Carucci (Cri): Mancano infermieri e medici per il 118) - Le Cronache
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Carucci (Cri): Mancano infermieri e medici per il 118)

Carucci (Cri): Mancano infermieri e medici per il 118)

di Antonio Abate

La carenza di personale, sia medico che infermieristico, è un problema che attanaglia un po’ tutte le associazioni che si occupano di assistenza sanitaria, soprattutto del servizio emergenza 118. Anche la Croce Rossa Italiana, pur radicata sul territorio, ha le stesse sofferenze delle altre associazioni ‘sorelle’. Sono ormai lontani in cui l’associazione umanitaria di soccorso ed assistenza sanitaria più importante d’Italia poteva contare su di un gran numero di personale dipendente. Con la trasformazione e la relativa privatizzazione la Croce Rossa Italiana ha visto, nel corso degli anni, ridursi drasticamente le risorse per far fronte ai vari servizi. Le conseguenze si sono manifestate anche nel garantire le varie attività, tra queste anche quella del 118 dove la Cri è riuscita a partecipare e vincere le gare per le varie postazioni. Il volontariato, che è la forza principe della Croce Rossa Italiana, spesso non basta perché le varie dinamiche che formano il complesso sistema dell’emergenza in Italia, come a Salerno, non rispondono più alle logiche della garanzia dell’assistenza ma piuttosto che a parametri economici orientati al risparmio. Tutto questo con l’evidente conseguenza del forte rischio di snaturare sia il servizio stesso che di abbassarne fortemente la copertura territoriale e la qualità. Il Covid ha indubbiamente esaltato le criticità delle associazioni, Croce Rossa compresa. Anche a Salerno c’è difficoltà a reperire personale sanitario qualificato. «La pandemia ha accentuato all’ennesima potenza la mancanza di personale infermieristico che è a carico delle associazioni – spiega Antonio Carucci, direttore del Comitato di Salerno della Croce Rossa Italiana – il Covid ha messo in carico da novanta perché sono stati fatti moltissimi concorsi nel settore pubblico per coprire carenze croniche ma questo ha avuto un riverbero negativo nelle attività delle associazioni come la nostra. L’Asl Salerno aveva iniziato, anche dietro nostro suggerimento, ad internalizzare il servizio ma, inspiegabilmente, dopo aver coperto alcune postazioni si sono fermati e nonostante varie sollecitazioni non riprendono ad internalizzare il personale. Si comprende bene che per un infermiere, ovviamente, tra il posto pubblico anche se non fisso ed uno a prestazione professionale con partita Iva come da noi, la scelta non si pone nemmeno». Per Carucci c’è carenza non solo d’infermieri ma anche di medici. «Mancano spesso anche medici e questo vuol dire che le ambulanze medicalizzate vanno a sopperire alle carenze di quelle che non si riescono a medicalizzare – afferma il direttore della CRI di Salerno – questo comporta giri enormi, centinaia di km macinati e con il rischio di lasciare spesso interi territori scoperti. Il Covid in tutto questo non ha aiutato nessuno, Asl compresa, che comunque affronta molte difficoltà. Però oggi è palesemente difficile trovare personale». A discapito delle attività di copertura del servizio di emergenza c’è anche quello della classica ‘coperta corta’ nell’affrontare oggettivamente i costi sostenuti. «Il problema che riscontrano associazioni come la nostra che hanno il servizio territoriale a chiamata è che, per assurdo, dobbiamo sperare che le persone stiano male per poter ottenere il rimborso che è di appena trentatre euro ed uscita. Impensabile, considerando che tutti dovremmo sempre augurarci che la gente stia bene e non il contrario. Purtroppo su questo l’Asl Salerno fa orecchie da mercante, anche in considerazione della nuova gara in atto. Il problema del sistema a chiamata è ancora più accentuato dal Covid dove le ambulanze, con casi sospetti, restano ferme ore e ore davanti al pronto soccorso. Basti pensare che nel periodo caldo della pandemia abbiamo tenuto nostre ambulanze ferme anche ventiquattro ore e più davanti al pronto soccorso».