Diocesi di Salerno, il malcontento corre tra i sacerdoti - Le Cronache Attualità
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Diocesi di Salerno, il malcontento corre tra i sacerdoti

Diocesi di Salerno, il malcontento corre tra i sacerdoti

Mentre nelle caselle di posta dei sacerdoti dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno arrivano le istruzioni dettagliate su come saldare la quota per l’imminente incontro con il Santo Padre Leone XIV – tra IBAN intestati, causali rigide e possibilità di pagamento POS presso la Cassa Diocesana – al di sotto della superficie formale della burocrazia ecclesiastica sta montando una protesta silenziosa ma fermissima.
Un malessere profondo che mette in discussione non certo l’amore per il Papa o il valore spirituale dell’appuntamento di dicembre, ma la gestione pastorale dell’Arcivescovo Andrea Bellandi e il modo in cui il clero locale viene considerato, trattato e sistematicamente ignorato sulle questioni di massima trasparenza.
Sacerdoti come “scudo” per la reputazione del Vescovo?
Il nodo della questione non è soltanto economico, ma di rispetto e di considerazione. A fronte di un lavoro quotidiano meticoloso, silenzioso e fatto di immensa dedizione da parte dei tanti sacerdoti sparsi nelle parrocchie del territorio – spesso lasciati soli ad affrontare le emergenze sociali ed ecclesiali – la sensazione diffusa è quella di essere utilizzati principalmente come figuranti per il palcoscenico.
Prima di affrettarsi a saldare bonifici e prenotazioni per mostrare una diocesi compatta e plaudente a Roma, da più parti sale un invito alla riflessione: a chi serve davvero questa partecipazione di massa? La percezione di molti presbiteri è quella di essere trasformati nello “scudo” di un Pastore che punta a esibire numeri e adesioni totali davanti ai vertici Vaticani, mentre all’interno della propria comunità diocesana continuano a consumarsi strappi, disattenzioni e scelte dettate più dall’egoismo che dalla cura del gregge.
I nodi irrisolti: silenzi, ombre gestionali e favoritismi
Ciò che indigna maggiormente il clero e la comunità dei fedeli è il tentativo di far cadere nel dimenticatoio vicende oscure e interrogativi che richiederebbero risposte immediate e chiare, ma sulle quali da tempo cala un imbarazzante silenzio:
Il caso Don Alfonso Gentile e le polizze: Si continua ad attendere una vera e trasparente operazione di verità sul ruolo del Vicario e sul nodo delle polizze assicurative legate agli enti diocesani.
Don Virgilio D’Angelo, assunzioni e debiti: Quali spiegazioni intende dare la Curia sulla gestione che riguarda Don Virgilio D’Angelo, la delicata vicenda dell’assunzione del fratello e le ombre sui pesanti debiti che gravano sulla parrocchia?
Don Antonio Romano e i fondi dell’8×1000: È fondamentale fare piena luce sull’utilizzo delle risorse destinate alla carità e verificare con fermezza l’accusa secondo cui i fondi dell’8×1000 sarebbero stati impiegati anche per pagare stipendi a qualche familiare.
Questi capitoli non possono e non devono essere tacitati o spazzati sotto il tappeto con un comunicato di circostanza o, peggio ancora, con l’indifferenza.
Una chiamata alla responsabilità
L’imminente appuntamento con il Santo Padre dovrebbe rappresentare un momento autentico di preghiera, commozione e comunione. Tuttavia, prima di firmare quel bonifico o di presentarsi alla Cassa Diocesana, per i sacerdoti salernitani è arrivato il momento di fare una scelta di dignità: la fedeltà alla Chiesa non può trasformarsi in complicità con un sistema che calpesta chi lavora ogni giorno sul campo e copre ombre e presunti privilegi a danno dell’intero popolo di Dio.