Peppe Rinaldi
La scena da immaginarsi è questa: un politico e una donna si incontrano in pubblica via una mattina di tre anni fa circa. La donna registra la conversazione all’insaputa del politico, il quale si sbottona e dice alcune cose che, se venissero poi effettivamente accertate per ciò che son apparse essere, non lasciano presagire nulla di buono. O, almeno, non ‘dovrebbero’, in quanto il punto centrale di questa storia consiste (consisterebbe) proprio in una certa indolenza, chiamiamola così, degli organi inquirenti, argomento qui non sconosciuto per le strette analogie con quanto avvenuto in altri uffici giudiziari del comprensorio salernitano nel corso degli ultimi anni. Nel file audio ascoltabile sul sito di questo giornale le voci sono state manipolate al fine di non rendere identificabile chi parla, perché non è tanto ciò che si sono detti e chi l’ha detto il centro dell’attenzione, quanto il fatto che dinanzi a una montagna così grande di indizi, invero poco suggestivi, non risulta alcun provvedimento. Sempre che non giaccia sepolto in qualche cassetto ma, a quel punto, si tratterebbe di capire in quale modalità. Dunque, il politico dice: “…devi sapere che per il concorso (e qui la sua voce si abbassa d’istinto quasi avvertendo il pericolo, mai immaginando però che provenisse proprio dalla sua interlocutrice, nda) eravamo partiti in un certo modo senonché (e qui l’abbassa di nuovo, nda) è arrivato un esposto alla Finanza dove hanno fatto il nome mio…dicendo (nell’esposto, nda) che sono io quello che manovra tutto in questo Comune…che XY (qui si riferisce al sindaco, il cui nome pure abbiamo oscurato, nda) mi ubbidisce, credimi, giuro sui figli, io sono stato 15 giorni con la paura addosso perché la Finanza è andata due volte nello studio del presidente della Commissione (si parla del presidente di commissione di un concorso pubblico svolto in Comune, nda), al quale (voce riabbassata, nda) non ho potuto, non abbiamo potuto dire più niente, si è chiuso in se stesso e ha fatto che caxxo ha voluto lui, per cui tua sorella…(il passaggio di un camion ha coperto le voci per qualche secondo, nda)…”. La donna, quindi, annuisce dicendo di essere al corrente della situazione. Il politico continua: “Mò, per salvare lei (la sorella dell’interlocutrice, nda) il sindaco XY (nome bippato nell’audio pubblicato, nda) e io abbiamo rifatto il Piano delle assunzioni e abbiamo inserito un nuovo posto per far scorrere la graduatoria…loro (non si capisce chi, nda) mi dicevano «tu fai tanto per questa qui e la sorella ti va contro…»”. La conversazione prende poi una piega di scarso interesse, almeno in questo contesto. Ora, chiunque ascoltasse questo dialogo sarebbe indotto a pensare che si tratti di una cosa losca, vale a dire che avremmo sul tavolo questi (apparenti) elementi su cui convogliare l’attenzione: 1) un concorso in cui si “era partiti in un certo modo”; 2) un “esposto alla Finanza” in cui si parla della persona che è stata registrata, portata poi a conoscenza dello stesso; 3) un chiaro “non abbiamo potuto fare più niente”; 4) seguito da un “…per salvare tua sorella abbiamo rifatto il Piano delle assunzioni per far scorrere la graduatoria…”. Cosa pensare? Niente, se non quel che si dice platealmente: qui non è un’aula di giustizia, non è un processo, non c’è da cavillare né offrire prove o altro. Qui ci si interroga, si offrono spunti, si delineano scenari, si immaginano prospettive, insomma si fa un altro mestiere. Se si sbaglia si paga, se non si sbaglia non si riceve alcun premio. Tutto qua, molto semplice. Tornando al cuore della vicenda, sulla quale – in verità – ci sarebbe poco altro da aggiungere oltre quanto sia stato già di colpo afferrato dal lettore, è chiaro che stiamo parlando di uno degli innumerevoli concorsi pubblici truccati, taroccati o viziati che hanno consentito a migliaia di individui di ingrossare le file del pubblico impiego (Comuni, Comunità montane, società partecipate, consorzi pubblici, Asl, Distretti sanitari, Provincia, enti autonomi, etc.) attraverso la cucitura su misura di prove, esami, addirittura di posti di lavoro creati ad hoc. Con le note conseguenze sulle casse erariali, per dire. Chi segue le tracce che questo giornale di tanto in tanto scava, saprà benissimo a cosa ci stiamo riferendo. Il punto veramente dolente, però, non è questo, bensì lo è il fatto che questo file audio risulterebbe in mano alla stessa Guardia di Finanza, nonché alla procura della repubblica di…. (non diciamo di quale ufficio si tratti per evitare facili identificazioni) da circa tre anni. Le persone a vario titolo protagoniste di questa vicenda, che è più articolata di un semplice minuto e mezzo di dialogo rubato tra i due, sono state pure ascoltate dagli inquirenti un paio di volte. Dopodiché il nulla. Almeno così pare. Come mai? Non ci vuole tanto per essere costretti al sospetto, basta riavvolgere il nastro e riascoltare la conversazione tra i due. Il politico dice candidamente, senza avvedersi che sta per affermare una cosa davvero pesante e pericolosa, che “è arrivato un esposto alla Finanza…dove si diceva che io comandavo XY…eccetera”. Come faceva a sapere una cosa che proprio non poteva sapere? Al sostituto procuratore che ha avuto il caso sulla scrivania, che cosa è stato detto (se è stata detta qualcosa)? E lui cos’ha fatto (se ha fatto)? Chi e perché si era premurato di avvisare questa persona dell’esistenza di un esposto che – guarda caso – parlava proprio di quel concorso manipolato, argomento toccato nella conversazione?





