Giffoni, la pietà popolare tra santuari e cortesie istituzionali - Le Cronache Provincia
Provincia Giffoni Valle Piana

Giffoni, la pietà popolare tra santuari e cortesie istituzionali

Giffoni, la pietà popolare tra santuari e cortesie istituzionali

di Nicola Russomando

A Giffoni Valle Piana è offerta alla venerazione dei fedeli una reliquia di S. Antonio di Padova per tre giorni, dal 26 al 29 aprile. Ad organizzare questa forma devozionale è la locale unità pastorale della SS. Annunziata e il suo parroco don Alessandro Bottiglieri, promosso altresì al rango di rettore del “Santuario della Spina Santa” dal 2021 per decreto di Bellandi che ha elevato la chiesa parrocchiale a santuario. In effetti, a Giffoni si contano almeno tre santuari: quello storico degli anni Venti del Novecento, di Maria SS. di Carbonara, a cui, sotto Bellandi, si sono aggiunti S. Maria a Vico e, per l’appunto, la Spina Santa. Un proliferare di santuari presuppone un’intensa vita di fede che si manifesta in pellegrinaggi e in forme devozionali particolari sul modello di Pompei, per citare un esempio famoso, ma nella realtà non sembra che si vada oltre l’ordinaria vita parrocchiale. Nella migliore delle ipotesi considerando anche la tendenza alla disaffezione dei fedeli verso le parrocchie concepite come strumenti di erogazione di servizi religiosi. Cosicché, il santuario della Spina Santa non sembra decollare in quanto tale, nonostante custodisca una delle reliquie più insigni della Cristianità, una spina, meglio un tratto, della corona di Cristo. Quindi, anche per rivitalizzare un culto all’altezza di un santuario si fa ricorso a forme devozionali straordinarie come la “peregrinatio” di reliquie, specialità del culto cattolico che attinge alla dibattuta nozione di “pietà popolare”. Papa Francesco ha sempre sostenuto la tesi per cui “con la pietà popolare il popolo evangelizza costantemente se stesso”, all’inverso i vescovi della Campania, guidati dall’ex arcivescovo di Salerno Moretti nella sua battaglia per irregimentare la processione di S. Matteo, già nel 2013 promulgarono un direttorio per “evangelizzare la pietà popolare”. Dunque, la pietà popolare diventa terreno di letture contrapposte, talvolta anche materia di facili strumentalizzazioni. Nel caso dell’ultima iniziativa giffonese – l’arrivo di una reliquia di S. Antonio, di cui non si rendono note, nei manifesti affissi, né la provenienza, né la natura, e le reliquie sono rigorosamente classificate in base all’inerenza al corpo da cui sono tratte – la circostanza si connota di un’indubbia valenza francescana, i cui naturali titolari sarebbero i Padri Cappuccini del locale convento dedicato, non a caso, al Santo di Padova. Senza contare che l’iniziativa parrocchiale cade in un momento molto delicato per la sopravvivenza del convento per il quale si sono mobilitati i fedeli che in massa lo frequentano. Nel gergo del diritto costituzionale i rapporti tra gli organi dello Stato sono regolati anche sulla base di consuetudini che ruotano intorno alle “cortesie istituzionali”. In passato anche nel mondo ecclesiale si assisteva a forme di cortesia istituzionale per cui si era attenti a non invadere il campo di attribuzione delle singole realtà nella leale collaborazione tra le diverse componenti religiose. Oggi, invece sembra di assistere ad una confusione delle attribuzioni sul presupposto di una giurisdizione territoriale prevalente che erode spazio a chi ne è sprovvisto, ai Cappuccini nel caso. Se poi al fondo di tutto vi è la prospettiva di acquisire le spoglie del convento, la questione allo stato attuale è tutt’altro che definita. Piuttosto, è da chiedersi quale ruolo riveste la fede in una società fortemente secolarizzata in cui non c’è più spazio per l’idea stessa di Dio. Ben vengano autentiche forme di pietà popolare, ma la migliore testimonianza dell’esistenza di Dio è sempre quella indicata da Gesù: l’unità nella fede di quanti credono in Lui.