Italia nel 2025 è stato caratterizzato da una fase di trasformazione e riallineamento dopo il forte incremento dovuto ai bonus edilizi. Il residenziale vede una contrazione anche per aspetti legati alla società ed all’andamento dell’economia. Il settore in generale ha beneficiato di un paracadute rappresentato dalle opere pubbliche che hanno tenuto in maggior parte per le opere legate al Pnrr, ma anche dal mercato generato dai nuovi insediamenti delle aree Zes (zone economiche speciali) che ha incentivato le urbanizzazioni ed innovazioni nelle aree industriali del Sud Italia. Per il 2026 ci attendiamo una leggera ripresa data dal timing imposto dalla rendicontazione delle opere in maggior parte pubbliche, finanziate dal Pnrr che avrà per scadenza delle convenzioni un’accelerazione affinché maturino gli obiettivi previsti. E’ anche chiaro che ci attendiamo un assestamento ed una riflessione sulla direzione del nostro mercato, poiché avviamo verso un periodo di contrazione proprio per l’imminente termine dei finanziamenti per investimenti Pnrr». Si parla ancora di riqualificazione energetica, c’è tanto da fare… «C’è ancora tanto e aggiungo si deve fare, oggi abbiamo ancora la possibilità di accedere calle detrazioni per ecobonus e bonus casa, oltre al contributo a fondo perduto con il conto termico 3.0, che aiuta sia le famiglie che le pubbliche amministrazioni. Il consiglio che ci sentiamo di proporre all’utenza è quello di affidarsi a tecnici ed aziende competenti, purtroppo negli ultimi anni con l’avvento del superbonus abbiamo assistito e fortunatamente non sempre, a brutti esempi che hanno penalizzato famiglie ed aziende virtuose». Quali secondo lei le priorità per il 2026? «Per il nostro settore in Italia le priorità riteniamo siano la rigenerazione urbana, l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare edificato prima degli anni 2000 e la mitigazione del rischio idrogeologico. Queste tre direttrici penso stiano molto a cuore ai cittadini, per poter vivere meglio e più serenamente i nostri territori, oltre a contribuire positivamente con un PIL stabile alle finanze di ogni famiglia».





