Fonderie Pisano: Vogliamo investire ma c'e' muro tecnico - Le Cronache Ultimora
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Fonderie Pisano: Vogliamo investire ma c’e’ muro tecnico

Fonderie Pisano: Vogliamo investire ma c’e’ muro tecnico

“Nonostante le difficolta’, l’azienda conferma la volonta’ di voler ancora investire sul nostro territorio e non trasferire le produzioni in aree low cost sia per il rispetto dei nostri collaboratori che per poter far rimanere in Campania un patrimonio di competenze e professionalita’ che tutti ci invidiano”. A dirlo e’ Ciro Pisano, amministratore delegato delle Fonderie Pisano, stabilimento industriale di Salerno, cui nei giorni scorsi e’ stato notificato, da parte della Regione, il decreto di rigetto dell’autorizzazione integrata ambientale. “Accogliamo con estrema attenzione – dice – quanto emerso dall’incontro tra la Regione Campania e le organizzazioni sindacali. La volonta’ espressa dalle istituzioni di tutelare il territorio, i livelli occupazionali e la continuita’ aziendale coincide con la visione che l’azienda sostiene e finanzia da anni attraverso ingenti investimenti”. L’azienda, pero’, “esprime preoccupazione”, rilevando “una apparente contraddizione tra le dichiarate intenzioni di collaborazione espresse ora dalla Regione e i gia’ assunti provvedimenti regionali di chiusura dell’impianto, che non appaiono in linea con i principi di proporzionalita’ e adeguatezza”. “La delocalizzazione resta un obiettivo comune. Il punto centrale per la risoluzione della vicenda”, sottolinea l’Ad, ribadendo che l’azienda ha gia’ avviato da tempo “l’iter per il trasferimento in un nuovo sito, opzionando suoli e capannoni “In questa ottica, viste le note difficolta’ finora riscontrate, il poter definire assieme alla programmazione regionale, una zona industriale nella quale avviare la costruzione del nuovo opificio, e’ la soluzione di tutti i problemi”, aggiunge Pisano, puntualizzando che, “tuttavia, un principio economico imprescindibile e’ che la costruzione di un nuovo impianto possa avvenire solo se viene garantita la continuita’ produttiva del sito attuale: un’industria spenta non ha ne’ le risorse ne’ mercato per rinascere altrove”. Pisano, in una nota, non nasconde il rammarico “per il muro tecnico riscontrato nella recente conferenza dei servizi”. “Nonostante l’attuale stabilimento di via dei Greci gia’ rispetti i nuovi limiti emissivi europei, come confermato da cinque anni di controlli regionali, esprimiamo forte rammarico per l’atteggiamento dei funzionari tecnici della Regione”, aggiunge, ricordando che “sono stati imposti, dopo la presentazione del nostro progetto, soli 20 giorni per rivedere i limiti emissivi, con valori inferiori al limite minimo previsto dalle nome, mentre in altre regioni italiane viene concesso termine fino al 2028”. “Cio’ malgrado, abbiamo presentato, in tempi record, un nuovo progetto di revisione impiantistica – evidenzia – con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale ai valori richiesti; al contempo, consapevoli della necessita’ di tempi tecnici per realizzare gli interventi e malgrado le attuali emissioni siano gia’ nei limiti della nuova norma, l’azienda ha proposto una soluzione immediata e drastica; la riduzione immediata del 50% della produzione nelle more del completamento dei lavori. Tale soluzione, pur comportando un significativo sacrificio all’azienda, permetterebbe di raggiungere istantaneamente i nuovi obiettivi prefissati dall’autorita’”. All’azienda “e’ stata negata la autorizzazione allo esercizio” e “siamo costretti a difendere le nostre ragioni nelle aule di tribunale, quando, invece, la vicenda poteva essere risolta con il confronto e con il dialogo”, conferma Pisano., assicurando di aver recepito la richiesta della Regione “di fornire ulteriori dettagli tecnici sul nuovo stabilimento onde essere accompagnata nel percorso”. Il progetto del nuovo stabilimento prevede una “tecnologia green” con l’abbandono dell’uso di combustibili fossili, forni elettrici alimentati da pannelli fotovoltaici e macchinari di ultima generazione”; un impatto zero con “proiezioni delle emissioni e ricadute ambientali nei raggi di 500, 1000 e 2000 metri”; “piani occupazionali e mercati di riferimento”