Crisanti (Pd): L'università è dittatura di interessi locali - Le Cronache Ultimora
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Crisanti (Pd): L’università è dittatura di interessi locali

Crisanti (Pd): L’università è dittatura di interessi  locali

di Antonio Manzo

 

 

“L’università italiana è la dittatura di interessi localistici” dice subito Andrea Crisanti, microbiologo di fama mondiale e senatore Pd, con la stessa chiarezza usata al Senato nella denuncia del mercimonio accademico dei concorsi per docenti truccati, fatti solo a misura di chi deve vincere. E aggiunge, dopo aver letto la nostra inchiesta giornalistica: “Anche a Salerno, sistema raccontato con dovizia di particolari. Purtroppo come ovunque in Italia”. Andrea Crisanti ha demolito l’Università sotto gli occhi del ministro Annamaria Bernini dalla quale , a distanza di mesi, attende ancora la risposta all’interrogazione parlamentare con l’intervento visto da almeno tre milioni di persone sui social. Non è che ha riscosso molti consensi politici, Andrea Crisanti. Contrari quelli dei governanti, di fredda adesione se non di marcata ostilità da parte dei suoi stessi democratici compagni di viaggio. È per questo che oggi il dipartimento università del partito di Elly Schlein si riunirà a Napoli per trovare una linea unitaria con la composizione di un disegno di legge sulla riforma dell’università italiana. Scherzo del destino, ma non troppo, alla guida del dipartimento Pd sull’università è guidato da l salernitano Alfredo D’Attorre, per quattro anni ricercatore a tempo indeterminato e oggi ordinario, lavoro svolto a studiare la filosofia del costituzionalismo e i diritti fondamentali, salvo il periodo di aspettativa opera mandato parlamentare.  D’Attorre è autore di studi scientificamente rilevanti da Weber a Gramsci pubblicati proprio a Salerno dove, unico candidato, vince il posto di professore di II fascia. Nelle stesse ore il rettore Virgilio D’Antonio sarà alle prese con il consiglio di amministrazione  per la chiamata dei professori nel suo stesso dipartimento che è in debito di punti organico verso l’ateneo. Di qui, la necessità di una profonda riforma. “Senza un intervento strutturale, continueremo a perdere credibilità. Poi non stupiamoci se i ragazzi se ne vanno all’estero e non tornano più” dice Crisanti.

Prima le accuse urlate in Senato, poi la battaglia sui social per ribadire il concetto. E’ un fiume in piena Andrea Crisanti, microbiologo,  docente all’università di Padova e all’Imperial College di Londra e oggi senatore del Partito Democratico.

E’ lui che ha lanciato accuse pesantissime all’intero sistema universitario italiano sostenendo, senza mezze parole che “In quarant’anni di carriera non sono a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore”. Un concetto durissimo, urlato nell’aula del Senato senza remore. Della trasparenza dei bandi universitari Crisanti ha fatto una battaglia personale e lo ribadisce nuovamente un con post scritto di suo pugno e che punta il dito contro un sistema che, secondo il docente “umilia il talento”.

“La nomina a professore ordinario all’Università di Verona del figlio dell’ex rettore dell’ateneo è la dimostrazione di quanto ho denunciato in Senato: ogni concorso è fatto su misura per qualcuno – scrive Crisanti.  Riccardo Nocini è infatti stato l’unico candidato al concorso indetto dall’Università veneta e, a soli 33 anni – a distanza di due anni dal conseguimento della specializzazione – è diventato professore ordinario di otorinolaringoiatria presso il Dipartimento che era stato diretto proprio dal padre Pier Francesco Nocini, poi diventato anche rettore dell’ateneo.

“Questo caso – prosegue Crisanti – è l’ennesimo esempio di un sistema marcio dalle fondamenta: ormai tutti sanno che si fanno i bandi ad personam, nessuno si stupisce più.  I bandi, invece, devono essere aperti: un professore non può studiare, fare ricerca, fare la specializzazione e poi diventare professore a contratto e infine ordinario sempre all’interno della medesima Università, all’estero questa cosa è rarissima”.  Proprio a Salerno si è consumato il singolare episodio della estromissione di un ricercatore di storia medievale dopo 15 anni di servizio, poi clamorosamente bocciato.

Andrea Crisanti è stato il  popolare medico e microbiologo   uno dei personaggi più in vista durante il periodo buio della pandemia. Crisanti salì alla ribalta nel 2020 per la sua intuizione – a seguito di uno studio compiuto sui cittadini di Vo’ in provincia di Padova dove è professore ordinario nell’Università cittadina – di fare i tamponi anche ai non sintomatici riuscendo così a circoscrivere il focolaio di Covid.

Da allora Andrea Crisanti fu uno degli esperti più ascoltati – anche dalle Procure che indagarono sulla pandemia – diventando una sorta di personaggio mediatico al pari di altri medici come Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco.

Prima che arrivasse la notorietà, Andrea Crisanti era noto e affermato nell’ambito della microbiologia. Oltre alla carriera accademica e alle ricerche svolte anche in ambito internazionale, Crisanti nel 2011 fu nominato caporedattore della rivista medica Annals of Tropical Medicine and Parasitology, poi diventata Pathogens and Global Health.

Forse in pochi sanno che adesso Andrea Crisanti è diventato senatore: da indipendente alle elezioni politiche del 2022 è stato candidato dal Partito Democratico come capolista nella circoscrizione Estero ripartizione Europa.

Crisanti ha ottenuto oltre 36.000 voti e ora il suo posto è a Palazzo Madama, facendo subito parlare di sé per la decisione di rinunciare allo stipendio da senatore: “Ho optato per lo stipendio d’origine, composto dall’attività con l’Università di Padova e con l’Azienda ospedaliera”.

Sostiene Andrea Crisanti che “Il capitale umano rappresenta la spina dorsale dell`università e la risorsa che genera le conoscenze e l`innovazione tecnologica E quindi una priorità strategica che le nostre università siano in grado di identificare, stimolare e incoraggiare la carriera di ricercatori e docenti universitari che dimostrino motivazione, integrità e capacità creative. Vorrei qui fare una provocazione con un invito alzi la mano- e mi rivolgo ai colleghi professori associati e ordinari -chi può affermare avendo partecipato a vario titolo a un concorso o procedura di selezione, che non conoscesse anticipatamente il nome del vincitore. A me in più di trenta anni di esperienza, non è mai capitato. A ogni concorso al quale ho partecipato come candidato sapevo esattamente chi avrebbe vinto e, puntualmente ricevevo inviti a ritirare la domanda. Gli stessi candidati erano già impiegati nella stessa università e i criteri di valutazione cuciti sulla esperienza e titoli dell`unico concorrente come un abito su misura. Forse c`è qualche eccezione, ma questa è la realtà.”