Eboli, il Conte dimezzato - Le Cronache Attualità
Attualità Eboli

Eboli, il Conte dimezzato

Eboli, il Conte dimezzato

Peppe Rinaldi

La figura è stata di quelle barbine, come si dice. Il sindaco di Eboli, Mario Conte, nei giorni scorsi ha esibito i propri tratti, caratteristici e caratteriali, davanti alle telecamere di “Fuori dal coro”, trasmissione Mediaset di un certo successo diretta da Mario Giordano. Rete 4 è piombata in città sulla scia del caso della cooperativa per minori a rischio, “Il Girasole”, al centro di uno scandalo per la gestione anomala del servizio in affidamento pubblico. Conte, incalzato da una giornalista che gli chiedeva perché il Comune, che attraverso l’azienda per i servizi sociali (Assi) ha corrisposto alla coop belle somme di danaro pubblico, non sia intervenuto, ha risposto di “non saperne nulla”. Era a conoscenza  – ha precisato – che nella coop ci fossero problemi di tipo finanziario ma non che le cose avessero preso una piega criminale, almeno stando a quanto denunciato dai dipendenti, cioè maltrattamenti, somministrazione di psicofarmaci fuori dalle regole, consumo di alcol, cibo raro e scadente, famiglie devastate e tutto il campionario terrificante che si registra a volte nel fantastico mondo della «inclusione». E’ bastato che la giornalista facesse il minimo sindacale del mestiere, vale a dire informarsi e mettere le cose in fila prima di parlare o scrivere, che il povero sindaco si ritrovasse smarrito dinanzi alla platea televisiva italiana: infatti, la giornalista chiama una delle fonti e, dalla sua viva voce, emerge che era il contrario, cioè Conte sapeva cosa avveniva o era avvenuto nella casa-famiglia perché ne era stato informato proprio da chi in quel momento era al telefono. Vero o non vero, il sindaco, più che balbettare un “non ricordo questa conversazione” non ha potuto. Come Medardo di Terralba de “Il visconte dimezzato” di Calvino, il Conte (senza «vis», manco a dirlo) di Eboli s’è trovato colpito in pieno da una palla di cannone che l’ha diviso in due: si tratta di capire, come nel famoso romanzo, quale delle due parti tornerà a casa, se quella buona o quella cattiva.

 

Percorso compromesso

 

In queste ore la sua sorte politica appare compromessa in modo definitivo a causa dei movimenti spastici della sua maggioranza, colpevole in parte del marasma in cui la città si dimena da tempo, certo non quanto il capofamiglia, primo responsabile di ogni cosa a prescindere. Il logorio esasperato di queste ore giova al sindaco e nuoce a chi è in fermento, lo capirebbe chiunque, come chiunque capirebbe se tutto tornasse di colpo come prima, fino al prossimo ciclo. Niente di nuovo, insomma, solita zarzuela con rissa a bordo campo che una guida che si rispetti sa come e quando far cessare. Qui, però, non cessa nulla, anzi, mentre al patrimonio della storia cittadina ci si avvia a consegnare un metodo: indecisione e dissimulazione come strumenti di lotta politica in attesa di tempi migliori. Migliori sì, ma per chi? Il problema non sono gli assessori da cambiare, le percentuali da riconoscere ai vari gruppi, l’elencazione burocratica di quanto fatto o meno, insomma l’Abc di chiunque amministri qualcosa. Il punto sembrerebbe piuttosto essere l’esperienza sinora vissuta e fatta vivere a una comunità, che, va ricordato, non è composta da individui immacolati che si contrappongono a malfattori, in genere è il contrario. In genere.

Da anni si sta consumando in città un balletto tutto politico-clanico-familiare, aggravato dagli slanci sedicenti «progressisti» (Conte sarebbe, tra l’altro, un negletto tesserato del Pd, il partito attorno alle paturnie del quale da circa 30 anni si degrada un po’ tutto e su cui, sul piano locale, si stanno trasferendo ulteriori tensioni come la vicenda del «congresso» di queste ore ha dimostrato) simulati durante un’infruttuosa caccia al piccolo ma solido bacino di voti dell’area più a sinistra: su tutti, si veda la canea antisemita dei mesi scorsi tra sfilate, striscioni e delibere pro-Pal con cui è stata sfregiata un’intera comunità.

 

Il clan non paga

 

Ma perché «clanico» o «familiare»? A partire dalla composizione della giunta, un misto di parentele che, zavorrando la piattaforma, pare siano il motivo vero della crisi politica, passando per le rappresentanze, più o meno formalizzate, di questo o quell’altro interesse appaltate in famiglia, e considerando, poi, la tessitura di relazioni e l’impronta amministrativa finalizzate alla raccolta elettorale in favore sempre di pezzi del clan (qui, di recente, le cose non hanno funzionato), è evidente che il problema risieda proprio in questo difetto congenito. I Kennedy, i Bush, i Clinton, i Trump vanno bene negli Usa, non in Italia, figuriamoci a Eboli, dove il «tengo famiglia» è inscritto nel codice genetico di tutti e, proprio per questo, è fonte sicura di rogne e problemi. Anche perché, a cascata, si creano zone d’ombra che si affiancano ad alcune plateali inefficienze che, tutte insieme, cancellano qualche iniziativa sparuta ma commestibile. Alcune aree grigie che potrebbero farsi più scure, in verità, pure sono state offerte all’osservazione di tanti. Ad esempio, le recenti parole di un consigliere comunale di maggioranza durante una discussione in aula, con espliciti richiami a condizionamenti del mondo del malaffare sull’attività amministrativa, sembrano essere scivolate via come acqua. Non sarà la fine del mondo, forse, ma come mai nessuno spiega, precisa, chiarisce con la medesima solennità? Quale malaffare? In che senso? Chi delinque cosa? Scena muta, qualche tentativo di ridimensionare l’accaduto come la solita frase dal sen fuggita, fine. Bisognerà attendere la risposta del ministro dell’Interno all’interrogazione parlamentare presentata sulla vicenda dal deputato di Fi Pino Bicchielli, questione di non molto tempo.

 

La trattativa con Terna

 

Più antica, invece, è la vicenda di Terna e dei suoi mega progetti che attraversano il territorio, come in altri posti d’Italia, un target dove ballano molti soldi e si muovono cose importanti. Al di là del merito, non si è ancora capito perché e come da un’agguerrita e ostile posizione politico-programmatica (fu fatta anche una dura interrogazione parlamentare dall’ex deputato di LeU, Federico Conte) si sia giunti a un repentino accordo. Si può sempre cambiare idea, ma non dare spiegazioni è possibile in casa propria (e non sempre), se ti sposti però sul piano pubblico non è la stessa cosa, un ristoro in più o in meno non cambiano la sostanza, sempre che sia tutto commisurato. La faccenda sarà stata gestita in maniera impeccabile e inattaccabile ma l’elemento che raddoppia la curiosità è stato offerto proprio dalla citata interrogazione parlamentare. In una delle ricorrenti campagne elettorali, infatti, fu diffuso un volume con la raccolta degli atti prodotti nel corso della legislatura dall’allora deputato Conte (Federico), tra attività ispettive, mozioni, interrogazioni, etc. In quel libro, contenente pure qualche iniziativa interessante, tutto era elencato e spiegato con precisione e dovizia di particolari, tranne l’interrogazione all’allora ministro dell’Ambiente sul tratto ebolitano della maxi opera di Terna e sui relativi rischi per la città, per la salute umana, l’ambiente, per l’economia agricola dell’area e altro: non c’era più traccia di questa cosa in senso letterale, puff, svanita, né se ne offriva una ragione. Come mai? Idem per il programma elettorale e la relativa ricerca del consenso – se la memoria non inganna –  del sindaco/cugino (dell’ex deputato), il quale non ha cancellato Terna da un’ipotetica antologia delle opere, l’ha direttamente abbracciata e chissà, magari pure baciata.

“La politica è la capacità di prevedere quello che accadrà domani, il mese prossimo e l’anno prossimo. E di avere poi la capacità di spiegare perché non è accaduto”. E’ uno dei numerosi aforismi geniali di quel geniaccio di Winston Churchill, rifugio sicuro di chi voglia dotarsi dell’equipaggiamento base per leggere le cose del mondo e della politica. E degli uomini.

Né l’una, né l’altra delle capacità evocate dallo statista britannico sembrano essersi fermate a Eboli.