di Erika Noschese
«Non ho mai visto nella mia vita un groviglio di problemi come quello che abbiamo trovato sul Grand Hotel». È durissimo l’intervento del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca in Consiglio comunale, chiamato a riferire sulla vicenda dell’albergo di Lungomare Tafuri, sull’esposizione tributaria della società e sui rapporti con la proprietà, oltre che sulla partita relativa all’area di Foce Irno. Il punto era stato inserito all’ordine del giorno su richiesta dell’opposizione. De Luca ha esordito richiamando la necessità, a suo giudizio, di distinguere il confronto politico dalla tutela degli interessi dell’Ente. «Non ho capito se il Consiglio comunale è solidale con una battaglia di legalità o no», ha affermato, sostenendo che il Comune si troverebbe di fronte a un’esposizione di circa 8,5 milioni di euro. Una cifra già al centro del contenzioso tra Palazzo di Città e la società che gestisce la struttura. Il Comune aveva disposto ad agosto la sospensione dell’attività per il mancato pagamento dei tributi, provvedimento successivamente impugnato dalla società davanti al Tar. Il sindaco ha quindi collegato la vicenda alla situazione finanziaria dell’Ente. «Abbiamo un bilancio disastroso», ha detto, spiegando che il Comune deve accantonare ogni anno, fino al 2030, circa 16 milioni di euro. «Non abbiamo la possibilità di fare le manutenzioni ordinarie», ha aggiunto, rivendicando la necessità di recuperare ogni risorsa dovuta all’amministrazione. Nel ricostruire la storia del Grand Hotel, De Luca è partito dalla genesi del progetto, nato nell’ambito della trasformazione urbanistica dell’area occupata dal cementificio. L’obiettivo, ha ricordato, era aumentare la dotazione ricettiva della città e realizzare una grande struttura alberghiera nel cuore di Salerno. Il progetto fu affidato all’architetto Nicola Pagliara, mentre l’area era stata interessata anche da una più ampia operazione di riqualificazione ambientale e urbanistica. Poi, secondo il sindaco, sarebbero emerse nel tempo numerose criticità. De Luca ha parlato di una presunta violazione della convenzione da parte della gestione e della costituzione di diverse società riconducibili, secondo la sua ricostruzione, allo stesso soggetto. In particolare, ha sostenuto che su società differenti sarebbero stati caricati rispettivamente debiti relativi a Imu, Tari e Tarsu, arrivando a quantificare in circa 4,2 milioni di euro la somma che, a suo dire, sarebbe stata sottratta al pagamento attraverso questo meccanismo. Accuse pesanti, che il sindaco ha riferito di aver sottoposto anche all’attenzione della Guardia di Finanza, intervenuta nei giorni scorsi negli uffici comunali. De Luca ha inoltre contestato il mancato rispetto dei piani di rateizzazione concessi alla società, ricordando che l’amministrazione aveva fissato una scadenza per la regolarizzazione della posizione tributaria. Il passaggio più delicato riguarda però gli interventi realizzati all’interno della struttura. Il sindaco ha riferito che dagli accertamenti degli uffici sarebbero emerse 53 camere in più rispetto al progetto originario, spazi tecnici trasformati in camere che, secondo De Luca, non sarebbero mai stati oggetto di una sanatoria definitiva. Il primo cittadino ha ricordato anche una precedente ipotesi di transazione amministrativa che avrebbe dovuto regolarizzare le 53 camere e contestualmente modificare la convenzione, ma che non sarebbe mai stata sottoscritta. De Luca ha poi elencato una serie di ulteriori contestazioni: un parcheggio interrato che, secondo quanto riferito in aula, sarebbe stato utilizzato in parte come deposito; la trasformazione della piscina prevista dal progetto originario in una sala congressi; l’eliminazione della Spa; un ristorante al secondo piano e un bar ricavato nell’area della piattaforma per l’atterraggio degli elicotteri che il sindaco ha definito non autorizzati. Gli accertamenti, ha spiegato, sarebbero stati trasmessi agli uffici competenti, compresi i Vigili del Fuoco per gli aspetti relativi alla sicurezza. Tra le contestazioni richiamate dal primo cittadino anche l’assenza del collaudo finale della struttura, che sarebbe stata utilizzata sulla base di un collaudo provvisorio. De Luca ha inoltre riferito di verifiche richieste alla Guardia di Finanza su presunte frequentazioni all’interno dell’albergo, precisando che si tratta di accertamenti da ricostruire. Il sindaco ha quindi allargato il ragionamento alla vicenda di Foce Irno, ricostruendo il percorso di alienazione dell’area comunale. Dopo una prima asta con una base di circa 22 milioni di euro andata deserta, l’operazione sarebbe proseguita con l’aggiudicazione alla società Hotel San Marco. De Luca ha ripercorso la catena societaria che, secondo quanto riferito in aula, arriverebbe fino a soggetti riconducibili alla stessa famiglia imprenditoriale. Particolarmente contestata dal sindaco la presenza di un’ipoteca da 27 milioni di euro sull’immobile, a fronte di un’operazione che coinvolgerebbe un bene originariamente appartenente al patrimonio comunale. De Luca ha inoltre parlato di ulteriori operazioni societarie e promesse di vendita relative a porzioni dell’edificio, sostenendo che alcuni di questi atti sarebbero in contrasto con gli accordi sottoscritti. Da qui la decisione dell’amministrazione di procedere sul piano giudiziario e amministrativo. «Noi non abbiamo nessuna voglia di perdere tempo», ha ribadito De Luca, annunciando che il Comune intende andare avanti nella procedura di rescissione della convenzione e nel recupero delle somme dovute. Il sindaco ha infine ricondotto l’intera vicenda a una questione di principio: «È possibile che un’istituzione pubblica veda pagati i propri tributi, sì o no?». E ha chiuso richiamando le esigenze finanziarie della città: «Salerno necessita di un impegno di 4 milioni di euro per riparare le strade. Di queste risorse abbiamo bisogno per la manutenzione ordinaria. Non c’è da scherzare e non c’è da essere fintamente generosi. Devono pagare». La vicenda, intanto, resta aperta anche sul fronte giudiziario: la società Panoramica Immobiliare ha impugnato davanti al Tar il provvedimento comunale di sospensione dell’attività e il contenzioso è destinato a proseguire nelle sedi competenti. Ad intervenire, tra gli altri, il consigliere comunale di Forza Italia, Sarel Malan, che nel suo intervento ha affrontato la vicenda del Grand Hotel Salerno, concedendosi anche una riflessione sulla condizione socioculturale della città. «La capacità di persuasione e di fascinazione di Vincenzo De Luca non riguarda soltanto professionisti, amministratori e rappresentanti delle istituzioni. Il dato che mi induce a riflettere è che persino realtà che, per cultura, tradizione o vocazione, dovrebbero rappresentare una voce critica e autonoma rispetto al potere — penso al mondo degli ultras e a quello dei rapper — sembrano ricercarne la vicinanza e il riconoscimento – ha dichiarato il consigliere Malan – Quando anche chi dovrebbe essere espressione di contestazione e dissenso finisce per subire il fascino del potere, credo sia necessario interrogarsi non soltanto sulla politica, ma sulla condizione socioculturale della nostra città. È una riflessione che ho voluto condividere in Consiglio comunale e che affido anche a voi». Malan ha poi confermato che a pochi giorni dal consiglio comunale non è giunta la documentazione necessaria, recuperata seppur in parte, solo tramite accesso agli atti.







